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Intervista a Tywin (Charles Dance)


Fonte: westeros.org


Leggere il materiale originario [il libro] fa parte del tuo lavoro, o preferisci evitare di leggere qualunque cosa fuori dalla sceneggiatura?
 “Evito di leggere libri troppo spessi! Mi spaventano, e in più pesano molto nelle valige.
“No, resto ben ancorato alla sceneggiatura, perché è questo ciò con cui abbiamo a che fare, e si dà il caso che la sceneggiatura sia davvero buona. Se, lavorandoci, avessi pensato che la scaneggiatura non fosse molto buona, sarei tornato sul materiale originario e avrai cercato di capire perché quello era il caso. Ma gli scrittori sono stati molto intelligenti. La qualità della scrittura è buona quanto quella dei valori di produzione, che per uno show televisivo sono incredibili”.
 
Quindi non conosci il destino del tuo personaggio?
“Lo conosco, perché i cultori dei libri mi si avvicinano per strada e me lo dicono. Quindi ora lo so. E’ qualcosa”.
 
Uno dei quesiti più frequanti su Tywin è quanto capisce di fatti dei suoi figli, cioè dell’incesto tra Cersei e Jaime. Cosa ne pensi? Sa quello che succede, oppure è cieco a ciò? Questo influenza la tua performance?
“Penso che sia pronto, non per forza a perdonare, ma a tollerare tutto della vita del suo attraente figlio,  perché Jaime è la mela del suo occhio.  E’ l’epitomo della perfezione: alto, bello, grande guerriero, e tutto il resto. Purtroppo il suo altro figlio… probabilmente vorrebbe che fosse stato soffocato alla nascita.
 
Certamente, d’altro canto, Tyrion è il più simile a Tywin per molti versi, in termini di mente brillante e intelligenza.
“Sì! E’ piccolo solo di statura. Ha un grande intelletto, ha scaltrezza, è un grande lettore — è l’unico che legge mai qualche libro—ed è un personaggio straordinario. A questo punto, Tywin Lannister deve accettare che Tywion è piccolo solo di statura. In modo reclutante deve accettare che non è la cosa orribile che pensava che fosse.
“Siamo fortunati ad avere Peter Dinklage che lo interpreta, perché è straordinariamente dotato. E’ un ragazzo così grande con cui lavorare. Ho questo ricordo meraviglioso di lui nel film The Station Agent: è un attore fenomenale, lo è davvero.  Spesso, in certi ambiti del nostro lavoro, è molto difficile per le donne perché è un’industria ancora dominata dagli uomini, anche se abbiamo star femminili che hanno un grande profitto; ciò nonostante, le donne devono lottare molto più duramente. Ora immagina di essere di quella statura, in un mondo che è di questa statura, e devi lottare pure più duramente. E lui ha questo meraviglioso talento che porta avanti. Un ragazzo molto brillante, e dal cuore buono, un ragazzo davvero delizioso. Siamo molto fortunati a riguardo”.
 
Ti piace il personaggio? Sembra che tu interpreti sempre i cattivi.
“Sì, mi piacciono, ma non penso che lui sia un cattivo. No. E’ un uomo di principi: possono non essere principi tuoi o i miei, ma è piuttosto di principi. Ma no, non interpreto sempre i “cattivi”. Ho impersonato alcuni personaggi non cattivi. Ma se si presenta qualcosa di ben scritto come questo…
 “Sono attirato dai personaggi che ti spingono a farti domande, o che spingono al pubblico a farsi domande: perché lo sta facendo? Cosa vuole davvero? Questo è grandioso, per quanto mi riguarda. C’è un’ambiguità in lui, non sei mai abbastanza sicuro in che modo agirà. Ci sono scene in cui ho una giusta quantità di dialoghi, ma per la maggior parte del tempo è un uomo di poche parole… e non sorride nemmeno molto. Penso che sia un gran personaggio, ma non lo descriverei come un cattivo”.
 
A me sembra molto simile al Principe di Machiavelli, che sicuramente è un ideale che propone Macchiavelli, come modo migliore per governare.
“Oh sì. Sicuramente.”
 
