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Traduzione Intervista a Martin


Come già anticipato in questa discussione, ecco a voi la traduzione dell'intera intervista che il Chicago Tribune ha fatto a Martin.

Buona Lettura

Traduzione
George R.R. Martin ha dei progetti per una delle attrattive di Chicago.
Un paio di anni fa, quando si trovava in visita alla città, rimase colpito dallo stato di quello che un tempo veniva chiamato il "gran" Uptown Theater, che è stato incluso nel Registro Nazionale dei Luoghi Storici nel 1986, ma che per la terza volta è stato inserito anche nella lista delle "10 Strutture a Rischio" dell'Illinois.
"L'Uptown Theatre mi ha spezzato il cuore", ha detto Martin. "E' uno dei grandi teatri del mondo ed ora è lì, solo ed in decadimento".
"E' come, le donne in gabbia. Sai, Roger Corman e cose di quel genere" ricorda Martin durante un pranzo al Berghoff. "Se entrassi in quel teatro hanno qualcosa come 5,000 posti a sedere, e sarebbe come se ci fossero sedute solo dodici persone, lo sai? Così mi siederei tutto solo, circondato da una miriade di posti vuoti. Però si potrebbero ammirare le magnifiche fila di balconate e le finestre lungo il fianco. Mi piacciono queste cose."

Ahimé, il romanzo che Martin vuole scrivere e che sarà ambientato in un teatro simile all'Uptown dovrà aspettare.

