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Lunga intervista a Benioff e Weiss


Fonte: Deadline
 
DEADLINE: L’ultima volta che abbiamo parlato è stato quando avete rivelato di star facendo Game of Thrones per la HBO.
D.B. WEISS: Sì, e tu ricordi tutta la questione dei “Soprano nella Terra di Mezzo” che all’inizio ti abbiamo detto, quando tu ci hai chiesto una descrizione di una riga di quello che volevamo fare. Ti ricordi quella frase? Ci ha perseguitato per qualcosa come 7 anni. Tremo sempre quando la sento.
 
DEADLINE: Perché?
WEISS: E’ offensiva sia per I Soprano che per Il signore degli Anelli. E’ una cosa che dici quando cerchi di vendere e dici “Il mio film è come Die Hard unito ad Above the Law”.
 
DEADLINE: Ti stai biasimando da solo. Tu hai sicuramente ucciso più personaggi amati dei Soprano e delle altre serie della HBO. Hai ucciso un sacco di personaggi che mi piacevano davvero.
DAVID BENIOFF: Avevamo bisogno di fare spazio. Ne abbiamo una quantità limitata.
 
DEADLINE: Con così tanti personaggi, avete una lista sul muro per gestire tutto?
WEISS: Abbiamo alcune immagini sul muro, nel nostro ufficio a Belfast, dove passiamo metà del nostro tempo. Tutte le foto dei visi sono sul muro. Quindi sì, tiriamo delle freccette a quelli che non vogliamo più.
 
DEADLINE: Avete tolto un sacco di pezzi dalla scacchiera.
WEISS: E li stiamo ancora eliminando. In questi primi anni, c’era un foglio di carta nero in cui una foto doveva andare, con il nome scritto sotto, una scacchiera di pezzi vuoti. E’ stato un processo spaventoso, fare il casting di tutti quei ruoli ogni anno, ed è stato molto soddisfacente vedere quei riquadri riempirsi con le facce che hai scelto.
 
DEADLINE: Nessuno di voi arriva da un background di televisione tradizionale, ma entrambi avete scritto sceneggiature per film. Fino a che punto sentite che questo conta tra i motivi per i quali GoT sembra diverso dalla maggior parte delle serie tv? 
WEISS: Eravamo troppo ignoranti per renderci conto di quello in cui ci stavamo cacciando, quindi ci siamo saltati dentro e abbiamo capito cosa ci siamo accollati solo dopo che è stato troppo tardi per tornare indietro.
BENIOFF: Ignoranza, ripensando al nostro primissimo incontro con George Martin, quando lo abbiamo portato fuori a pranzo e lui ci ha detto in modo diretto “Lo sapete che ho scritto questi libri in modo tale che fossero infilmabili?” Ora, George aveva lavorato per la televisione per un certo numero di anni e si era stufato di tutte le limitazioni. Era stufo che ogni volta che scriveva una sceneggiatura i produttori dicevano “George, ci piace molto, ma non abbiamo il tempo per girare tutto.” E così ha detto: “Fan***o. Scriverò dei libri che sono di gran lunga troppo grandi per essere filmati, perché costerebbe troppo”. E poi abbiamo pranzato con lui, e quando ci ha detto “Lo sapete che è impossibile da produrre?”, come degli idioti abbiamo detto “No no, abbiamo in mente questo”. Non ne sapevamo abbastanza di televisione per sapere che A)Dovevamo avere paura e che B)Ciò che volevamo fare non era davvero praticabile.
 
