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Intervista a Ditocorto (Aidan Gillen)


Fonte: the university observer

AVVERTENZE: Ci possono essere vaghi spoiler sulla serie TV The Wire. Inoltre l'intervista parla anche di molte cose estranee a Game of Thrones.



Fuori dai Powerscourt Centre in una mite mattinata di domenica, Aidan Gillen forma una figura anonima. Caffè in mano, indosso una felpa nera con cappuccio e un paio di pulite Converse grigie, saresti incline a pensare che sia un teenager piuttosto che un attore celebre. Ma l’aspetto notoriamente da ragazzino dell’uomo di quarantatre anni  è nascosto dietro alla stanchezza e a uno sguardo diffidente; anche le chiazze di capelli grigi lo tradiscono.
 
Tutto di Gillen sembra un tentativo di distogliere dalla sua relativa celebrità; si descrive come “vagamente riconoscibile” e mostra di essere molto a disagio con l’attenzione del pubblico, specialmente per essere un attore. Dopo aver passato i precedenti quindici anni un ruoli centrali, nel paese natale e all’estero, in show come Queer as Folk, The Wire, Love/Hate e Game of Thrones, uno si aspetterebbe che si senta a casa sotto i riflettori, e nonostante l’aria impacciata, non è mai meno che ponderato ed eloquente. Considerato il suo sospetto verso la pubblicità, il suo recente ruolo come presentatore di RTÉ’s Other Voices è abbastanza appropriato. “Ho pensato da parte mia che sarei stato libero dal facile tipo di lavoro non alla ribalta; potevo semplicemente essere me stesso, guardare la gente che ammiro, suonare buona musica, buttare strani commenti qua e là. Quando ti lasciano il carico del negozio devi sono andare avanti come se sapessi quello che stai facendo, no? E’ così che impari, credo”.
 
A quanto si dice, Dingle agli inizi di dicembre, durante il festival Other Voices, è un posto magico in cui stare, e questo sentimento sicuramente non è stato sconosciuto a Gillen. “Io amo Dingle in quel periodo dell’anno in cui hanno lampadine lungo le strade e fa freddo; va bene iniziare a chiamarlo ufficialmente Natale. E poi è bello quando vedi i primi sudici rock’n’roller che camminano per la strada.
 
 “Direi che essere coinvolto è stata la vetta della mia vita recente… E’ stato un vero privilegio essere in grado di guardare questi spettacoli dal balcone di St. James”, la piccola chiesa in cui sono registrati gli show, ed è molto di basso profilo, quindi si può bazzicare un po’ qualcuno e tutti sono accessibili. Ci sono state belle chiacchierate e tazze di tè, ma anche serate fino a tardi con TV fuori della finestre delle stanze e capre disegnate che corrono per i corridoi di Benner Hotel.”
 
Questo genere di intimità si vede raramente tra il performer e i fan. Sicuramente non nel passato, ma forse più oggi con l’ascesa onnipresente del social network. Comunque, il lavoro di Gillen The Wire, in cui ha interpretato il politico ambizioso Tommy Carcetti per tre stagioni, ispira una passione irrefrenabile tra molti di quelli che incontra nella via quotidiana.
 
“E’ davvero notevole quante persone in Irlanda l’hanno guardato, principalmente tramite download illegali, poco prima che TG4 iniziasse a mandarlo in onda e prima della moda del cofanetto DVD, perché sono venuti e te ne hanno parlato. E’ in genere di show di cui alla gente piace parlare e discutere, perché c’è molto di cui parlare. E sei in un pub o in una strada a Dublino e passeggia qualcuno che è stato nello show, perché non parlarci? Quindi ero perfettamente consapevole della quantità di persone che lo guardavano e di cosa ne pensavano esattamente.”
 
