La Barriera 3.0 - Sito Italiano non Ufficiale su George R.R. Martin

NEWS

Intervista a Martin - Ottakars


Fonte www.westeros.org - Traduzione di Lord Beric



Nella prima carte della tua carriera sei stato conosciuto principalmente come uno scrittore di storie brevi, vincendo, credo, 3 Hugo e 2 Nebula (correggimi se sbaglio).

In effetti sono 4 Hugo e 2 Nebula - ho vinto un altro Hugo qualche anno fa alla WorldCon di San Antonio per il racconto BLOOD OF THE DRAGON, un estratto di A GAME OF THRONES. Anche un Bram Stoker ed un World Fantasy Ward, se ti interessa.


Con il passare del tempo sembra che tu si sia spostato verso formati via via più lunghi - romanzi, e poi una serie di romanzi con A SONG OF ICE AND FIRE. Mi chiedo quali ritieni che siano i punti di forza di ogni formato, e se ritieni di soffermarti ancora sui formati più lunghi o se vuoi rivisitare di nuovo le storie brevi.

Voglio fare ancora storie brevi, assolutamente, anche se non sono vere e proprie storie brevi. Anche negli anni '70 mi trovavo maggiormente a mio agio con la lunghezza del racconto o quella della novella. Voglio raccontare altre storie di DUNK&EGG, che sono presentati nella mia storia THE HEDGE KNIGHT in LEGENDS. Queste saranno novello. È solo questione di trovare il tempo. I libri di A SONG OF ICE AND FIRE sono molto pressanti, e non mi lasciato molto tempo per altri progetti.


Molte delle tue prime storie hanno luogo nel medesimo universo, visitato per l'ultima volta nelle storie raccolte in TUF VOYAGING. Hai programmato di scrivere altro in quell'universo?

Beh, mi piacerebbe scrivere altre storie su Tuf, un giorno, e ho anche un frammento di un romanzo di fantascienza intitolato AVALON che ho messo da paarte per scrivere A GAME OF THRONES. Ho una vera passione per quell'ambientazione, devo ammetterlo... anche se per certi aspetti mi sembra un po' datata, oggi. MI aspetto di visitarla di nuovo, un giorno.


Sei stato spesso descritto come uno scrittore romantico nel senso più ampio, e come dotato della sensibilità di un poeta combinata con la coscienza della brutalità dell'esistenza. I tuoi personaggi spesso vivono tra perdite e rimpianti, il fallimento nel raggiungere i propri propositi o di vivere per i propri ideali, un tema che si dipana dai tuoi primi lavori fino a A SONG OF ICE AND FIRE. Ci sono elementi autobiografici in questi crociati imperfetti come Laren Dorr, la Grande e Potente Tartaruga e Ser Jorah tra gli altri, o magari rifletono di più una visione generale della vita?

Uhm... beh, ho scavato senza vergogna nella mia vita creando la Grande e Potente Tartaruga, lo ammetto. L'infanzia di Tom è la mia infazia, comprensiva di cuccioli di tartaruga. Sfortunatamente non ho mai sviluppato la telecinesi... in caso contrario avrei potuto dare la caccia ai criminali dentro una Volkswagen corazzata, invece che scrivere romanzi. I miei altri personaggi sono meno autobiografici in superficie, ma al loro interno c'è molto di me in ciascuno di loro. Uno scrittore osserva le altre persone e si basa su tutto quello che vede e sente e prova, di certo, ma l'osservazione non ti può portare molto lontano. Per rendere veramente vivo un personaggio devi diventare quel personaggio, e questo significa scavare nella tua psiche, usare i tuoi sogni e i tuoi desideri... e anche le tue paure.


Per molti versi sei stato uno dei precursori del recente boom di storie di vampiri, con FEVRE DREAM. In cosa pensi consista il fascino delle storie di campiri, e perché sembrano essere diventate così popolari?

