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La recensione del Daily Beast


Continuiamo la serie delle recensioni di A Dance with Dragons con quella scritta da Jace Lacob per il Daily Beast
Eccone una traduzione.


Il trionfale ritorno di George R. R. Martin

Dopo sei anni di attesa, A Dance with Dragons di Martin arriva finalmente nelle librerie la prossima settimana. Jace Lacob recensisce l’ultimo bestseller della serie “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco”

6 luglio 2011
Mi aspetto di vedere molti lettori in spiaggia quest’estate trasportando un romanzo di 1000 pagine con un drago sulla copertina. Dopo tutto, i milioni di iper-vigilanti appassionati dell’immaginativa serie a più volumi di George R. R. Martin, Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, hanno atteso sei anni per il suo ultimo pezzo, A Dance with Dragons, che arriverà nelle librerie martedì. Martin, che scrive a casa sua (e su un vecchio computer non connesso ad Internet e basato su DOS), si è preso il suo tempo per rivelare gli ultimi colpi e giravolte del suo marchio fantasy avvincente e brutale, base della serie HBO Game of Thrones.
Questa forse è una buona cosa. Le legioni di appassionati di Martin sono cresciute da quando è stato pubblicato il primo romanzo della serie nel 1996, e si sono certamente gonfiate da quando la serie HBO Game of Thrones è diventata uno degli spettacoli più chiacchierati dell’anno. Ambientati principalmente nei Sette Regni di Westeros, i romanzi descrivono una società feudale che è intimamente cupa e popolata da cospiratori e usurpatori. Questo è un mondo fantasy costruito ambiziosamente, dove la magia è evaporata ma gli antichi nemici si muovono ancora una volta, dove sembrano più grandi le minacce di un inverno senza fine, e dove la manipolazione e la macchinazione politica – mentre i grandi lord e lady si fanno la guerra per il controllo del Trono di Spade – è un gioco mortalmente serio.
C’è una sensazione di gelosa attesa tra i fan più fedeli per scoprire cosa è avvenuto ai personaggi che non sono comparsi nel quarto libro, A Feast for Crows, dato che i devoti lettori hanno aspettato 11 anni per scoprire cosa è avvenuto ai loro preferiti, come Bran, Jon Stark, Tyrion Lannister, Daenerys Targaryen, e altri, visti per l’ultima volta nel 2000 in A Storm of Swords. L’idea sbagliata di incentrare il quarto libro sui personaggi nel Westeros meridionale ed oltre il Mare Stretto ha significato che le attenzioni di Martin si sono concentrate su molti personaggi nuovi, mentre molti degli individui più convincenti nel tentacolare cast di personaggi sono rimasti fuori mano. (Anche Tantalo, pur soffrendo a lungo, ha avuto una strada più facile.)
Fino ad ora, è così. Con l’uscita di A Dance with Dragons, libro oscuramente affascinante, Martin restituisce alla miscela i capitoli narrati da quei cruciali punti di vista, mantenendo comunque un posto per portare avanti più di una dozzina di altre sottotrame. Comunque, sulle prime c’è una qualche stranezza narrativa, dato che i primi capitoli del romanzo sono ambientati contemporaneamente con il precedente. Sono pensati per sovrapporsi l’uno all’altro, ma c’è la sensazione di una dissonanza cognitiva nel vedere Samwell Tarly, che si descrive da solo come un codardo, partire per Vecchia Città dal punto di vista di Jon Snow, ora 998esimo Lord Comandante dei Guardiani della Notte, dato che noi sappiamo già come finisce questo viaggio fatale, grazie al quarto volume, che si incentra pesantemente sul viaggio a sud di Sam. Ma questo è uno dei pochi difetti, dato che il rapido tema del libro ben presto prende il largo e si muove lontano dagli eventi di A Feast for Crows, prima di riconnettersi quando i due archi narrativi si incontrano a metà del libro.
Mentre la decisione di Martin di dividere i personaggi in questo modo è tuttora da scervellarsi, qui c’è un senso di bilanciamento ed armonia, mano a mano che l’azione si muove attorno al mondo a rompicollo, barcollando dalla nuova posizione di potere della regina dei draghi Daenerys nella Baia degli Schiavisti (anche se i suoi primi capitoli sembrano un po’ camminare sull’acqua) alla fuga di libertà dell’astuto nano Tyrion dopo aver ucciso il suo padre senza misericordia, dalla ricerca dello storpio Bran per cercare il corvo con tre occhi a nord della Barriera e l’addestramento della ragazza lupo Arya Stark come assassina senza volto a Braavos fino alla folla variopinta di mercenari che si dirigono verso i summenzionati draghi, i primi della loro specie dopo più di 100 anni. C’è una grandissima portata qui, non solo in termini dell’immenso numero dei punti di vista (inclusa l’intrigante Melisandre), ma anche nei cambi di scenario – il denso calore della Baia degli Schiavisti con le sue piramidi e le barcollanti piante grasse è nettamente in contrasto con il gelido freddo del nord, dove la neve è perenne quando l’inverno si avvicina – e nella vastità della storia. Con così tanti personaggi da seguire, così tanti schemi e sottotrame in movimento, è impossibile immaginare come Martin riesca a tenere traccia di tutti,tuttavia c’è una semplicità ed una facilità nell’esperienza della lettura, condensata nella narrazione di una terza persona onnisciente, che aggiunge qualcos’altro al senso di tensione e timore.