Spesso riverito come Grande Romanzo Americano del ventunesimo secolo, The Wire è ancora un grande cult. Nel corso di sei anni a cinque stagioni, la visione cupa del dramma poliziesco da parte del passato giornalista del Baltimore Sun David Simon, è stata rabbiosamente consumata da un piccolo e devoto seguito, ma la sua leggenda continua a crescere nel corso di quattro anni dopo che il suo ultimo episodio è andato in onda, nonostante la sua natura complessa ed esoterica.
 
“La sua reputazione è sempre cresciuta e sta crescendo ancora adesso, in modo incredibile. Credo che la Stagione quattro abbia portato un sacco di nuovi spettatori. Le condizioni di ragazzi adolescenti rappresentati lì – Dukie, Michael, Namond and Randy – era impossibile che non venissero prese a cuore dagli spettatori. Questo è il punto in cui è davvero decollato, nonostante il fatto che era brillante fin dal primo episodio… A volte la gente non ama che lo specchio sia tenuto costantemente su per così tanto tempo, ma questo non li ha scoraggiati. Dobbiamo esserne grati.”
 
Il desiderio di Gillen di essere indulgente con il fandom è sorprendente, e in modo piacevole, ma durante la conversazione diventa chiaro che lui semplicemente è un fan altrettanto grande quanto questi ubriachi che lo avvicinano nei pub di Dublino. “Il mio personaggio preferito probabilmente era il ragazzino, Michael, ma mi piaceva molto anche Prez, in particolare quando è un insegnante. La mia scena preferita è quando Dukie gli prende i soldi nella Stagione Cinque. Dice che è per il college, Prez glieli dà e dice: “Bene, se è così, probabilmente ti rivedrò, e se non lo è, immagino di no”. Straziante.  
 
L’entusiasmo del nativo di Drumcondra per le sue rispettive serie si estende all’ultima produzione HBO, Game of Thrones. Avendo letto tutti e cinque romanzi (dalle dimensioni di mattoni) della saga A Song of Fire and Ice di George R.R. Martin, su cui è basato lo show, Gillen è un’autorità riguardo al reame quasi-medievale di Westeros e ai suoi numerosi coinvolgenti abitanti. Fino ad ora, l’adattamento televisivo ha risposto alle sue aspettative. “Mi piace l’ampio respiro dello show, che ci sono così tante postazioni nel gioco. Mi piace il fatto che sia duro, triste e divertente. E tutto è radicato nella reale esperienza umana, con qualcosa tipo di magico che ora inizia a filtrare. E’ stato guadagnato, quindi ci si può credere.”
 
Gillen interpreta il machiavellico Petyr “Ditocorto” Baelish, un giocatore di gran lunga più cerebrale, intricato e possibilmente faceto di quanto è abituato a interpretare. Ma fa in fretta a contestare le credenziali di cattivo del personaggio. “In realtà adesso sto cercando di allontanarmi dall’interpretare i cattivi. Forse firmare per sei stagioni nei panni di Ditocorto è in contrasto con ciò, ma io non lo vedo come un cattivo. E’ più uno stratega brillante e un sopravvissuto in mondo in cui ci si taglia la gola.” Dettagli sulla seconda stagione di  Game of Thrones si stanno diffondendo tra quelli che non hanno letto i libri, tuttavia a Gillen non dispiace rivelare qualche spoiler. “Ci sono alcuni forti personaggi nuovi (ci sono sempre con George R.R. Martin, e continuano ad arrivare): il fratello di Robert [Baratheon, il precedente re di Westeros] Stannis è uno molto ovvio da notare. Vediamo Ditocorto diversificarsi e intraprendere qualche viaggio, ed è bello uscire dalla casa”.
 
Con Tyrion Lannister (interpretato da Peter Dinklage, vincitore dell’Emmy Award) posto come principale consigliere del ripugnante Re Joffrey, molti sono ansiosi di vedere Gillen e Peter fare un tête-à-tête in una lotta di cospiratori. Comunque, ciò che Gillen predica è la pazienza dello spettatore. “Ho alcuni affari con Tyrion. Lui ora davvero domina la scena ad Approdo del Re… Ci sono molte cose in corso e non c’è fretta di accoppiare chiunque con chiunque. Avendo lavorato in The Wire, conosco i meriti del condurre un lungo gioco. E’ più interessante, e non accondiscendente.”
 