All'inizio di aprile, ha fatto in tempo a promuovere, al Chicago Cominc and Entertainment Expo, la nuova serie a fumetti della Avatar basata sulla sua storia di vampiri, "Fevre Dreams", del 1982 . Ma la maggior parte delle volte è a casa nel New Mexico, impegnato a spuntare le cose annotate sulla sua lista "delle cose da fare".
Martin è nel bel mezzo del completamento di "A Dance With Dragons", il quinto di una serie pianificata di sette romanzi (la saga, nel suo nome per esteso, si chiama "Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco"). Serie che è ambientata in un mondo di cavalieri e draghi, in cui si uniscono l'epico ed il personale: ci sono battaglie ed antichi rancori tra nobili famiglie, ma una volta iniziato a leggere i libri, probabilmente finirete con l'interessarvi maggiormente al destino di una giovane e coraggiosa ragazzina di nome Arya.
Per usare le parole di David Benioff, che fa parte del team per l'adattamento di "Thrones" per il piccolo schermo, un modo per descrivere questo mondo sarebbe "I Sopranos' del Medioevo".
Il primo libro della serie di Martin, "A Game of Thrones", è stato riadattato per l'HBO in un serie tv da Benioff e da D.B.Weiss originario di Chicago. Martin scriverà l'ottavo episodio di una serie di 10 pianificati per la prima stagione che dovrebbe andare in onda all'inizio dell'anno prossimo.
Il pilot di "Thrones", in cui compaiono Peter Kinklage, Lena Headey, Mark Addy, Nikolaj Coster-Waldau e Sean Bean, è stato girato lo scorso anno in Irlanda del Nord ed in Marocco ed alcune scene saranno riprese la prossima estate a Belfast e dintorni.
Alcune parti sono state rigirate a causa di alcuni cambiamenti nel cast: l'HBO ha confermato che il ruolo di una nobile esiliata, Daenerys Targaryen è stato cambiato e che Tamzin Mechant non interpreterà più quel ruolo nella serie. In marzo è stato annunciato che anche Jennifer Ehle è uscita dal progetto e che sarà Michelle Fairley ad interpretare il ruolo della nobile Catelyn Stark.
Non è insolito che un'opera di fiction venga adattata per una serie tv. E' inusuale invece che Martin abbia lavorato nell'industria televisiva per 10 anni, tra gli anni '80 e '90. Ha scritto e prodotto "Beauty adn the Beast" e "Twilight Zone" ed ha inoltre scritto vari pilots ed episodi TV.
"Lo chiamano inferno di sviluppo per una ragione" dice Martin con una risata. Sebbene gli piacesse la rapidità delle storie raccontate in TV " scrivere un episodio e vederlo sullo schermo la settimana dopo " l'esperienza globale e, soprattutto, il modo brutale in cui un pilot ben accolto, chiamato "Doorways", fu rifiutato dalla ABC agli inizi degli anni '90, "gli hanno portato via il cuore".
Al termine del decennio trascorso ad Hollywood, "ho deciso che non avrei più potuto rifarlo. E' stato psicologicamente frustrante" ha detto Martin.
Si rivolse quindi alla prosa, scrivendo "Ice and Fire", ricca di battaglie, banchetti ed impostazioni che farebbero venire un infarto ai contabili tv. Questo in parte è il punto.
"I miei episodi erano sempre troppo lunghi e troppo costosi. Dovevo sempre tagliarli "ha detto Martin. " Perciò, quando sono ritornato ai libri, mi sono detto 'non mi interessa più niente di tutto questo. Voglio scrivere una storia che sia gigantesca quanto mi pare. Voglio avere centinaia di personaggi, battaglie colossali, castelli e panorami maglifici " tutto quello che non ho potuto fare in televisione'".
Dopo che i romanzi di Martin cominciarono a scalare le classifiche dei bestsellers, gli studi cinematografici di Hollywood "sono venuti ad annusare" afferma.
"Abbiamo un certo numero di richieste, ho semplicemente detto ai miei agenti, no" afferma Martin. "Perché non vedevo come potessero farne un film".
Per rendere giustizia alla serie, gli studios avrebbero dovuto fare numerosi lungometraggi "cosa che non sarebbe mai accaduta" dice Martin. Allo stesso tempo, molti dei networks televisivi non rappresentavano delle alternative.
"So quanto siano limitati i budgets e conosco le limitazioni della censura. So anche che il tutto si è allentato un po' da quando ero attivo io negli anni '80 e'90, ma ricordo perfettamente le lotte con gli normative e le pratiche di censura sul sesso e sulla violenza. Ed i miei libri sono piedi di sesso e violenza. "Ed io non volevo di certo una versione spurgata ed annacquata." ha detto Martin.
Quando però, Benioff, Weiss e l'HBO gli hanno parlato di una serie televisiva " il cui attuale programma prevede una stagione per ogni libro di "Ice and Fire" - ha cominciato ad interessarsene.
"L'HBO ha fatto "Deadwood", "Rome" ed "I Soprano" ed era questo il genere di cose che volevo vedere" ha detto Martin.
Infatti, se il team di "Thrones" lavorerà bene, ci sono tutte le prerogative per cui questa serie rappresenti per il piccolo schermo ciò che "Battlestar Galactica" ha rappresentato per la TV: creare un mondo così ricco, complesso e coinvolgente che faccia cadere qualunque preconcetto il pubblico possa avere circa il genere.
Da parte sua, Martin è contento che l'industria televisiva abbia compreso la sua visione e, nonostante i suoi sforzi per non entusiasmarsi troppo circa il progetto di "Thrones", ha detto di sentirsi eccitato quando era sul set del pilot l'anno scorso.
"C'è una parte di me che desidererebbe essere più coinvolta di quanto io non sia...ma, non posso" ha detto "Il mio livello di coinvolgimento è grande in realtà. Ho una grande comunicazione con David e (D.B.) con quelli dell'HBO e certamente mi sento come se fossi parte del processo, ma sono loro a dirigere il progetto ed i soldi finiscono quando lo dicono loro, non io."
Una cosa a cui Weiss e Benioff non sono abituati è l'intensità delle communities dedicate ad una particolare proprietà dell'intrattenimento. Martin ride mentre ricorda quanto i fans di "Beauty and the Beast" avrebbero voluto rovistare nella spazzatura degli scrittori quando quella serie andava ancora in onda.
"Quando Linda Hamilton ha lasciato lo show e noi abbiamo dovuto sostituirla, la metà dei fans ci si rivoltò contro brutalmente. Sai, l'amore si trasforma facilmente in odio, e questo può renderti nervoso" ha detto Martin.
Ma come egli stesso ha sottolineato "ho iniziato da fan. Sono andato alla mia prima convention nel 1971 quando ho venduto la mia prima storia."
Di questi tempi si reca a poche conventions ogni anno (vorrebbe partecipare alla Comic-Con di San Diego quest'estate, ma non è sicuro). Tuttavia tutti gli anni di interazione con i fans hanno portato ai suoi libri un affezionato numero di lettori, un fedele seguito per gli aggiornamenti del suo "Not a Blog" ed un gruppo di siti web dedicati ad ogni aspetto della sua opera. Su siti quali Westeros, Winter is Coming e Tower of the Hand ci sono moltissime speculazioni riguardanti non solo la serie dell'HBO, ma anche su quanto Martin sia vicino a terminare il prossimo libro.
"Nel preciso istante", ha affermato Martin, in cui completerà 'A Dance with Dragons', che i fans attendono da 5 anni, ne comunicherà notizia sul suo Not a Blog.
"L'ho detto ai fans milioni di volte. Ma c'è ancora qualcuno che non mi crede " leggono i miei posts come se fossero una sorta di Oracolo di Delfi. Cose tipo, 'c'è un indizio per cui lui abbia effettivamente finito il libro?'"
Non ha ancora finito il libro. Ma ci sta arrivando.
"E' ovviamente peggio che aver saltato una scadenza...ne sono più che consapevole" ha detto Martin. "Sembra che alcuni fans credono che non lo sappia, ma ne sono conscio ogni giorno di più. Toccando ferro, credo di essere vicino alla fine di 'Dance'."
Ryan: Ti ha sorpreso l'interesse suscitato per uno show che non andrà in onda fino all'anno prossimo?
Martin: Sai, vengo dalla sottocultura science-fiction/fantasy e questo tipo di fenomeno è piuttosto comune ora. L'intesità e a volte la dimensione del gruppo varia, ma "Beauty and the Beast", del quale sono stato scrittore e produttore per 3 anni, aveva un'incredibile fan base. Avevano conversazioni proprie, fanzines, a volte avrebbero rovistato nella nostra spazzatura. Quando Linda Hamilton ha lasciato lo show e noi abbiamo dovuto sostituirla, la metà di loro ci si è rivoltata contro aspramente. Ma sai, l'amore può facilmente trasformarsi in odio, e questo può renderti nervoso.

