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La vita di George R. R. Martin - l'autore intervistato dal quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine


In questo articolo (tradotto), George R. R. Martin viene intervistato dalla Frankfurter Allgemeine uno dei più importanti quotidiani dell’oltralpe. Sebbene l’intervista sia piuttosto scandalistica, e magra di contenuti per quel che riguarda le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco (qualche chicca però la contiene!), ci offre comunque un importante ritaglio dell’ambiente, lavorativo e privato in cui Martin vive. Eccovi quindi la descrizione del suo quartiere e della sua casa, dei suoi assistenti, del ristorante messicano che frequenta, della sua dieta e di come trascorre le sue giornate. Il tutto infarcito da dettagli sulle Cronache, sparsi qua e là.

ATTENZIONE, l’intervista contiene spoiler pesanti fino a ADWD!!

 

GEORGE R. R. MARTIN, L’ EREDE AL TRONO

Di Melanie Altmann

08.12.2012° ° Milioni di Fan vedono in lui il Tolkien dei nostri tempi: l’autore Fantasy George R. R. Martin, creatore della Saga “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco”. Se solo quest’uomo potesse scrivere un po’ più velocemente.

Se il pane quotidiano di George R. R. Martin è questo, la preoccupazione per la sua salute, condivisa da milioni di persone è assolutamente fondata. La cameriera presenta allo scrittore un piatto di “Chiles Rellenos”: grossi peperoni verdi, ripieni di formaggio grasso, carne macinata e cotti in forno ben oleati. “It’s not actually good for you”, dice Martin, 64 anni. “But it’s so good”. (ndt. Lo so che non fa bene, ma é molto buono.)

Al mondo potrebbe importargliene poco di quanti peperoni al formaggio il leggermente obeso americano si faccia servire nella penombra del locale messicano “Maria’s” a Santa Fe, New Mexico. Invece per la forma fisica di George Raymond Richard Martin, si preoccupano milioni di spagnoli, giapponesi, tedeschi, polacchi e islandesi. E ovviamente americani.

Perché per questo uomo è vietato sparire, prima di aver raccontato ai suoi lettori come finisce la storia. “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco” si chiama la monumentale saga, che Martin sta scrivendo da due decenni. Cinque libri della saga fantasy, che parla di clan medievali e le loro faide, sono già stati pubblicati. Il racconto epico delle lotte per il potere per il trono di spade dei sette regni di Westeros, ha fatto guadagnare a Martin ca. 15 milioni di Dollari e un fandom simil-setta in tutto il mondo. Il Time lo ha soprannominato il “Tolkien americano” e lo ha collocato tra le 100 persone più influenti del mondo.

Ha sempre avuto i suoi fan

George Martin ha sempre avuto i suoi fan. I primi se li è guadagnati da bambino nel quartiere di lavoratori Bayonne, New Jersey, dove per pochi centesimi vendeva ai bambini del vicinato storie di misteriosi assassinii tra le sue tartarughe. Negli anni 70 Martin è diventato un segreto ben custodito dai fan del fantasy, negli anni 80 invece, è diventato famoso nella scena, e per la fine del secolo un autore best seller. Ma da quando la HBO produce i suoi libri come telefilm in una serie denominata “Game of Thrones”, la situazione è diventata folle.

Solamente negli Stati Uniti quattro milioni di persone hanno seguite tutte le settimane la seconda stagione di “Game of Thrones”, e ogni puntata è stata scaricata quattro milioni di volte illegalmente dalla rete. Martin ha venduto 15 milioni di libri, tradotti in 40 lingue. Per il racconto epico della onorevole famiglia Stark, la bella ma tosta principessa Daenerys, nata dalla tempesta, e i suoi draghi, lo scaltro nano Tyrion Lannister e le faide sanguinose tra Lord, cavalieri e non-morti è lungi dall’essere conclusa. Mancano due libri. Manca la conclusione.