I creatori dello show David Benioff e D.B. Weiss hanno il difficile incarico di adattare un’amata saga fantasy, e dover condensare ogni libro in soltanto dieci ore di televisione non fa che complicare ulteriormente il problema. Tagliare attraverso la densità del testo di Martin è stato reso più semplice con l’uso delle “sexposition”: una commistione di sesso ed esposizione il cui nome risale al critico televisivo del TIME James Poniewozik. Nel suo uso comune nel corso della prima stagione, la “sexposition” ha aiutato a far sembrare grossi ammassi di informazioni meno tediosi per uno spettatore non avvezzo, e senza sminuire lo show agli occhi di Gillen. “C’è sempre stato molto parlare e molto sesso nei libri, quindi immagino che abbiano fatto combaciare questo, ed è una convenzione che funziona nei drama per la TV,” dice. “Certo, dirigo una catena di bordelli nella serie, quindi ci sarà sempre un po’ di movimento lì, ma si spera che non distragga troppo. Ora abbiamo i draghi, comunque”.  
 
Malgrado i programmi intensi, girare in location distanti come Dubrovnik in Croazia, il ghiacciaio Vatnajökull in Islanda e, ahem, Belfast per Game of Thrones, Gillen ha anche trovato il tempo per figurare in due serie del dramma malavitoso di RTÉ Love/Hate nei panni del boss John Boy Power.
 
Considerata la stima di cui Gillen gode, e le opportunità che ha nelle acclamate industrie televisive estere, perché ha scelto di figurare in un programma TV irlandese?  
 
 “Beh, perché no? Sono irlandese, questo è scritto e assodato. Probabilmente c’erano dei rischi e noi semplicemente non abbiamo una brillante tradizione nell’ambito dei drama per la TV, ma il rischio è un bene. Il pensiero è stato che sarebbe stato bello far parte di qualcosa che ha spinto fuori la barca. Ci ha messo fino alla seconda serie prima di trovare la sua impronta, ma lo sapevamo tutti e abbiamo lavorato per ottenere ciò. [Il creatore di Love/Hate] Stuart Carolan è uno scrittore incredibilmente talentuoso ed è un mondo quello che ha dipinto lì.”
 
Ovviamente, l’Irlanda non ha i soldi da investire in un’industria televisiva costosa, e lo standard dei programmi irlandesi difficilmente ha sconvolto il mondo, ma la calda accoglienza che ha salutato Love/Hate è sicuramente promettente. Comunque, Gillen non crede che la televisione irlandese abbia bisogno di essere salvata. “The Riordans era TV molto sofisticata e innovativa… Non è necessario che la TV faccia schifo.” Detto questo, non è intimidito nel proclamare quanto ritiene importante Love/Hate nel rispecchiare l’Irlanda contemporanea.
 
“Per una città dalle dimensioni di Dublino e un paese dalle dimensioni dell’Irlanda, c’è uno scenario feroce riguardo a droghe, gang, pistole e omicidi. Tutto è direttamente legato alla vasta domanda del consumatore per le suddette droghe. Un’economia incerta significa che le cose diventano più difficili e più sporche in questi affari… Senza dubitare dell’originalità del pensiero dietro alle serie, Stuart sta drammatizzando qualcosa che si trova sulle nostre prime pagine ogni giorno. Siamo tristemente familiari con questo mondo.”
 
Alla fine del servizio fotografico, Gillen sembra sollevato e molto più a sua agio, mentre la conversazione passa a uno studente TCD e al compagno di cast di Game of Thrones Jack Gleeson (“Hai visto il cartone GoT su YouTube? E’ bravo in questo – ha una collana appariscente attorno al collo con scritto TESTA DI CAZZO”). Ci sono scambi di saluti gentili prima che Gillen se ne vada giù per gli scalini e fuori dalla nostra vista, proprio come piace a lui.


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