Ryan: Davvero. Ma per la mia esperienza, l'intensità dell'interesse anche prima che lo show sia fatto " interesse che ammetto pienamente di aver propinato io stesso " è piuttosto inusuale. Questa cosa ti fa guardare allo show in modo diverso oppure è semplicemente così che è?
Martin: Bhe, non penso che lo apprezzeremmo in un modo diverso. Sai, ci sono stato dentro per lungo tempo, quindi è un po' diverso per chi viene per la prima volta allo spettacolo. All'inizio ho cercato di prenderlo per quello che era, cercando di non entusiasmarmi troppo, perché ho lavorato ad Hollywood per 10 anni in un paio di show, ho lavorato allo sviluppo per qualche tempo, ho scritto alcuni pilots, qualche sceneggiatura per film, nessuna delle quali è mai stata realizzata.
Ho imparato molto presto che Hollywood può spezzarti il cuore se ti lasci prendere dall'entusiasmo prima che la cosa sia definitiva. Inoltre prima di eccitarsi troppo, ci sono un sacco di cose che potrebbero andare male. In questo ho fallito (nel non entusiasmarmi) perché, alla fine quando stavamo girando il pilot di "Game of Thornes" ero molto eccitato, nonostante tutti i miei sforzi. E mi sento elettrizzato ora, dall'intera esperienza.