Fino a che punto senti che Tywin lo stia fecendo per auto-accrescimento? O si tratta dell’orgoglio della sua famiglia? O la convinzione che le cose debbano essere fatte in un certo modo e lui sia l’uomo che deve farle?
 “In parte è l’orgoglio della sua famiglia, ma anche consapevolezza della propria posizione. E’ una società feudale, questo mitico mondo in cui tutti abitiamo, e nelle società feudali la gente ha i propri ruoli. Nell’industria cinematografica, tutti hanno il proprio lavoro e hanno il proprio status diverso. Tutti ne sono consapevoli. La signora del trucco non si immischia nel lavoro del location manager, e l’interprete di una piccola parte non la interpreta come Amleto, ma la interpreta per quello che vale. Non di più, e sicuramente non di meno. La gente è molto consapevole della propria posizione.
“Non è convinzione che una posizione sia superiore a un’altra. Hai un compito e devi farlo. Molti anni fa io ero un membro della Royal Shakespeare Society (lo sono ancora, ogni tanto ci torno), e l’ultima opera che ho fatto è stata Coriolanus. Ralph Fiennes ne ha appena fatto un film (abbastanza interessante, l’ho visto proprio la sera scorsa), ma c’è un personaggio che è molto consapevole della propria posizione. Io faccio il mio lavoro e lo faccio bene, tu fai il tuo lavoro e fallo bene, non lamentarti con me. Sii semplicemente felice della tua posizione. E’ il genere di società con cui abbiamo a che fare, è molto feudale.”
 
Hai lavorato in ogni genere di cose — teatro, film — ma come è in confronto a esse il modello televisivo della HBO, soprattutto il rigore?
“Penso che sia grandioso. E’ un progetto enorme, questo. I valori di produzione sono incredibili. Appare sensazionale. C’è molta roba di qualità proveniente dall’America al momento, sul canale Sky Atlantic. Roba davvero, davvero molto bona, e non mi interessa se è cinema o televisione, finché lo pensiamo come “qualità”. Il lavoro rimane lo stesso: il mio lavoro, il lavoro dell’operatore della telecamera, il lavoro del cinematografo, non importa dove lo fai.
“E’ un’operazione enorme, questa cosa. Centinaia di persone che ci lavorano, due o tre unità allo stesso tempo. E’ un grande lavoro, davvero.  Si confronta con le altre cose di cui sono fiero in modo molto favorevole . Ho fatto della spazzatura a mio tempo, certo che l’ho fatta, perché tutti abbiamo delle bollette da pagare. Questa non è affatto spazzatura, è roba grande”.
 
Per quelli che non hanno letto il libro, cosa devono aspettarsi dal tuo personaggio per questa stagione e per dopo?
 “Vengo preso di sorpresa. E’ un gran salto di fede, in realtà, per tutti noi. Quando qualcuno mi dice, “Ho questo film,” e io gli dico dimostrarmi la sceneggiatura. Poi se mi piace la sceneggiatura, la parte, il regista e così via, lo faccio. Ma per questo show, molti hanno accettato di farlo basandosi sul primo paio di episodi.  Non ho idea di quello che hanno intenzione di mostrare quest’anno, per nulla, ma continuerò a farlo per via della qualità del materiale che viene prima.
“Le cose che abbiamo fatto l’anno scorso, allo stesso modo non le conoscevo prima di arrivarci. Avevo visto il primo paio di episodi, ma le cose seguenti le abbiamo avute una settimana prima. E’ un gran salto di fede. Quindi cosa succederà quest’anno? Non ne ho idea, ma spero di essere sorpreso”.
 
Ti aspettavi che questo diventasse un tale fenomeno?
“Non mi sono reso conto di quanto i libri fossero diffusamente letti, davvero non me n’ero reso conto. Non ne avevo mai sentito parlare prima. Qualcuno mi ha detto “Oh, è una specie di Lord of the Rings per adulti”, cosa che è vera, perché c’è più rumpy-pumpy! Ed è abbastanza violento. Ma in qualche modo sono continuamente sorpreso, perché sono diffusi molto ampliamente, e lo saranno ancora di più adesso perché, come avviene per tutti gli adattamenti, una cosa che l’adattamento farà per il libro è far pensare alla gente “Oh, ora lo leggerò”. Cosa che è un bene, è un bene per tutti”.
 