 
DEADLINE: Qual’è stato il vostro primo duro risveglio nel trasferire una delle vostre grandi idee sullo schermo?
WEISS: Nella prima stagione, quando stavamo filmando con costanza, a volte con quattro unità in contemporanea, per nostra ingenuità riguardo alla televisione, abbiamo preso dai film l’idea che avremmo scritto le sceneggiature e saremmo stati sul set ogni giorno. Quando hai quattro set in tre paesi diversi, non è fisicamente possibile. Piano piano ci siamo resi conto cosa significa lavorare nel mondo della televisione e che la pressione del tempo è così intensa, e comunque cerchi di trasmettere un’esperienza che almeno visivamente è ancora influenzata più dai film che dalla televisione.
BENIOFF: La nostra esperienza si è vista quando, nella prima stagione, i nostri episodi venivano davvero corti. Per la HBO dovevano durare 52 o 54 minuti, e noi avevano alcuni episodi di 40 minuti. E’ stata una crisi, perché avevamo pochissimi soldi rimasti e dovevamo in qualche modo venir fuori con 90 minuti extra.
WEISS: Dovevamo creare 100 pagine in due settimane.
BENIOFF: Siccome non avevamo più soldi, dovevano essere scene non costose, come due attori in un stanza. Sicuramente non potevamo aggiungere nessun contenuto di battaglia, e abbiamo finito per scrivere qualcosa come 15 scene o qualcosa del genere nel corso delle prime stagioni.
 
DEADLINE: E non sarebbe stato saggio avere delle scene filler in cui si parlava di sport e del tempo.
BENIOFF: Magari fosse così facile. Ma queste scene sono finite per essere tra le nostre preferite della stagione. Ad esempio la scena tra Re Robert [Mark Addy] e Cersei Lannister [Lena Headey] nella prima stagione, mentre prima loro non avevano alcuna scena da soli insieme. Dovevano esserci momenti in cui, anche se si odiavano, erano comunque sposati ed erano costretti a stare soli in una stanza. Lo show sarebbe stato molto più debole senza quella e le altre scene “Hail Mary” che abbiamo inserto all’epoca perché eravamo a corto di soldi.
WEISS: E’ stato un bene che siamo stati costretti ad allontanarci dai libri e iniziare a far respirare e vivere lo show in modo autonomo, come serie tv ispirata ai libri ma non totalmente dettata da essi. Di recente abbiamo parlato on Alex Gansa di Homeland riguardo a questa esperienza, che ha detto di aver pensato dopo aver visto l’originale israeliano “oh bene, posso semplicemente cambiare i nomi e farci un mio show televisivo”. E ovviamente, quando si è addentrato nel problema di adattare, si è reso conto che era lontano dall’essere semplice. Noi amiamo i libri di George e abbiamo iniziato pensando che fossero grandiosi. Ma ci siamo resi conto che, non importa quanto sono grandiosi, i libri non sono una serie tv o un film. Ogni media ha delle regole sue. Per Game of Thrones  le cose non vanno diversamente. Essere costretti a creare quelle scene in poco tempo ci ha aiutato a vedere lo show e lo ha costretto a uscire fuori in modo autonomo.
 
DEADLINE: Descrivete il vostro rapporto con George R.R. Martin e come voi tenete in considerazione i suoi desideri creative insieme alle vostre intuizioni per la narrazione.
BENIOFF: Prima di tutto, io direi che è un rapporto molto buono, e la ragione per cui volevamo fare la serie è perché amavamo i libri. George non è un tipo ingenuo; ha passato del tempo nelle trincee di Hollywood e ha avuto abbastanza gente che gli ha raccontato cazzate. Ha ricevuto delle proposte molto prima che noi ci presentassimo, perché dopo Il Signore degli Anelli la gente stava cercando il prossimo fenomeno fantasy. Ha continuato a dire di no perché tutto quelli con cui ha parlato sembravano aver letto solo la copertina. E quelli che proponevano di fare un film di due ore avrebbero raccontato la storia di Jon Snow o di Daenerys, e avresti perso tutti gli altri personaggi interessanti. Noi abbiamo detto “vogliamo raccontare tutte la storia, per quanto è possibile in 10 ore a stagione”. Ma questo significa anche che ci saranno cambiamenti e abbiamo sicuramente avuto disaccordi. Ogni stagione abbiamo dei disaccordi su alcune cose.
DEADLINE: Ve ne viene in mente qualcuno nello specifico?
WEISS: Molti. Le cose di cui abbiamo parlato di recente rientrano nella quarta stagione e oltre, quindi non voglio addentrarmi in questo. Ma in astratto, il disaccordo di solito riguarda la nostra scelta di limitare la quantità di facce nuove che vediamo sullo schermo e lui che parla dei “effetto farfalla” che percorre tutta la storia. Noi lo capiamo, ma per il bene dello show abbiamo bisogno di lavorarci su e non fornire più informazioni di quello che gli spettatori possono gestire.
BENIOFF: George capisce che non prendiamo queste decisioni superficialmente o con leggerezza, e che vogliamo dargli sempre una possibilità di farci cambiare idea. A volte gli diciamo “hai ragione”, e alla fine vale la pena di rivedere qualcosa che stavamo pianificando.
WEISS: Lo fa impazzire il fatto che i personaggi combattano senza indossare gli elmi.
BENIOFF: E’ uno degli ambiti in cui parliamo della differenza tra il materiale di partenza e il media su cui lo stai trasponendo. Non importa se un personaggio ha un elmo nel libro perché tu hai accesso all’interno dell’elmo, ma in TV non possiamo farlo se non riusciamo a vedere il viso del tizio. E’ una cosa che suona mondana, ma ha impatto sulle cose che non puoi fare sullo schermo.
 