Ryan; Hai resistito all'idea di tornare in televisione, dopo essertene allontanato ed aver avuto più controllo sulle storie dei tuoi libri?
Martin: Sì. Sono stato ad Hollywood per 10 anni. Ho lavorato in "Twilight Zone" nella metà degli anni '80 e poi ho lavorato per 3 anni in "Beauty and the Beast". Vi erano cose che amavo ed altre che odiavo. La cosa davvero bella di quei 5 anni era che facevo parte di uno staff che si occupava della stesura e della produzione degli show che mandavano in onda. Scrivevo un episodio e a volte lo si riscriveva, spesso litigavamo con il network o con gli studi cinematografici o con la censura. Ma alla fine le diatribe venivano risolte e lo show proseguiva prima nella macchina da ripresa e poi, due settimane dopo, c'erano milioni di persone che l'avrebbero visto. Questo era il genere di procedimento a cui ero abituato.
Poi nei rimanenti 5 anni trascorsi lì ho cominciato ad occuparmi dei pilots. Facevo dei lungometraggi. Lavoravo allo sviluppo. Avevo un sacco di lavoro alla Columbia, e lo sai che lo chiamano sviluppo dell'inferno per una ragione. Mi sono ritrovato a scrivere episodi lavorandoci sopra magari per uno o due anni, mettendoci cuore ed anima, per creare dei buoni prodotti e poi "no, non abbiamo intenzione di realizzarlo. No, un altro network sta già facendo qualcosa di simile. Oh, abbiamo uno show che ci piace di più." Alla fine sei pagato un sacco di soldi, ma gli unici che vedranno mai il tuo lavoro saranno quattro persone in una stanza.
Infine ho deciso che non avrei potuto continuare così. Era molto frustrante psicologicamente. E' come se tu scrivessi delle storie per questo giornale, che ti paghino per quello, ma che poi non te le pubblicano. Io impazzirei sicuramente.
Ma probabilmente il momento più frustrante riguarda il pilot che per poco non è stato realizzato. Feci uno show, chiamato "Doorways", l'unico dei miei pilots ad essere girato, che piaceva a tutti. Era per l'ABC, doveva essere mandato in onda, poi mi ordinano 6 backup degli episodi, un ordine enorme per gli episodi. Poi ci furono dei cambi di personale, alcuni dell'esecutivo se ne andarono, altri vennero promossi ed improvvisamente non andavamo più in onda. Improvvisamente il lavoro di un anno e mezzo si è dissolto, ed io ero davvero eccitato all'idea di avere uno show che fosse tutto mio " dopo essere stato tenente e colonnello per altri, finalmente avevo la possibilità di essere il generale e di comandare le truppe. Volevo metter in piedi un grande spettacolo. Di punto in bianco ero ritornato al punto di partenza. Avevo già fatto alcuni pilots e tutto il resto, ma il fallimento di "Doorways" mi ha davvero portato via il cuore.
Ad ogni buon conto, i libri sono sempre stati il mio primo amore. Quindi, giunto a quel punto, ho cominciato a scrivere quello che poi sarebbe diventato "Game of Thrones". Pensando a dove siamo giunti ora, l'ironia è che ho scritto i miei libri quasi in risposta agli anni passati in televisione. I miei episodi erano sempre troppo lunghi e troppo costosi. Dovevo sempre tagliarli. C'erano troppi personaggi, troppe scenografie. "Non possiamo avere tutte queste scenografie, non possiamo fare la scena della grande battaglia che hai scritto perché possiamo supportare soltanto 12 extra".
E quindi sono ritornato ai libri. Mi sono detto "non mi interessa più niente di tutto questo. Voglio scrivere una storia che sia grande quanto mi pare. Voglio avere centinaia di personaggi, battaglie epiche, bellissimi castelli e panorami mozzafiato " metterò in questi libri tutto quello che non ho potuto fare in televisione, sperando che alla gente piaccia". Ed ora siamo qui per portarli in televisione. Ma per fortuna saranno David e Dan (Benioff e Weiss, i produttori esecutivi della serie) ad occuparsene, non io.

Ryan: Quanto sei coinvolto nella preparazione di questo spettacolo? So che stai scrivendo un episodio, giusto?
Martin: Il mio compito per questa stagione è di scrivere un episodio. Si tratta dell'ottavo episodio di quest'anno, l'anno prossimo ne scriverò un altro se si farà un'altra stagione. Davvero, non posso fare più di questo, perché devo ancora finire gli altri libri (di ASOIAF). I libri mi portano via un'enorme quantità di tempo. C'è una parte di me che vorrebbe essere più coinvolto di quanto non lo sia in realtà, partecipare alle riunioni e tutto il resto, ma non posso; nemmeno se mi volessero, cosa di cui dubito, non posso proprio. Ad ogni modo il livello del mio coinvolgimento è grande. Ho una buona comunicazione con David e Dan e quelli dell'HBO e certamente mi sento parte del processo, ma sono loro a dirigere il tutto ed i soldi finiscono quando lo decidono loro, non io.

Ryan: E' difficile non essere il generale di questa campagna?
Martin: No, non è stato difficile finora, è stato grandioso. Lo sarebbe se prendessero decisioni che non condivido o cose di questo genere, ma fino adesso non l'hanno fatto. Ovvero, posso capire le ragioni delle loro decisioni e penso che siano portando avanti la cosa molto bene. Inoltre, penso che l'aver lavorato per 10 anni in televisione mi aiuti a comprenderle meglio.
Molti autori che si trovano ad avere a che fare con Hollywood, senza averci mai lavorato prima, non sanno il perché vengano prese certe decisioni. Non ne conoscono i motivi e per questo a loro paiono decisioni arbitrarie, ma ho una certa conoscenza di cose tipo budget, programmi di scena....sono aspetti che ho già trattato e questo mi porta ad apprezzare questo procedimento in modo più realistico.

