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Intervista a Martin - Denver Post


Ecco di seguito la traduzione dell'intervista a George R.R. Martin pubblicata sul Denver Post, a proposito di sesso, violenza e tv.

L’autore de “Il trono di spade” George R.R. Martin su sesso, violenza e TV

di Kristen Browning-Blas
The Denver Post

 
L’autore George R.R. Martin ha cominciato a scrivere la serie “Ghiaccio e Fuoco” nel 1991, dopo aver scritto e prodotto per “Zona del Crepuscolo” e “La Bella e la Bestia”.
SANTA FE – Attraversando l’alto deserto a nord di Sannta Fe, è facile vedere come il paesaggio si inserisca nei libri fantasy di George R.R. Martin, “Le cronache del ghiaccio e del fuoco” e nella serie HBO “Il trono di spade”.
Come un diavolo di polvere si annida nella scopia, penso, “Ecco da dove veniva il mostro di fumo che ha ucciso Renly Baratheon”. Martin si è trasferito a Santa Fe nel 1979, ed ha diviso il suo tempo tra questa città storica e Hollywood, viaggiando alle convention di narratiiva fantasy / Fantascienza in tutto il paese e, ora, alle ambientazioni del film in Scozia.
Scrive nell’edificio dall’altra parte della strada rispetto alla sua casa di Santa Fe. Ora ha 63 anni, ma ha cominciato a scrivere “Ghiaccio e Fuoco” nel 1991, dopo aver scritto e prodotto per “Zona del Crepuscolo” e “La Bella e la Bestia”, tra l’altro. I suoi libri sono diventati “Il trono di spade” su HBO nel 2011. La puntata finale della Stagione due va in onda stasera.
Su suo suggerimento, ci siamo incontrati a Maria’s New Mexican Kitchen, un locale preferito dal 1952. Durante un pranzo di due ore a base di patatine, salsa, carne marinata e peperoncini verdi ripieni, abbiamo parlato dei suoi libri, della serie HBO, di sesso, violenza e feste medievali (trovate altro venerdì nella sezione cibo del Denver Post, a proposito del nuovo libro di ricette “Feast of Ice and Fire”).
D: I libri hanno un forte senso dei posti. Come lo avete trasposto sullo schermo?
R: Approdo del Re, la capitale, non è così tropicale – nei libri è più simile alla Parigi o Londra medievale e il Nord è simile alla Scozia. Non trovi un clima veramente tropicale finché non scendi a sud fino a Dorne.
D: Hai avuto voce in capitolo nella selezione? La ragazzina che interpreta Arya è perfetta.
R: È fantastica, non è vero? Si chiama Maisie Williams. Quella parte è stata molto difficile da selezionare. Abbiamo visionato centinaia di ragazze ma nel minuto in cui è arrivata lei abbiamo capito di averla trovata. Ha portato lì qualcosa di magico. Stiamo girando principalmente nell’Irlanda del Nord, il set principale è a Belfast. Così abbiamo accesso ad un sacco di attori britannici e irlandesi che hanno un grande talento ma sono poco noti dagli spettatori americani.
D: Quanto sei stato coinvolto nelle riprese degli episodi?
R: Scrivo una sceneggiatura per stagione (“Blackwater” è andato in onda il 27 maggio). Ma in realtà sono David Benioff e Dan Weiss che fanno lo spettacolo. Mi consulto con loro ma loro sono a Bellfast ed io qui a Santa Fe. Ed ho ancora due libri da scrivere. La mia concentrazione è sui libri e la loro è sulla serie.
D: I libri descrivono più violenza della serie, che ha la sua dose di battaglie. Hai combattuto per trovare una linea su come descrivere la violenza?
R: Non penso di aver fatto alcuno sforzo per definire una linea, voglio solo presentare la violenza in modo accurate ed il modo è questo, e graficamente in quel senso. Una delle cose che odiavo delle reti televisive per cui ho lavorato, soprattutto la CBS con “La Bella e la Bestia”, era la premessa secondo cui Vincent è una bestia ed è ripetutamente chiamato a difendere Catharine e lo fa così violentemente. Non ha una pistola o un coltello o altro. Fa a pezzi la gente con le sue fauci. Non abbiamo mai avuto il permesso di mostrare alcunché di ciò, sarebbe stato “disturbante”. Ma la rete diceva che avevamo bisogno di più “azione”, parola in codice per violenza. Non sangue, nemmeno una goccia di sangue.
D: I tuoi libri sono un commentario sulla violenza nella nostra cultura?
R: Non è un’allegoria di alcuna guerra in particolare. Ci sono, certamente, ruminazioni sulla guerra e sulla natura del potere, gli obblighi dei governati. Penso che un sacco di fantasy siano sulla guerra, andando indietro fino a Tolkien, c’è quasi sempre una guerra come parte della storia. Ma alcuni trattano la guerra come una scusa per l’“azione”. Per quel che riguarda la violenza nei miei libri, non stavo facendo “azione”. Se dovevo metterci violenza, la presentavo nel modo in cui è realmente.
D: Tornando ai romanzi. Ti sei trastullato chiedendoti quanto spingere sulle scene di sesso?
R: Come per la violenza, volevo portarti lì. Penso che il sesso sia importante; non c’è in un sacco di fantasy. È una parte importante dell’essere umani, il modo in cui interagiamo l’uno con l’altro.
D: I tratti della psicologia umana sono interessanti. Prendi Jaime Lannister, è detestabile all’inizio ma poi comincia a piacerti.
R: Penso che le persone siano così. Mi riferisco ai miei personaggi come grigi perché penso che le persone siano grigie. Abbiamo in noi la capacità di eroismo e nobiltà, facciamo tutti cose nobili e siamo tutti capaci di fare cose di cui poi ci vergogniamo. Amo la complessità degli esseri umani e cerco di catturarla nei personaggi. Non per dire che non ci sono il bene e il male. È ovvio che ci sono il bene e il male, ma non è un assoluto. Non è bianco e nero – è grigio, può essere grigio chiaro oppure grigio scuro.
D: Quando la finirai con questi personaggi?
R: Chi lo sa, ho smesso di fare previsioni. Gli ultimi due libri sono arrivati con anni di ritardo. Se faccio una previsione e mi sbaglio, mi trovo migliaia di persone che mi mandano e-mail arrabbiate. La mia preoccupazione principale è di non avere scadenze o di non far uscire un libro all’anno, è così che sono fatti i buoni libri. Quando sarò morto, come Tolkien, spero che la gente guarderà indietro e leggerà ancora e dirà, “Era bello o era brutto”, non, “Li ha fatti uscire per tempo, in modo regolare”. Non so quanto ci abbia messo Shakespeare a scrivere ogni suo dramma, ma alla fine, ciò che importa è il lavoro stesso.


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