DEADLINE: Di quale arco narrative nella scorsa stagione siete più fieri?
BENIOFF: Direi che Theon Greyjoy per noi entrambi è stato davvero qualcosa…
 
DEADLINE: E’ l’invasore reticente che ha preso Grande Inverno per far piacere a suo padre, è stato tradito dai suoi uomini, è stato preso prigionier0 e ha passato la scorsa stagione a essere torturato spietatamente.
WEISS: Molto è dovuto alla vulnerabile performance di Alfie Allen. E’ un personaggio che fa delle cose orribili in un mondo in cui la gente da cose orribili, e lui semplicemente si inabissa più in profondità. E tu sei con lui in ogni passo del suo percorso e capisci perché fa quello che fa, ma dici anche “per favore non fare quello che so che tu stai per fare.” Perché sai che questo renderà le cose peggiori, non migliori.
 
DEADLINE:Perché lui lo sapeva che era sbagliato.
WEISS: Joffrey, ad esempio, è un personaggio che fa cose odiose e orribili ed è uno psicopatico; non riesco a guardare Joffrey e dire che comprendo a un livello viscerale perché fa quello che fa come essere umano. Perché non credo di essere uno psicopatico. Non ancora, ma chiedimelo ancora nella Stagione sei. Ma Theon fa cose orribili e al tempo stesso è facile comprendere cosa guida queste cose. Su tutti i diversi livelli ho pensato che fosse una cosa molto soddisfacente.
BENIOFF: Molto di questo è compito dell’autore. Vuoi trovare qualcuno che non solo sia adatto al ruolo, ma anche che riesca a farci qualcosa che nessun altro riesce. E così è stato per Lena Headey. Quando l’abbiamo vista per Cersei, abbiamo visto dozzine di attrici. Tutte interpretavano le tipiche “regine di ghiaccio”. E poi si è presentata Lena ed era divertente in una maniera cattiva. Ci ha fatto ridere e nessun altro ci è riuscito. Ha allargato la nostra visione di quello che può essere il personaggio. Quindi quando vuole essere affascinante ci riesce, e anche le persone che avrebbero dovuto saperlo meglio vengono attratte. Una volta che trovi questi attori, diventa un gran privilegio poter aiutare i loro personaggi a crescere.
 