Barba frusciante e bretelle

Prima di tutto Martin si fa impachettare dei panini per casa, “Sopapillas”, frittelle di pasta lievitata. Poi si avvia nel sole di novembre, sul parcheggio del “Maria’s”. Con il suo barbone bianco, la cappa nera e le bretelle sopra la sua pancia, lo si potrebbe scambiare per un babbo natale anticipato. Ma sono sempre di più le persone, che vedendolo non pensano a Santa Claus, bensì a – “Un attimo, ma quello non é… Scusi, lei non é…” Giusto. Proprio lui.

Montiamo in macchina e partiamo per la strada principale di Santa Fe, dritti, fino nell’ufficio di Martin. La Alameda Street, su entrambi i lati, è contornata da case tarchiate con facciate marroni, tanto da sembrare scatole di scarpe. “Lo stile architettonico si chiama Pueblo Style”, spiega Martin. “È previsto obbligatoriamente per legge dagli anni 30. Per questo la mia biblioteca può avere solo un piano superiore. Io la chiamo la torre dei libri. Ma è una torre piccolina.”

Da decenni Santa Fe attira letterati, pittori e attori. La piazza del mercato è circondata da gallerie e musei stretti gli uni agli altri. Zach Condon, 26 anni, cantante della Band Beirut, si trova a suo agio qui, come Cormac McCarthy, 80 anni, autore di “No Country for Old Men”, oppure l’attore Gene Hackman.

I turisti muoiono – Hehehe!

George Martin ha scoperto Santa Fe, incorniciata da una pittoresca catena montuosa, nel 1978, di passaggio per una convention di fantascienza a Phoenix. “Tanti turisti vengono qui, per passeggiare nelle montagne”, racconta l’autore dalla sedia anteriore. “Alcuni non si rendono conto, che qui siamo a 2000 sul livello del mare. O lo dimenticano.” La macchina svolta nella strada in cui abita George Martin e si ferma davanti al suo ufficio. “I turisti quindi partono, senza grandi riserve d’acqua”, racconto l’autore mentre si solleva dalla macchina. “Giá, e poi… muoiono!” Il pensiero lo fa sorridere. Hehehe!

Mai potrebbe un uomo, che dice di gettare ragni velenosi dalla finestra, piuttosto che ucciderli, augurare del male a turisti innocenti. Ma se persone fanno delle sciocchezze muoiono. Questo i lettori delle “Cronache del Ghiaccio e del fuoco” l’hanno veramente capito. Il medioevo, insegna Martin, non è un posto per rammolliti e purtroppo neanche per i giusti. Colpa tua, se combatti con la visiera aperta. Il nemico ti conficcherà un pugnale nell’occhio. E poi ti staccherà la testa e la inchioderà sui muri del castello davanti ai tuoi bambini. Ecco, questo è quello che ti ha portato il tuo onore.

Questo succede a Eddard Stark, uno degli eroi di Martin. Il simpatico Lord sopravvive solo al primo libro della serie (ndt. in verità non lo fa, l’autrice evidentemente non è bene informata). Come mano destra del regnante, Eddard a corte scopre un intrigo fatto di incesto e assassinio.

Sincero com’è si confronta con la colpevole. Brutto errore: perde la testa.

“Ti va un caffè?” Martin si accascia sulla poltrona di pelle nel piano terra della torre dei libri. Le pareti della biblioteca sono piene di vetrine che contengono le centinaia di miniature di cavalieri, che lui colleziona.

Che cosa La affascina dei cavalieri?

Adoro le loro variopinte armature e bandiere. Oggi tutte le armate vanno in guerra con l’uniforme. Nel medioevo invece, tutte le casate avevano i propri colori e i propri simboli, ed erano molto orgogliosi di questi: “Eccomi che arrivo, cavaliere Bill, e il mio simbolo è la capra!”

Un pesco mosca come Bill non sopravvivrebbe per molto nei suoi romanzi.

“Giusto, morirebbe dissanguato nel fango! No, Bill starebbe meglio della maggior parte delle persone: ha un’armatura. I combattenti del medioevo erano per la maggior parte contadini, che il loro signore prelevava direttamente dai campi. A ognuno veniva dato un bastone, e via, si andava in guerra.