Ryan: Sono sufficienti 10 episodi per raccontare il primo libro? Alcune cose sono state tagliate, sei d'accordo con la direzione presa?
Martin: Non lo abbiamo ancora visto, ma sì, credo che 10 episodi bastino. Sai, inizialmente si parlava di farne 12 (ore - quindi ogni episodio dovrebbe durare 1 ora " ndDarklady). Ma 10 episodi consentono anche un procedimento più lesto.
"Di più", non è sempre sinonimo di "migliore". Quando all'inizio degli anni '90 abbiamo fatto "Doorways", l'ABC ci ordinò un pilot di 90 minuti, e così facemmo, anche se si trattava di uno spettacolo di un'ora di durata (una volta alla settimana). Poi però ci dissero che il mercato europeo non usava il taglio di 90 minuti, quindi fummo costretti a girare una versione di 2 ore per l'Europa. Ed in effetti quella fu la versione su video ufficiale. Non ci avrebbero pagato l'extra per la versione da due ore; quindi prendemmo la versione da 90 minuti, piuttosto striminzita ma intensa, ed aggiungemmo tutto quello che avevamo girato. Quindi la versione che lanciarono sul mercato mondiale risultò fiacca, perché troppo lunga, ovvero era più lunga ma non nel modo giusto. Pertanto credo che 10 ore siano perfette.

Ryan: In termini di realizzazione di "Game of Thrones" il tuo atteggiamento verso l'HBO è stato gentile o prevenuto? E' uno di quei casi in cui non saresti andato da un network, oppure ti sei fidato di questo team e quindi di questo network?
Martin: Beh, certamente mi sono fidato del team quando li ho incontrati. Sai, quando anni fa i libri hanno cominciato a scalare le classifiche dei Best Sellers del New York Times, Hollywood ha cominciato ad interessarsi a noi. Tutto è iniziato quando qualcuno ha definito il Tolkien Americano, poi i film di Peter Jackson hanno fatto una marea di soldi (LotR)
E così cominciarono a venire ad "annusare" i miei libri per vedere se potevano funzionare come lungometraggi. Abbiamo ricevuto molte richieste, ma per principio ho detto di no, perché non capivo come avrebbero potuto farne dei lungometraggi. Ovvero, stiamo parlando di libri belli grossi - "Tempesta di Spade", che fino ad ora è il libro più lungo di tutta la serie, è da solo più grande di tutta la trilogia di Tolkien messa insieme. Jackson ha fatto 3 film per quella trilogia. Ebbene, nessuno sarebbe stato disposto fare 3 film per me, e poi, per il resto della serie bisognava commissionare 27 film. Sapevo che non avrebbero potuto farlo diventare un film. L'unico modo possibile era che qualche studio di registrazione fosse intenzionato a commissionare almeno 9 lungometraggi, ma questo non sarebbe mai accaduto.
Quindi l'alternativa era la televisione. Ovviamente ho lavorato con le tv. Conosco le limitazioni dei budgets e della censura. So che ora è un po' meglio rispetto a quando ero attivo io tra gli anni '80 e '90, ma ricordo perfettamente le discussioni sulle norme e sulle pratiche e la censura sul sesso e sulla violenza. Ma i miei libri sono pieni di sesso e di violenza. Non volevo certo che se ne facesse una versione epurata ed annacquata. E poi, i networks, con la loro attenzione ai punteggi " ti mandano in onda, trasmettono 3 episodi e poi ti cancellano se non spalanchi i cancelli.
E così mi sembrava, anche anni fa, che l'unico modo per farlo era tramite l'HBO oppure un network simile. Ma l'HBO è la "Tiffany", la "Cadillac" dei networks e di questo ne sono convinto. Poi hanno fatto serie come "Deadwood", "Roma" ed "I Soprano" ed era questo il genere di cose a cui miravo.

Ryan: Possiamo passare a parlare un po' della serie, ora? Mi dispiace di essere la millionesima persona che ti chiede se sei in procinto di terminare "ADWD", odio farlo perché so cosa significa essere vicino ad una scadenza ed avere intorno gente che continua a chiederti quando pensi di finire.
Martin: Hai fatto il Medill (Scuola di Giornalismo, alla Northwestern " University " ndDarklady), vero?

Ryan: Sì.

