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Intervista a Martin - Sequential Tart


Fonte www.sequentialart.com - Traduzione di Lord Beric.



Dalle pagine di Scott Tilson, "Sequential Art", hai dato una lista di raccomandazioni per la lettura dei fumetti. Hai ancora contatti con l'industria dei fumetti?

No, direi di no.


Quindi non hai letto nulla da quell'articolo?

No, non da quell'articolo, e no per un certo numero di anni prima di quell'articolo. L'ho seguito un po', ma al tempo in cui venne fuori la Image, ne venni fuori. Per me, quando si formò la Image, con l'impatto che ha avuto nel campo, i fumetti hanno definitivamente smesso di raccontare storie, che era la cosa che mi interessava, e sono diventate sempicemente un veicolo per le immagini. E al diavolo la scrittura.


Hai sempre considerato la scrittura un punto fermo dei fumetti?

Sicuro, mi ci sono cimentato di tanto in tanto.


C'è qualche storia in particolare su cui ti piacerebbe lavorare?

No, non è una cosa in cima alla lista dei miei pensieri. Sai, la serie WILD CARDS ha avuto passaggi a fumetti, per la Marvel/Epic. E ho fatto anche altre cose di tanto in tanto.


Hai mai pensato a realizzare un romanzo grafico di qualche tuo lavoro (a parte WILD CARDS)?

Di tanto in tanto l'idea mi ha attraversato la mente, ma è questione di trovare il tempo...


Scriveresti da te l'adattamento o ti rivolgeresti a qualcun altro?

Dipende dall'impegno. Probabilmente sarebbe più facile se lo facessi fare a qualcun altro. Fai un adattamento, e se è qualcosa in cui mi ci ritrovo, saremmo a posto...


C'è qualche artista o scrittore particolare che vorresti vedere impegnato su qualche tua opera?

Sceneggiatore o disegnatore di fumetti? No, non saprei... Sono un po' fori dal giro per quanto riguarda le persone che lavorano aui fumetti di questi tempi, quindi in qualche modo non sono preparato a rispondere a questa domanda.


Quali fumetti ti piacciano, e cosa ti piace di questi fumetti?

Sono cresciuto leggendo fumetti di supereroi, uno dei primi fan della Marvel negli anni '60, quando la Marvel era agli esordi. Quindi ho un debole per le storie di supereroi. Probabilmente WILD CARDS è nato da un desiderio frustrato di scrivere da solo storie come quelle. Naturalmente lo abbiamo fatto in prosa, e lo abbiamo fatto in modo un po' più realistico, ma è lo stesso impulso di base. Erano quelli, per la maggior parte, i fumetti che amavo, i fumetti Marvel dagli anni '60 agli '80.


Sei stato un giornalista per un certo periodo. Pensavi di diventare un giornalista di carriera, o era semplicemente un passaggio verso qualcosa d'altro?

Beh, mi è sempre piaciuto scrivere fiction... Ai tempi del liceo, ci si aspettava che facessimo ricerche sulla carriera che avevamo in mente, quindi io feci ricerche sulla scrittura del fantastico, ed ero stupito da quanti pochi scrittori del genere ci fossero! Ed era chiaro che non era gran che possibile essere scrittori di fiction a tempo pieno, e che molta gente seguiva quella carriera come applicazione part-time e che aveva un altro lavoro. Il giornalismo era qualcosa che mi interessava, e in cui erano coinvolte le abilità di scrittura, e io pensavo che potesse funzionare come lavoro diurno mentre di notte scrivevo romanzi. Come poi accadde, feci talmente bene che dopo pochi anni non mi serviva più quel lavoro. Quindi non ho mai inteso seguire la carriera di giornalista. Ma penso ancora che quell'allenamento mi sia stato utile. Mi ha aiutato ad acquisire molte abilità in termini di ricerca, di intervistare persone, e ha anche limato le mie abilità di scrittore.


Sei stato consulente sceneggiatore e produttore per lo show televisivo BEAUTY AND THE BEAST. Come sei entrato?

La solita procedura: hanno fatto un pilota, la rete ha ordinato lo spettacolo, quindi si doveva mettere insieme uno staff di sceneggiatori. Ron Koslow era il creatore dello show, aveva letto alcuni dei copioni che avevo fatto per THE TWILIGHT ZONE, che era lo show su cui lavoravo precedentemente, gli piacque quello che avevo fatto, quindi mi ha assunto come sceneggiatore-produttore. Sono stato su BEAUTY AND THE BEAST per tre anni, dall'episodio uno alla fine.


Che cosa hai fatto come consulente prima di diventare produttore?

Sono solo titoli, non significano molto. Ero uno scrittore-produttore. Scrivevo sceneggiature, venivo consultato sulle sceneggiature, aiutavo a produrre certi episodi, dall'inizio alla fine. I titoli significavano semplicemente che stavo salendo di grado, e guadagnando sempre di più. [risate]


Volevi veramente essere un produttore televisivo, o era solo un altro lavoro da provare?

[risate] Beh, non posso dire che fosse il lavoro che sognavo da piccolo. No, è successo a causa di un libro che ho scritto chiamato THE ARMAGEDDON RAG, un romanzo pubblicato nei primi anni '80, opzionato da un produttore televisivo di nome Phil Degarre. Phil mi aveva chiamato a discutere della sceneggiatura perché voleva trarne un film. Avemmo un certo numero di riunioni e discutemmo del suo approccio alla cosa e il tutto andò avanti. Accadde poi che un anno o due dopo Phil era il produttore esecutivo dello spettacolo TWILIGHT ZONE. Quindi, poiché già avevamo un rapporto, quando si è messo in cerca di scrittore ha deciso di darmi una chance, e quello è stato il primo momento in cui ho iniziato a pensare alla cose. Pensai che avrei potuto sfondare, e l'ho fatto, ha funzionato abbastanza bene.