È facile per Lei, uccidere i suoi eroi?

Oh, no. Certamente, ho pianificato il loro fato fin dall’inizio. Ma un po’ sono anche i miei figli, anche se suona strano. Particolarmente difficili in questo senso erano le “nozze rosse”.

Le nozze si trasformano in un massacro, perché le vittime, fidandosi delle leggi dell’ospitalità vengono disarmati.

La cosa più dura, che ho mai scritto. Continuavo a evitare di scrivere la scena, fino a quando il libro non era finito. Ma la sincerità nei confronti del lettore vieta, che un cavaliere batte 20 nemici. Cose del genere le fanno solo Indiana Jones, e tutti sanno che la sua vittoria non è vera. Le mie storie devono essere vere.

Lei è stato obiettore di coscienza. Vuole lasciare un messaggio contro la guerra ai suoi lettori?

Penso, che gli autori, come tutte le persone hanno l’obbligo morale, di migliorare il mondo. Tra l’altro, il narrare gli orrori della guerra con sincerità. Vorrei specificare che non sono un pacifista assoluto. Quando ho obiettato, mi hanno chiesto: “Saresti contro la violenza, se dei nazisti uccidessero la tua famiglia?” In quell’occasione ho risposto sinceramente, che ci sono anche guerre giuste. Nella seconda guerra mondiale penso che mi sarei unito ai combattimenti, ma non in Vietnam.

Oggi le guerre sono più umane?

No. L’invenzione dei droni fa sembrare pulite le nostre mani. Ma qualcuno sanguina in Afghanistan, quando qui pigiamo sul bottone. I miei eroi sono gli Stark, che almeno uccidono i loro condannati con le loro mani. Io non devo neanche uccidere l’animale la cui carne mangio. Se dovessi tirare il collo a una gallina, sarei un vegetariano.

I libri di George R. R. martin sono spesso descritti come fantasy per lettori, a cui non piace il fantasy. E questo ci sta. Chiaro, ci sono draghi che volano, preti rossi che praticano magia nera, pallidi zombie che strisciano attraverso boschi innevati.

“Ma questo è solo lo sfondo”, predica Martin in ogni occasione, anche adesso. “L’elisir vitale della storia sono tutte le persone che vi agiscono. Quando le loro voglie e i loro conflitti toccano il lettore, fa lo stesso, se il loro fato si chiude in una nave spaziale, in un ufficio o in un castello.”

Questo differenzia Martin da John R. R. Tolkien: I libri di Tolkien vengono filmati in 3D. Martin scrive in 3D. Tolkien fa scontrare il bene con il male, Martin manda in battaglia persone vere, con obiettivi e lealtà poco chiare; persone, che commettono grossi sbagli, ma che sono in grado di cambiare. Il loro comportamento sorprende, diverte, scandalizza e commuove. E, di continuo le vicende si svolgono in maniera diversa da come ci se lo aspettava.

Così non si può governare

W quindi Khal Drogo, capo di un’orda di guerrieri a cavallo, dopo alcuni problemi di comunicazione si trasforma in un amorevole coniuge della sua sposa forzata Daenerys. Questa a sua volta possiede una specie di arma di distruzione di massa: tre draghi vivi. Ma le bestie all’inizio sono deboli e poi non sono più da domare – così non si può governare. E ci sono – attenzione, allarme spoiler, qui si svela qualcosa! – l’arrogante Jaime Lannister, che prima si fa notare per la relazione incestuosa con la sorella, e poi per la sua mano lesta con la spada. Ma quando dei vagabondi gli mozzano la mano, anche Jaime impara l’umiltà.

