Qotho

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Qotho
Dati personali
299
Cavaliere di sangue
Khalasar di Drogo
Apparizioni
A Game of Thrones

Qotho è uno dei cavalieri di sangue di Khal Drogo.[1]


Descrizione Fisica

Qotho è un uomo di grossa corporatura,[2] con mani forti in grado di lasciare facilmente lividi.[3] Ha denti anneriti e labbra violacee, che rendono orrido il suo sorriso.[4]

Descrizione psicologica

Il suo carattere estremamente aggressivo[3] lo rende il più crudele dei cavalieri di sangue di Drogo,[2] tanto che anche i suoi cavalli sembrano avere paura di lui.[3] Come buona parte dei Dothraki, considera inferiore il popolo dei Lhazareen[2] e disprezza profondamente la magia di sangue e chi ne fa uso.[4] È molto veloce in combattimento.[4]

Resoconto biografico

Nel 298 Qotho partecipa alla festa organizzata da Drogo a Pentos, nel corso della quale il khal conosce la sua futura moglie, Daenerys Targaryen.[5]

Durante il matrimonio, come da tradizione, Qotho regala alla donna un grande arco in osso di drago a doppia curvatura.[1]

Celebrata l'unione, il khalasar si dirige verso Vaes Dothrak. Durante il viaggio maltratta le ancella di Daenerys: lascia lividi sulla pelle di Doreah ogni volta che la tocca e a volte conduce Irri alle lacrime. All'arrivo nella città sacra Qotho si reca insieme a Drogo e agli altri due cavalieri di sangue presso la Madre delle Montagne per compiere sacrifici, passando tutta la notte in quel luogo.[3]

Assiste poi alla Cerimonia di presentazione di Daenerys Targaryen al Dosh Khaleen.[6] Al banchetto che ne segue siede poco distante da Drogo e poi, quando Viserys si presenta nella sala e minaccia la khaleesi, lo prende per le braccia mentre viene disarmato.[6]

Qualche tempo dopo, sempre durante la permanenza a Vaes Dothrak, Qotho segue Drogo in una battuta di caccia allo hrakkar.[7]

Successivamente il khalasar di Drogo lascia la città sacra alla volta della Baia degli Schiavisti e si scontra con quello di Khal Ogo presso un villaggio lhazareen. Dopo la battaglia, Qotho si occupa insieme ad Haggo e Cohollo di tagliare le campanelle dai capelli degli sconfitti, Ogo e suo figlio Fogo, per donarle a Drogo.[2]

Quando vengono raggiunti da Mago, che si lamenta dell'interruzione degli stupri voluta da Daenerys Targaryen e la khaleesi propone che i dothraki prendano le donne con gentilezza e le sposino, Qotho le ride in faccia, rispondendo che il cavallo non si accoppia con le pecore. Poco dopo, quando Mirri Maz Duur si fa avanti proponendosi come guaritrice e motivando il proprio gesto con la convinzione che tutti gli uomini facciano parte di un unico gregge, Qotho le risponde con disprezzo, chiedendo ad Aggo di tagliarle la lingua, e poi la schiaffeggia per aver osato paragonare i Dothraki alle pecore. Visto che tuttavia Drogo, su insistenza della moglie, accetta di farsi curare dalla donna all'interno del tempio, Qotho la minaccia di farle male nel caso il Khal subisse qualche danno, poi si presta a tenerlo fermo mentre lei estrae la freccia.[2]

Dopo aver ripreso il viaggio vede tuttavia aggravarsi le condizioni di Drogo, che dopo essere caduto da cavallo viene portato febbricitante nella sua tenda. Qotho su ordine di Daenerys vi trasporta il baule contenente il materiale medico di Mirri Maz Duur, ma quando vede lo stato della ferita del Khal minaccia di morte entrambe le donne. Viene fermato dalle parole di Ser Jorah, che gli ricorda il rispetto che deve ancora alla sua khaleesi. Tuttavia, prima di lasciare la tenda, Qotho fa presente che dopo la morte di Drogo la donna perderà tutto il suo potere.[4]

Poco dopo, quando nel disperato tentativo di salvare il marito Daenerys decide di ricorrere alla magia del sangue di Mirri, Qotho sfodera l'arakh e si avvia verso la tenda per uccidere la maegi e fermare il rituale in corso; viene ostacolato prima da Quaro, riuscendo a liberarsene facilmente, e poi da Jorah Mormont. Durante lo scontro che ne segue, deride il cavaliere perché indossa l'armatura, riuscendo a colpirlo, ma la sua lama rimane incastrata nell'osso dell'avversario, che ne approfitta per contrattaccare e uccidere Qotho.[4]

Note