Le storie di vampiri sono sempre state popolari. Ho scritto anche storie di lupi mannari, fantasmi e zombie, ma nessuno di loro ha il fascino sensuale dei vampiri. Penso che l'aspetto erotico abbia molto a che fare con questo. C'è un romanticismo oscuro nei vampiri che nessuno degli altri mostri tradizionali può eguagliare. In FEVRE DREAM, Joshua York cita Byron ad un certo punto. "Ella incede in bellezza, come la notte." Sta parlando del battelo a vapore, ma le parole si applicano anche ai vampiri.


Negli anni '80 ti sei dato alla televisione, lavorando a serie come il nuovo THE TWILIGHT ZONE e BEAUTY AND THE BEAST. In che modo l'esperienza è differente dal lavoro editoriale? Ti ha insegnato qualcosa?

In definitiva mi ha fatto capire che volevo tornare ai libri. Oh, è stato un periodo emozionante, dico davvero. Ho lavorato con ottime persone e ho fatto molte cose di cui sono orgoglioso, ma la TV ed il cinema sono dei media collaborativi, e alla fine mi sono stancato di collaborare. Un libro mi permette di essere scrittore, direttore, produttore, addetto agli effetti speciali, addetto agli ambienti, comparse e attori, tutto in uno. Non devo contrattare la mia storia per venire incontro alle domande dello studio o della rete, o annacquarlo perché lo Stardard and Practice pensa che sia troppo violento o troppo sexy o troppo schierato politicamente. E non devo nemmeno preoccuparmi del budget! I miei script erano sempre troppo costosi, ad Hollywood.


Alla fine degli anni '80, sei stato il faro dell'eccellente serie di romanzi a mosaico WILD CARDS, lavorando con scrittori come Roger Zelazny, Melinda Snodgrass, Ed Bryant e Walter Jon Williams tra gli altri. Com'è collaborare così da vicino con così tanti scrittori diversi?

È stato a volte frustrante e a volte esilarante. Avevmo un gruppo fantastico di scrittori molto talentuosi, e un grandioso mondo in cui sbizzarrirci, e alcuni dei nostri brainstorming sono stati tra i più divertenti a cui avessi mai preso parte. Naturalmente, c'erano anche delle discussioni. Ma poiché io ero l'editor, le vincevo sempre... tranne quelle che ebbi su Hollywood. Raccontavamo grandi storie, e penso che abbiamo portato il concetto di "mondo condiviso" ad un nuovo livello. Nessun'altra serie ambientata in un mondo condiviso ha mai tentato cose ambiziose come i nostri romanzi multiautore.
In effetti, pare che WILD CARDS sarà a breve di ritorno. Stiamo negoziando un contratto che riporterà in stampa molti dei vecchi libri e ci permetterà di aggiungerne qualcuno. Non posso dire di più prima che il contratto sia firmato, ma non vedo l'ora di rivedere alcuni di quei personaggi.


Sebbene tu abbia sempre scritto sia fantasy sia fantascienza, A SONG OF ICE AND FIRE, mi pare, è il tuo primo tentativo nel tradizionale fantasy epico. A parte le considerazioni commerciali, cosa ti ha attratto del genere?

A dire il vero ho sconfinato diverse volte nell'high fantasy anni e anche decenni prima di iniziare a lavorare su A SONG OF ICE AND FIRE - THE LONELY SONGS OF LAREN DORR, THE ICE DRAGON, IN THE LOST LANDS, eccetera, anche nel mio rock'n'roll mystery horror fantasy, THE ARMAGEDDON RAG, ho chiamato la mia rock band inventata "I Nazgul", e intitolato il loro primo album "Hot Wind Out Of Mordor"
A GAME OF THRONES è stato il mio primo tentativo di fare un fantasy epico delle dimensioni di un romanzo, ma ho amato il genere per tutta la mia vita. Crescendo, non ho mai fatto distinzioni tra fantascienza, fantasy e horror. Leggevo THE DYING EARTH di Jack Vance, e il ciclo delle Fondazioni di Asimov subito dopo, e mi piacevano entrambi. E THE LORD OF THE RINGS ha avuto su di me un maggior impatto di qualsiasi altro libro io abbia letto.