Martin: Te l'ho chiesto perché, quando ero al college avevo scelto il corso di magazine (sulle pubblicazioni periodiche - ndDarklady) proprio perché non aveva scadenze giornaliere da rispettare. Adoro i giornali: mi piacciono le storie dei giornali, ma l'idea di avere una scadenza ogni giorno alle 5,00 (credo), mi avrebbe causato un infarto a 42 anni se avessi fatto quel lavoro. Nei periodici hai un mese di tempo per scrivere i tuoi articoli.
Non sono mai stato bravo con le scadenze. I primi romanzi li ho scritti da solo; nessuno sapeva che stessi scrivendo e non avevo un contratto. Molti scrittori ottengono un contratto vendendo capitoli ed estratti, o qualcosa del genere. Io scrivevo l'intero romanzo e quando lo terminavo lo davo al mio agente dicendo "Ecco, qui c'è un romanzo, vendilo se ne sei capace." E lo faceva. Era bello, perché non avevo nessuno che mi osservava da dietro le spalle.
Ovviamente però non puoi fare una cosa del genere con una serie. E per questo ho dei contratti, una serie e delle persone che aspettano che esca; il che ha causato una certa pressione sul libro. Ovviamente so che è peggio che non rispettare una scadenza, anche se mi è capitato in passato. Ne sono perfettamente consapevole.
Alcuni fans sembrano credere che io non ne sia conscio, ma lo sono ogni giorno. Credo di essere quasi arrivato alla fine di "ADWD", toccando ferro. Ho avuto un periodo molto molto produttivo tra febbraio e marzo, nella prima parte di marzo per poi rallentare nella seconda metà; ora devo rimettermi in carreggiata.

Ryan: Ed immagino che quando sarà finito ne darai notizia sul tuo "Not a Blog".
Martin: Sì, lo farò in quel preciso istante. L'ho già detto un milione di volte ai fans. Ma ce ne sono alcuni che ancora non mi credono " leggono i miei posts come fossero una sorta di Oracolo di Delfi, del tipo "c'è una qualche speranza che stia effettivamente terminando il libro"?

Ryan: E' buffo perché mi piace quel famoso post scritto da Neal Gaiman (sulle scadenze e sulle aspettative degli autori).
Martin: Oh, sì. (ride)

Ryan: Era una grande affermazione su come, alle volte, non si può metter fretta alla creatività. Ma, detto questo...sono costretto a chiederlo... hai scritto sul tuo blog di aver avuto qualche problema da risolvere con questo libro in particolare. Pensi che una volta risolti questi problemi il prossimo libro possa uscire più velocemente?
Martin: Spero di sì. Spero che questo sia il libro di mezzo, sai, e che dopo sia tutto più facile, ma non lo so. Quando decidemmo di dividere "AFFC" (in due libri), ero convinto che la seconda parte fosse più semplice ed ho commesso lo stesso errore parlando del seguito di "AFFC". "Ebbene, il prossimo libro è già scritto per metà (ADWD), credo di poterlo finire nel giro di un anno". Ma ovviamente, sono fuori di 4 anni.

Ryan: Succede. Riguardo alla saga, è divertente come " appena l'adattamento dell'HBO ha ottenuto più pubblicità - sempre più persone che conosco stiano ora leggendo la saga e tutti, una volta cominciata, siano totalmente presi dalla storia. Ricevo e-mails alle 2 del mattino - "Com'è riuscito Martin a fare tutto questo? Non riesco a credere che sia successo." - Ne comprendono l'intensità una volta che si sono immersi nei libri. Lo capiscono, sai? E, devo dar credito a mio marito che mi raccomanda di leggere prima i libri, lui li ha letti prima di me.
Martin: Tuo marito è un giornalista?

Ryan: Oh no. Ma leggiamo moltissimo tutti e due. Mi viene da ridere, una volta tanto che qualcuno lascia un commento sul mio sito dice "Perché non leggi un libro?" E' divertente, perché passo la maggior parte del mio tempo libero leggendo.
Martin: Odio doverlo dire, perché i libri sono il mio primo amore. Ho sempre amato i libri più di ogni altra cosa, ma i film e la tv sono diventati una parte (enorme) della nostra cultura.

Ryan: Si.

Martin: Sai, sono come molti altri scrittori partecipo alle convenzioni e li frequento. C'è un gruppo di scrittori ad Albuquerque con cui pranzo molto spesso. Sono principalmente scrittori di science-fiction/fantasy. E sebbene parliamo di science-fiction, se dicessi "Cosa ne pensate del nuovo libro di China Mieville?" nessuno lo avrebbe letto. Alcuni direbbero "Bhe, ho letto il libro di Tizio, l'hai letto?" E nessun altro lo avrebbe letto.
Se poi dici "Cosa pensi di Avatar?" tutti lo hanno visto e se ne parlerebbe per almeno un ora. La stessa cosa accadrebbe se parlassi di "Lost" o "House" e così via. Questo genere di cose sta diventando cultura comune anche per persone che vivono scrivendo libri. Che sia giusto o sbagliato, non lo so. Forse, fuori da qui, c'è un circolo in cui so parla di Proust invece che di "House"; ma io non ne faccio parte.