Questi sviluppi, Martin se li inventa in una stanza semi oscurata, nella parte posteriore del suo ufficio-scatola per scarpe. Questa botola lo divide dal suo team, il cui più importante compito è quello, di procurargli calma, cucinare per lui, quando mangia da solo, e per giunta con cibi sani, fa notare il suo assistente Ty Franck. Il 41enne Franck, con i capelli marroni raccolti a coda di cavallo e lui stesso autore di fantascienza; è approdato da Martin nel 2001 per svolgere un po’ di lavori di segreteria, contabilità, e simili. “Il lavoro è cresciuto con la fama di Martin”, dice Ty.

Tre assistenti

Oggi, incastrate con i loro computer portatili, tra scaffali di raccoglitori, cartoni di libri, calendari e posta dei lettori, ci sono tre assistenti femminili. Sulle pareti sono appesi quadri, che i fan hanno dipinto ispirandosi alla serie – niente bozze amatoriali, ma arte, che altri fan comprano in masse.

Una volta, Martin stesso era un fan, che andava alle sci-fi-convention, per vedere i suoi autori preferiti, incontrare ragazze – tutte le sue relazioni sono partite dalle “cons”. Nelle stanze d’albergo organizzava party e vendeva le sue prime opere, il tutto accompagnato da birra, tenuta fresca in vasca da bagno.

Invece oggi, quando Martin va ad un raduno di fantascienza, Ty lo guida attraverso le porte posteriori in aule gigantesche e respinge il branco di fan, che rischia di schiacciare d’amore il maestro. Anche se il milionario vive nella stessa casa da vent’anni, se lavora nello stesso ufficio, se porta le stesse camice stropicciate, giuda lo stesso Mazda RX 7 Cabrio beige (targa: “GRRM”) – non serve a niente, lui è una star. Se il suo assistente non regolerebbe, chi vede Martin, dove viaggia, e quali bozze di cover possono essere visionate, i fan dovrebbero aspettare in eterno la fine della loro storia.

Sei anni di attesa per il V volume

Che alcuni siano un po’ preoccupati è naturali. Il quinto libro della serie è uscito dopo sei anni di attesa. Da allora sono passati un anno e mezzo. Chi ha tanta pazienza si consola con il fatto che nei libri finora pubblicati, con le loro tre trame principali, c’è ancora tanto da scoprire, e con gli allegati, che riempiono 50 pagine.

Martin è solito spargere Messaggi nascosti, piste sbagliate e frasi secondarie rivelatori nelle sue opere. Queste confondono, e stimolano la fantasia.

Nel più grande Fan-Forum estero.org, persone, che hanno letto i libri già cinque volte, discutono sull’idea che Martin ha delle donne, e di quanto sia emancipata la buona Sansa Stark. Libertari scoprono nei libri ammonimenti contro il centralismo e il potere della religione. Storici, decifrano che la città in rovina Valyria è ispirata da Roma, che il gigantesco muro di ghiaccio del nord  simboleggia il vallo di Adriano e che le orde di cavalieri Dothraki debbano essere i Mongoli.

Artista con i fan più fedeli

Poco fa un giornale online ha votato George Martin come artista con i fan più fedeli del mondo – prima di Lady Gaga, Justin Bieber o Harry Poter. Perché? Perché Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, per l’appunto, non sono ancora state raccontate del tutto. E “dispiegheranno il loro effetto aspirante ancora per anni a venire”.

Effettivamente, quello che preoccupa i 50.000 utenti di westeros.org, è come diavolo finirà questa storia. Il bastardo Jon Snow (ndt scritto “neve” in tedesco) riuscirà a portare i sette regni in guerra contro gli “Estranei”? Sarà ancora vivo? La tosta Daenerys, riuscirà a volare a casa dall’esilio per mettere il fuoco sotto il sedere agli assassini di suo padre?