I romanzi fantasy sono spesso ambientati in una sorta di versione idealizzata di come vorremmo che fosse stato il Medioevo. Una delle caratteristiche che rendono unico A SONG OF ICE AND FIRE per me è il modo in cui si combina il brutale realismo del Medioevo reale con elementi derivati dalla sue versioni idealizzate - le armature elaborate e l'araldica richiamano ovvie eco di Cahucer, Mallory e Spencer. È stata una decisione conscia di illuminare il modo in cui una società medievale vedeva sé stessa, oppure hai semplicemente trovato divertente giocare con questo simbolismo?

Beh, devo ammettere che mi piace l'araldica fine a sé stessa, sebbene abbia allentato alcune delle convenzioni araldiche del mondo reale. Molti pessimi fantasy sono ambientati in una sorta di Medioevo disneyano, e questo non mi piace, ma non volevo scrivere migliaia di pagine su fango e sanguisughe e pestilenze. Sarebbe stato altrettanto falso nell'altra direzione. Il Medioevo reale conteneva pestilenze e cavalleria, e volevo entrambi questi aspetti nei miei libri - in qualche modo innalzati, in quanto è un fantasy.


Sulla stessa falsariga, la società dei Sette Regni sembra intrappolata nella dicotomia tra i suoi alti ideali, espressi nei codici della cavalleria e dell'araldica, e la sua incapacità di vivere secondo questi ideali, come rivelato dalle terribili atrocità che descrivi mentre la guerra civile erode la maschera indossata dalla società. Qual è in questo la tua posizione?

Ogni società ha tensioni tra i suoi ideali e la sua realizzazione, ma in certe situazioni sono specialmente drammatiche. Il periodo medievale è stato una di queste.


A SONG OF ICE AND FIRE è chiaramente una saga epica in quasi ogni senso del termine. Ci sono elementi che sono propri di ogni convenzione del fantasy, come la guerra, la magia e i draghi. C'è una vera realpolitik machiavelliana, e anche elementi molto amati dal pubblico come i mammut, i giganti e cose che sembrano simili ai velociraptor! L'intera storia ha un sentimento epico, se non altro per la sua estrema lunghezza. Portare avanti un progetto come questo deve richiedere un impegno tremendo, ma ovviamente penserai che ne vale la pena (e anche io!). Come hai percepito l'intera esperienza, e qual è la tua opinione sul genere epico?

Questo è stato il mio primo progetto di una certa dimensione dopo un decennio di lavoro a Hollywood, dove dovevo tenere un occhio sul budget, scrivere copioni che durassero esattamente 46 minuti, e sceneggiature che non si azzardassero ad essere superiori alle 120 pagine. Dopo un decennio di tutto questo, volevo disperatamente realizzare qualcosa di più arioso, qualcosa che fosse grande, e ricco e magnificente.
Quando iniziai, avevo pianificato una trilogia. Tre libri di circa 800 pagine di manoscritto l'uno, stimavo. Se avessi tenuto fede alla cosa avrei già finito, con il libro finale prossimo all'uscita - ma una storia ha le sue esigenze, e questa storia era semplicemente troppo grande per essere contenuta in tre libri. Né alcuno dei libri completi si è fermato alle 800 pagine. Invece sono arrivati a circa 1100, 1200 e 1500 rispettivamente. E ne ho ancora tre...
Avessi saputo quanto sarebbero diventati grandi questi libri e quanto tempo mi ci sarebbe voluto per scriverli, probabilmente sarei stato troppo intimidito per scrivere la prima frase. Ma ora che ci sono in mezzo, sono felice di come sono venuti fuori. Avrei potuto raccontare una versione di questa storia in tre libri di 800 pagine, sì, ma non avrebbe avuto la stessa complessità, la stessa profondità di caratterizzazione o la ricchezza di dettagli che sono riuscito a raggiungere con queste pagine supplementari. Qualche volta grande è meglio.