In aggiunta, c’è la vera sensazione di tornare circolarmente al primo romanzo (A Game of Thrones), con molti momenti che richiamano o omaggiano sequenza del primo volume della serie, facendo eco ad una linea profetica che la preveggente e misteriosa Quaithe condivide con Daenerys. (“Per andare avanti devi tornare indietro.”) Se questo sia intenzionale da parte di Martin o subconscio - dato quanto è fresca nella mente di tutti la serie tv HBO Game of Thrones, dopo tutto - rimane da vedere, ma sottolinea anche quanto sia diventato impossibile separare gli attori dello spettacolo televisivo dai personaggi che interpretano, forse anche nella mente dell’autore.
Ci sono pochi momenti in cui la relativa velocità del processo di editing è evidente, qui, dato che Martin ha finito l’ultima stesuta solo poche settimane prima della data di uscita. Molte specifiche descrizioni - il modo in cui uno spadaccino sfrega lascivamente la donna nuda dorata sulla sua daga, come la freschezza dell’aria viene paragonata al respiro di un favoloso drago di ghiaccio, e altre - si ripetono nel corso del libro, come se gli editori del libro avessero fatto le corse per preparare velocemente il libro per riuscire a rispettare la loro scadenza.
Ma questi sono difetti minori per un lavoro così incedibilmente ambizioso e pieno di suspense come A Dance with Dragons. In queste pagine, guerre sono state combattute su numerosi fronti: nel nord, Jon Snow stipula un accordo tra i Guardiani della Notte ed i cosiddetti bruti, sperando di salvare quanta più gente possibile dalla malvagità degli Estranei, un’antica razza che si è risvegliata dopo millenni di sonno; Daenerys, avendo sollevato molte città e cercato di porre fine al commercio di schiavi, è sfidata da numerosi nemici; il re ribelle Stannis Baratheon, che vede se stesso come l’unico legittimo pretendente al Trono di Spade, continua la sua campagna per usurpare la corona al re bambino Tommen, il prodotto dell’incestuosa relazione tra la bionda Cersei ed il suo fratello gemello Jaime Lannister; e la battaglia per le anime degli uomini, come sembra.
Temi religiosi (dipinti qui come l’olimpo degli innominati “antichi dei” di oltre la Barriera, i sette dei della nuova religione organizzata delle masse, un vendicativo e dio rosso, dal caldo temperamento, e un dio dai molti volti) incombono altrettanto in grande, così come questioni di libertà, causalità, e destino. Questo, uno potrebbe immaginare, un racconto di arroganza, crepacuore e orrore, un mondo sbilanciato dove la stessa morte non è una fine, e che minaccia di inghiottire quelli più concentrati nel gioco del trono che nella vera battaglia per la sopravvivenza dell’uomo. Invece, tutti gli occhi sono su Daenerys ed i suoi tre draghi, simboli della caduta dinastia che può ancora rialzarsi per conquistare una volta di più il continente di Westeros. Ma mentre Daenerys è alle prese con domande di matrimonio e moralità, è anche coinvolta in eventi oltre il suo controllo, mentre numerosi personaggi affrontano con un corso intensivo con i loro destini individuali.
Spietati tradimenti, identità mutevoli, e vacillanti rivelazioni sono ancora una volta parte del modus operando di Martin, e lui fornisce sottilmente indizi su molti misteri duraturi (tra di esso l’identità del misterioso salvatore di Bran, Manifredde, ed i veri genitori del bastardo Jon Snow, teorie sulle quali per ora rimarrò silenzioso) mentre tiene queste rivelazioni sotto coperta un altro po’. Comunque, ci sono più che abbastanza sorprese qui per tenere sulle spine anche il più sfinito dei lettori, ed il tipo di piacere ribaldo, di sbalorditiva crudeltà, e colpi scioccanti che i devoti di Martin sono giunti ad aspettarsi dal suo lavoro.
A Dance with Dragons, finora il libro più lungo delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, potrebbe anche essere il lavoro migliore di Martin, un capolavoro teso e inflessibile che riafferma l’ossessione del lettore per la panoplia di indimenticabili personaggi che Martin ha creato, ed il brutale, luccicante e terribile mondo nel quale questi romanzi sono ambientati. Ci sono momenti di profonda perdita e di gioia palpitante, quando i draghi danzano ed il gioco del trono avanza, i suoi giocatori ed artigli affrontati una volta di più da nemici interni ed esterni. Proprio quando tutto sembra andare al posto giusto, c’è ancora un altro coltello scintillante, un’altra slealtà inaspettata. Machiavelli, ha trovato pane per i tuoi denti con Martin.


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