Quando giochi al gioco del trono, vinci o muori. A volte il solo fatto di rimanere in vita significa vincere. Come ci si sente a interpretare un personaggio che è così potente e forse non è davvero consapevole della propria mortalità?
“E’ molto simile all’interpretare qualunque personaggio, davvero. Io fingo, questo è ciò in cui consiste il lavoro di un attore. Ma un uomo della sua età, un uomo della mia età, diventa sempre più consapevole della propria mortalità, ma in questa società la vita non è una commodity molto costosa. La gente finisce di frequente con la testa mozzata. Anche se è un mondo mitico, si può fare un parallelismo con l’Europa medievale, e lì la vita era poco costosa. La vita vale di più ora per noi, nel XXI secolo, ma chiunque abbia un po’ di conoscenza della storia sa che uno dei modi in cui ci siamo evoluti è quello di valutare di più la vita e di vivere in un modo che prolunghi la nostra vita.
 “Allora, credo, c’era un’accettazione del fatto che la vita andasse bene finché continuava, ma quando finisce, finisce. Per via della mia età, ho la capacità di mettermi nei panni di un uomo che deve ricordarsi spesso della propria mortalità”.
 
Credi che a Tywin piacerebbe diventare un re, nel profondo?
“Dal mio punto di vista, probabilmente è un uomo che pensa che se tocca esserlo, allora tocca esserlo.”
 
Gli altri personaggi hanno parlato di aver fatto le riprese in Islanda e a Dubrovnik. Dove ti è capitato di fare le riprese?
“Nell’Irlanda del Nord. Cerco di persuaderli che forse i Lannister andranno tutti in vacanza ai Caraibi o qualcosa del genere. Una volta sono stato a Dubrovnik per un festival di cinema. E’ molto bello, amabile. E ho filmato sull’Artico, sull’Artico russo e sull’Artico canedese. Ma in questo caso, mi è toccato solo Belfast. E’ abbastanza carino, ma non posso descriverlo come una location esotica, temo”.
 
Cosa ne pensi del fatto che tanti grandi attori e attori teatrali alla fine sono ricordati per i loro lavori in opere di fantascienza e fantasy, come Sir Alec Guinness o Sir Ian McKellen?
“Semplicemente lo accetti, davvero. Ricordo di aver fatto un filmcon Arnold Schwarzenegger alcuni anni fa, e dentro c’era Joan Plowright. Joan Plowright, il vedovo di Lord Olivier, il nostro primo lord teatrale, descritto come il più grande attore della sua generazione, che si è fatto strada nel canone classico del teatro ed è arrivato a fare alcuni lavori in film degni di nota. E c’è una battuta nel film in cui qualcuno si riferisce a lui… ed è ricordato per il suo ruolo nei panni di Zeus in Clash of the Titans, che non era affatto un grande film di Hollywood.
“Ho pensato che fosse abbastanza divertente. Sai, questa è la natura del business. I ricordi della gente cambiano, certo. Quando Game of Thrones viene mostrato, la gente verrà da me e me ne parlerà. Se mi capita di essere in qualche film di grande successo, questo è ciò di cui parleranno. A dire il vero, l’autista che mi ha portato oggi ha iniziato a parlare di un film cult che ho fatto con Eddie Murphy, The Golden Child, che per alcune persone è una sorta di film cult. La gente ricorda quello che le piace. Cerchiamo di accontentare più gente che riusciamo, Cerchiamo di fare l’impossibile, che è il cercare di soddisfare tutte le persone tutte le volte, cosa che è ridicola e non può succedere, ma la  gente comunque cerca di farlo in questo business.”
 
Ripensando alla tua carriera, qual’è la cosa di cui sei più fiero?
“Un film strano che ho fatto nell’Artico, chiamato Kabloonak. Era una storia su come Robert Flahertyè arrivato a fare Nanook of the North, che è stato il primo documentario di successo commerciale nel 1922, e Flaherty era il padre del documentario. Era una co-produzione Francese-Francese-Canadese-Russa, che è stata girata nell’Artico Russo e nell’Artico Canadese, e davvero c’eravamo io e quindici Inuit (e i loro cani). Abbiamo vissuto su un rompighiaccio nel Bering Sea per quattro giorni, a temperature a volte 34 gradi sotto zero. E aveva un regista francese, che purtroppo si è suicidato sei mesi dopo che il film è stato finito.
“Ha avuto una distribuzione molto limitata, perché era difficile da vendere: era un ibrido, fatto da creatori di documentari, con una buona sceneggiatura. E io ho ricevuto dei premi al Paris Film Festival nel 1994. E’ un film abbastanza degno di nota, ma siamo nelle mani di distributori ed exhibitors dell’industria cinematografica. Se loro decidono che non vogliono mostrare un film, il film non viene fatto.”


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