DEADLINE: George Martin ha impostoo nei suoi libri chi viene ucciso, e voi ragazzi fate fuori più attori di quello che succede normalmente in TV. Ricordo i giorni diHill Street Blues, quando hanno ucciso il personaggio del poliziotto interpretato da Ed Marinaro. Scioccante. A parte la decapitazione di Ned Stark di Sean Bean, cosa che ha stabilito il tono di tutta quella prima stagione, qual è stata la scena di morte più dura che avete scritto per i personaggi che odiavate di più lasciar andare come scrittori?
WEISS: Amico, Hill Street Blues era in onda quando avevo 12 anni e ricordo di essermi sentito come se non avessi mai visto nulla del genere. Era molto avanti per il suo tempo, con quei personaggi oscuri che tu amavi. Ricordo El Marinaro, la star del football.
BENIOFF: Ricordo quell’episodio di M*A*S*H , quando Radar O’Reilly ha detto che Colonel Blake era rimasto ucciso in un incidente di elicottero. Questo ha avuto un serio impatto emotivo su di me da bambino.
WEISS: Hey, che dire del fratello di Happy Days che è salito al piano di sopra e non è mai risceso giù?
BENIOFF: Ho parlato di pezzi della scacchiera e questo è il vero modo giusto di vederlo. All’inizio c’era un’espansione per popolare la scacchiera, e noi siamo al punto in cui ognuno è portato nella direzione dell’altro e questi pezzi si giocano a vicenda e, occasionalmente, si uccidono, buttandosi fuori dalla scacchiera. Questa contrazione necessaria continuerà fino alla fine se saremo abbastanza fortunati da arrivarci. C’è una fondamentale soddisfazione nel vedere le cose andare in quella direzione.
WEISS: Beh, è più difficile per noi che per George, perché George uccide un prodotto della sua immaginazione, e noi siamo obbligati a dirgli addio. Jason Momoa è diventato un ottimo amico per noi quando ha interpretato Kahl Drogo. Adoravamo passare il tempo con Jason Momoa, e all’improvviso non potevamo più farlo venire a Belfast.
 
DEADLINE: Qualcuno ha tentato di farvi pressione per l’uccisione del suo personaggio?
WEISS: Ci sono sicuramente state delle morti in cui gli attori dicevano tipo “Sicuro di doverlo fare…?” Ci sono anche alcuni personaggi che abbiamo dovuto uccidere e che non muoiono mai libri, o che moriranno prima nella serie che nei libri. Non vogliamo che la gente sia troppo sicura di sapere esattamente quello che succederà, ed è dura. Lavori da tanto su questo show e ti affezioni alle persone, e ucciderli non significa semplicemente che questo personaggio non ci sarà più, ma significa fondamentalmente che non rivedremo questa persona.
BENIOFF: Abbiamo una morte in arrivo e un’amabile giovane donna che non vuole morire.
 
DEADLINE: Qual’è la grande difficoltà nel gestire ogni stagione in cui deve succedere così tanto per tenere il ritmo dei libri?
BENIOFF: Sappiamo da dove partire e dove tutto andrà a finire, quindi si tratta di capire la parte centrale e assicurarci che finiremo nei posti giusti. Siamo arrivati con un’idea abbastanza buona su dove alcuni personaggi si dirigevano e altri di cui non sapevamo nulla prima di entrare in una stanza e iniziare a parlarne. Ma un volta che siamo arrivati al punto finale abbiamo avuto una buona idea su come guidare il tutto lì. La persona che ti conduce nel viaggio deve essere convinta. Entrambi siamo ossessionati da Breaking Bad, e la cosa bella di Vince Gilligan è che lui conduce quel personaggio in una direzione, con un inizio, una parte intermedia e una fine in mente. Per noi la cosa più allettante di questa serie è che, se saremo abbastanza fortunati da arrivare alla fine, ci saranno 80 ore con un inizio, una parte intermedia e una fine. Non qualcosa che appare come 80 episodi separati, ma qualcosa che, se sei abbastanza masochista, puoi guardare in una maratona complessiva.
WEISS: Mi piacerebbe aggiungere che per sopportare una tale maratona probabilmente ci vorrebbe uno scenario in stile Arancia Meccanica, con gli occhi tenuti aperti a forza.
 
DEADLINE: Vi sembra che ci sarete finché non finirete?
WEISS: Lo spero. Siamo arrivati con l’ambizione di raccontare la storia fino alla fine. Ci hanno dato questo grande regalo, questo enorme quadro di bei libri scritti da George Martin, e l’idea di raccontare tutta l’epica fino alla fine era davvero coinvolgente. Ci piacerebbe essere lì per girare l’ultima scena.
 


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