Ogni volta che i disperati amanti di libri visitano il blog di Martin vengono a sapere, quanto esausta è quest’ uomo. “Qui si accumula troppo lavoro”, si lamenta rassegnato. “Quando torno nel mio ufficio dopo un viaggio, il mio livello di stress sale vertiginosamente.” Ma i fan trovano nel suo blog anche commenti lunatici sulle squadre preferite di Martin, i New York Jets. Vengono a sapere che il loro eroe è in tournee in Spagna, che nel dopolavoro spende il suo (no, il loro!) tempo libero con serie TV come “Lost”. È cosí che qualcuno diventa un lettore arrabbiato, un “GRRuMbler”, come si auto chiamano questi fan con riferimento alle iniziali di Martin, (che stando a lui non sono state aggiunte in memoria di Tolkien, ma per differenziarsi da altri George Martins come il manager dei Beatles). Nei forum quindi borbottano contro questo uomo, la cui opera tanto adorano.

Lei però capisce la frustrazione dei fan?

La capisco fino a un certo punto, perché ero e sono un fan anch’io. Sono toccato, dal fatto che i miei libri sprigionano emozioni del genere. Per questo cerco anche sempre, di essere carino, quando estranei mi parlano, anche se mi strappano da situazioni molto private. Insomma, in questa situazione, ci siamo dentro insieme.

Non può coinvolgere più persone nella creazione del libro?

Trovo, che l’arte non è una forma democratica, alla quale dovrebbero essere coinvolti i consumenti. Non sono un produttore di Hollywood, costretto a seguire una certa utenza. Per quanto amo i miei fan, non mi voglio far pilotare nel mio processo di creazione.

È troppo perfezionista?

Può darsi. Ma non posso fare altrimenti. Mi fanno arrabbiare dei piccoli dettagli, che oggi scriverei in modo diverso.

Per esempio?

Non farei più entrare in scena Tyrion con un salto mortale come un Clown del circo. Una volta vedevo il suo personaggio in modo diverso. In un mondo perfetto, avrei finito la serie completa, pronta e impachettata al mio editore. Ma, se l’avessi fatto, a 40 anni sarei scomparso, e riapparso solo all’età di 70. Ei, ragazzi, sono io, comprate i miei libri! Scommetto, che in quel caso lei non avrebbe fatto tutta questa strada da Francoforte per venirmi a trovare.

I libri nella sua testa sono completati?

Si, in grandi linee. Il resto mi viene mentre scrivo.

Ci descriva la sua tipica giornata da scrittore?

Non sono uno che si alza presto. Per le 11 leggo le mie mail, scrivo nel mio blog. Dopo pranzo cambio computer – scrivo su un PC senza internet, solo con programmi DOS. Così evito virus e fastidiose richieste di correzione, su come scrivere “Daenerys”. Lavoro fino a cena, poi di solito guardo la TV. Più tardi, spesso lavoro per un altro po’.

Lei sogna di Westeros?

Nel letto penso ai miei libri, prima di addormentarmi. Ma non sogno mai di loro – solo durante il giorno. Spesso, durante dei lunghi viaggi in macchina, sento le voci dei miei personaggi.

Come fa a immedesimarsi in 30 personaggi diversi?

Devo pazientare, finché sento le loro voci. Tyrion o Daenerys, li conosco bene, i loro capitoli scorrono fuori di me. Più difficili sono i desideri, le paure di Bambini come Bran Stark, o di un guerriero, come Victarion Greyjoy (ndt. scritto “amico del grigio”). Lui non è che sia proprio la spada più affilata dell’armeria, non so se mi spiego.

Si è pentito, di non avere un narratore onnipresente?

No, quelli non mi sono mai piaciuti, sono irrealistici. Ogni persona vede la vita in modo diverso. Si immagini, che adesso dietro la mia poltrona strisciasse una persona con un coltello. Lei mi avvertirebbe? Starebbe immobile? Solo lei, potrebbe sapere il perché delle sue reazioni. Sotto il soffitto non fluttua nessun fantasma onnipresente, che legge i suoi pensieri e può spiegare al mondo, cosa è successo durante i miei ultimi minuti sulla terra.

Qualcuno conosce il finale della serie?

Beh, ogni tanto lancio qualche palla al mio assistente Ty. Anche con mia moglie Parris, sperimento qualche idea. Alcuni capitoli li spedisco ad amici, che si intendono di storia militare e lotta con la spada. Ma alla fine dei conti sono il solo che lo sa.


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