Un altro elemento della serie che mi è piaciuto è il relativismo morale di molti personaggi. Molti fantasy si si basano sul cliché di cattivi in senso assoluto, ma i tuoi personaggi, anche mentre commettono gli atti più terribili, generalmente lo fanno sulla base di un interesse personale a breve termine o perché realmente credono di agire per il meglio. È stata una decisione deliberata o semplicemente è più interessante scrivere in questo modo?

Entrambe le cose. Ho sempre trovato i personaggi grigi più interessanti di quelli in bianco e nero. Non ho reclami sul modo in cui Tolkien ha gestito Sauron, ma in qualche modo THE LORD OF THE RINGS ha costituito uno sfortunato esempio per chi si è venuto dopo. Non volevo scrivere un'altra versione della Guerra Tra Il Bene E Il Male, dove l'antagonista si chiama il Re Folle o il Signore dei Demoni o il Signore della Decomposizione, e i suoi servitori sono schiavi subumani vestiti interamente di nero (ho vestito di nero i Guardiani della Notte, che sono di base delle brave persone in parte per contrastare questa irritante convenzione). Prima di combattere la guerra tra bene e male, serve determinare dove sta l'uno e dove sta l'altro, e questo non è così facile come certi fantasy vorrebbero far credere.


Analogamento, mostri una certa volontà di uccidere personaggi descritti come se dovessero essere chiave e che si vedono d'un tratto precipitare nella polvere. Queste improvvise dipartite di personaggi che sono spesso ad un passo dal conseguire i loro obiettivi mi sembra un dipinto dolorosamente crudo e realistico della guerra e delle imprevedibili oscenità che spesso genera. È difficile pianificare qualcosa che paia riflettere l'arbitrarietà della natura?

Difficile? No, non particolrmente. In effetti, io penso che ci sia qualcosa di vagamente oesceno nei fantasy epici che mostrano immani guerre mondiali che in qualche modo non causano alcun derio danno ai personaggi princiapli. La fiction è l'arte del mentire in modo convincente, ma mi pare che Mark Twain una volta disse che si sono bugie e pessime bugie (e i sondaggi, ma non addentriamoci nella cosa). Durante i miei anni in televisione spesso rifuggivo dalle ipocrisie delle emittenti, che volevano i loro spettacoli pieni di azione ma senza troppa violenza. Ne avevo abbastanza. C'era gloria nella guerra, almeno prima dell'apparizione delle pistole - tutte le nostre fonti antiche e medievali sono concordi su questo - ma c'erano anche orrore e dolore e paura, e una volta sceso in battaglia chiunque poteva morire.


Diresti quindi che il cieco destino è parte integrante di quanto vuoi esprimere nel genere fantasy epico, fermo restando che spesso si regge su temi deterministici, come le profezie?

Le profezie sono uno di quei temi del fantasy con cui è divertente giocare, ma con cui è facile scottarsi se non si sta attenti. Uni dei temi della mia opera, fin dall'inizio, è che i personaggi devono fare le loro scelte, nel bene e nel male. E fare delle scelte è difficile. Ci sono profezie nei miei Sette Regni, ma il loro significato è spesso oscuro e fuorviante, e raramente offrono ai personaggi un'utile guida.


Per finire, una recensione che ho letto commentava l'"estrema sanguinosità" di A SONG OF ICE AND FIRE. Qual è la tua reazione a questa opinione?

Prendo la cosa come un compliemnto! A parte tutto, A SONG OF ICE AND FIRE non regge minimamente il confronto con quanto accadeva nel vedo Medio Evo...


Commenta sul Forum