Ryan: No, credo tu abbia ragione. Oggigiorno molti show invitano a fare analisi, il che è fantastico per il mio lavoro.
Martin: Sai, ho scritto molti libi auto-conclusivi, ma una saga si porta dietro dei fans. C'è un coinvolgimento più profondo. Con un libro auto-conclusivo ottieni un "hey, mi è piaciuto il tuo romanzo". Trattandosi di una serie ci possono essere diversi tipi di discussione

Ryan: Questo cambia in qualche modo ciò che fai? Leggi le varie message board e tutto il resto?
Martin: Cerco di non farmi influenzare. A volte qualcuno riesce ad indovinare un colpo di scena cui stai lavorando, la tentazione è di modificare quel colpo di scena, ma così facendo rischi di impazzire oltre a combinare dei disastri. Quindi ne leggevo alcuni prima (non ora, però).
Non importa come, ma è entusiasmante per un'artista ottenere una reazione al proprio lavoro. A volte però c'è un immenso lavoro dentro ad un libro che -nonostante sia organizzato a regola d'arte, abbia dei doppi sensi, trame secondarie, premonizioni che non hai idea di dove possano portarti, "hey, mi piace il tuo libro!"- nessuno ci ha capito niente.
Quando invece reagiscono a quel lavoro, ti accorgi che capiscono cosa stai cercando di fare. Fai qualcosa che non ti riesce del tutto, inventi un personaggio e tutti lo odiano, oppure lo fraintendono, non è questo il modo giusto di lavorare, capisci?

Ryan: Sì, perfettamente. Vorrei chiederti brevemente circa le tue presenze alle conventions- si tratta di richieste fatte dai tuoi editori?
Martin: Bhe, sai, ho cominciato da fan. Ho partecipato alla mia prima convention nel 1971 quando ho venduto la mia prima storia. Al giorno d'oggi ci sono vari tipi di conventions, e tutte provengono dalla cultura della science-fiction degli anni '30. Tuttavia il mondo dei fumetti è diventato più ampio di quello della fantascienza ed ora esistono le "media convention", il che significa veramente cinema e televisione.
Tendo a partecipare a tre o quattro convention all'anno sulla fantascienza, ma solo perché è lì che ho le mie radici. Ho un sacco di amici in quell'ambito e così via; quindi ci vado solo per me stesso, in realtà.

Ryan Ci puoi dire com'è nato "Fevre Dreams"?
Martin: "Fevre Dreams" è uno dei libri più vecchi, è precedente ad "Ice & Fire". E' stato pubblicato originariamente nel 1982 ed è stato il mio più grande successo prima di "Ice & Fire". Ha rischiato di diventare un film un paio di volte, avevo anche scritto la sceneggiatura per un lungometraggio quando ero alla Disney.
Il capo della Avatar Comics mi chiamò; voleva che realizzassi alcuni libri di fumetti basati sui miei lavori. Voleva "Ice & Fire", ma non avevo ancora venduto alcuno dei diritti per "I&F". Questa gente continua a chiedermelo, forse un giorno lo farò, ma è un progetto di una portata così ampia che non so come possano realizzarlo.
Ma ora dobbiamo parlare di altre cose. Vedi, "Fevre Dreams" ad esempio, sarebbe un'ottima serie a fumetti. Così gli ho mandato una copia: anche loro erano dello stesso avviso e quindi l'abbiamo realizzato. All'adattamento ci ha pensato Daniel Abrahm, un giovane scrittore fantasy emergente che è pure mio amico. I disegni invece sono stati affidati ad un artista spagnolo di nome Rafa Lopez, che però era molto molto lento. Ma ora è stato finalmente completato, tutte e dieci le uscite. Ci saranno 10 uscite, penso mensili o qualcosa di simile, poi le raccoglieranno tutte insieme e ne faranno una graphic novel per il mercato delle librerie.

Ryan: Ecco, tutto questo combacia con la mia idea che questo adattamento a fumetti cavalca l'onda della recente moda dei vampiri lanciata da "Twilight", "True Blood" e "Vampire Diaries" con annessi e connessi.
Martin: Io ho preceduto tutti loro. Poi c'è stata Anne Rice, che è stata la prima con "Intervista col vampiro". Sebbene in effetti il primo in assoluto è stato Bram Stoker.

Ryan: Già.

Martin: I miei vampiri sono molto più cattivi di quelli di "Twilight".

Ryan: Sicuramente. Cosa ti ha spinto a scrivere di vampiri? Cos'ha catturato il tuo interesse? Era forse un campo divertente da esplorare?
Martin: Bhe, non ricordo il perché, ho sempre desiderato scrivere di vampiri, ma non avevo il mezzo per farlo. Poi in seguito agli anni trascorsi Chicago, nel 1976 mi sono trasferito a Dubuque, in Iowa, dove insegnavo giornalismo in un piccolo college femminile e cattolico chiamato Clark College. Qui ho insegnato dal 1976 al 1979. Dubuque è una vecchia cittadina sulla riva destra del Mississippi.
Mi sono interessato alla storia del fiume ed alla storia di Dubuque. Ci costruivano navi a vapore una volta, così ho cominciato a leggere dei battelli a vapore che navigavano nel corso superiore del Mississippi e ne sono rimasto affascinato.
Ad un certo punto mi sono detto "voglio scrivere un romanzo ambientato nel presente sui battelli a vapore"; ma essendo uno scrittore di fantascienza e di fantasy, ho pensato "bhe, quale può esser il mio angolo fantasy?" In qualche modo i vampiri sembravano adattarsi alle navi a vapore; c'è una sorta di oscuro romanticismo in entrambi. C'erano però delle cose che non legavano, la più evidente delle quali è che secondo la tradizione i vampiri non possono attraversare l'acqua corrente, il che portava il tutto fuori dall'ambito del Mississippi. Così mi sono detto "non può funzionare così, dovrò sbarazzarmi di questo aspetto."
Una volta tolto di mezzo, ho pensato "ok, fammi ripensare ai vampiri in modo da renderli più razionali, più da fantascienza e non semplici cadaveri viventi su cui è stata gettata una maledizione; perché, lo sai, loro non hanno l'anima o qualunque altra cosa soprannaturale siano". Un approccio più fantacientifico, più realistico; fatto questo, rientravano perfettamente nell'ambientazione barche fluviali + vampiri.

Ryan: Capisco. Un'ultima domanda " Torni a Chicago volentieri?
Martin: Ogni due anni. Ho un sacco di bei ricordi a Chicago. L'ultima volta che sono stato qui, era, non so, un anno e mezzo fa; ci sono stato per una settimana circa e avendo a disposizione un paio di giorni liberi, me ne sono preso uno per prendere la El e poi camminare nel mio vecchio quartiere. L'Uptown Theatre mi ha spezzato il cuore. Voglio dire, è uno dei grandi teatri del mondo ed è lì tutto solo, in pieno decadimento. Pensavo fosse sul Registro Nazionale dei Luoghi Storici, cioé, ci dovrebbe essere, è il secondo teatro più grande degli Stati Uniti.
Solo il Radio City Hall è più grande di questo.

Ryan: E' un palazzo, o dovrebbe esserlo nuovamente. Qualcuno dovrebbe ripristinarlo.
Martin: Si. C'è un romanzo che vorrei scrivere su un teatro come questo, ne farei una fiction. Non lo chiamerei Uptown, e lo piazzerei in una finta città. Di certo mi ha ispirato, perché quando vivevo in quel quartiere l'Uptown era ancora attivo. Era, credo che lo definiresti una grindhouse.
Davano quei, non erano esattamente dei film porno, era come, donne chiuse nelle gabbie. Sai, Roger Corman e cose di questo genere. Quel teatro a qualcosa come 5,000 posti a sedere, ma sarebbe come essere in 12 lì dentro, sai? Così mi siederei tutto solo circondato da una miriade di posti vuoti. Ma si può anche limitarsi ad osservare le fila di balconate e le finestre lungo il lato. Adoro questo genere di cose.

Ryan: Sono completamente d'accordo con te. Vorrei che tu scrivessi quel romanzo, ma ho come l'impressione che i tuoi fans ti impiccherebbero ad un lampione se ti prendessi una pausa da "ASOIAF".
Martin: No, devo prima finire "Ice & Fire". I fan ci restano male quando faccio altre cose " alcuni non vorrebbero che le facessi.


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