Che cosa serve perché tu sia contento di uno show, a livello di storia e a livello personale?

Oh, penso che quello che si voglia alla fine sia narrare belle storie e begli episodi. In THE TWILIGHT ZONE in particolare ero veramente felice di imparare le basi, quindi ogni storia era per me un'esperienza di apprendimento su cosa si potesse e non si potesse fare. È un mezzo molto differente dalla prosa, devi avere a che fare con i budget, con quanto può essere ragionevolmente girato in sette giorni, con finanziamenti limitati e degli effetti speciali che negli anni '80 erano molto più limitati di quanto non siano ora. Quindi gradualmente metti da parte qualche abilità e impari come fare meglio le cose.


C'è qualcosa che avresti cambiato se avessi potuto tornare indietro? Qualcosa che ti sarebbe piaciuto fare e che non hai fatto perché è stato cancellato?

In BEAUTY AND THE BEAST? Beh, sì. Riguardo le cancellazioni... il grande declino che lo show ha incontrato è stato alla fine della seconda stagione, quando Linda Hamilton lasciò il acst. Avevamo terminato la seconda stagione con una gigantesca trilogia, un episodio in tre parti che portava ad un finale in cliff-hanger, avevamo pianificato un'altra trilogia per uscirne. Una vera trilogia fantasy-oriented di cui io ero uno dei creatori chiave. Si pensava di mandare in onda la seconda trilogia in apertura della terza stagione realizzando un arco in sei parti che unisse le due stagioni. Sarebbe stato qualcosa di molto ambizioso, e credo molto interessante. Sfortunatamente Linda lasciò il cast, quindi tutti i nostri piani fallirono, perché la seconda trilogia era ovviamente costruita su Linda e Ron, quindi invece abbiamo dovuto ideare una risoluzione per la trilogia con cui avevamo chiuso la stagione e scrivere un intero nuovo arco narrativo facendo uscire il personaggio di Linda e introducendone un altro. L'abbiamo fatto meglio che potevamo, ma era una situazione impossibile.


Hai mai letto i romanzi grafici di Wendy Pini, bastai sullo show?

Certo, molto tempo fa.


Che cosa ne pensi? Ti erano piaciuti?

Erano molto belli, è una brava artista, e amava lo spettacolo.


Pensi mai a tornare alla TV?

Beh, di tanto in tanto, ma ho i miei libri, adesso. I libri sono stati il mio primo amore. Voglio dire, ho fatto libri per vent'anni prima di finire coinvolto nella televisione. Sono ancora la cosa che amo di più fare.


Con o senza il tuo coinvolgimento diretto, ti piacerebbe vedere una miniserie TV su A SONG OF ICE AND FIRE, o magari un film, un giorno?

Beh, certamente mi piacerebbe, ma solo a certe condizioni e se ci fosse sufficientemente tempo. Nei primi tempi delle miniserie si usavano miniserie lunghe, come SHOGUN, venti ore, ventiquattro ore, addirittura ventisei ore. Questo è quello che ci vorrebbe. Sfortunatamente non se ne vedono più, si fanno miniserie da sei ore, da quattro ore. Le chiamano miniserie, ma sono poco più di un film.


Chi ti piacerebbe veder interpretare i personaggi?

[risate] Ci sono molti personaggi...


Per dire, vedrei bene Michael Ironside come Sandor Clegane.

Davvero? Interessante. Per quel ruolo in particolare io in effetti pensavo che Ron Perlman potrebbe fare un buon lavoro. È un uomo grosso, hai bisogno di qualcuno che sia grosso, molto imponente fisicamente e duro. E Ron è alto sei piedi, quindi va bene. Puoi anche renderlo più alto, come abbiamo fatto in BEAUTY AND THE BEAST. È abituato a parti in cui deve essere truccato. Sai che Sandor ha metà della faccia profondamente bruciata. E una cosa che ho imparato in BEAUTY AND THE BEAST è che questa cosa con è scontata. Alcuni attori riescono a lavorare con molto trucco, e lo fanno bene, altri no. È una fastidio, la protesi e così via tolgono mobilità al volto e limitano le tue espressioni facciali, e questo è un vero e proprio strumento per l'attore, quindi serve un certo tipo di attore per fare una cosa del genere.


È evidente che ci sia molto dietro a A SONG OF ICE AND FIRE. Cosa ti ha spinto a scrivere questa epica? Da quanto tempo l'avevi in testa?

Beh, è iniziata nel '91. È veramente venuta fuori per caso, non ci avevo mai pensato prima. Sai, stavo lavorando nel mondo della TV e del cinema da dieci anni, a quel punto, ed ero semplicemente stufo di avere tutti quei limiti, sai, portare tutto a centoventi pagine, o sessanta pagine per i copioni televisivi. Dover tenere a mente il budget, sapere la dimensione del cast, quante comparse, quali effetti speciali erano a disposizione e quali no. Volevo davvero slegarmi da tutto questo e fare qualcosa che fosse davvero su scala epica, con un cast di migliaia di personaggi.


la tua serie viene definita high fantasy, ma le curve e le svolte della trama sono quelle di un mystery. Mio padre una volta diceva di amare il fantasy perché al suo interno ha tutti i generi, mystery, horror, romanzo, magia... Che cosa ti piace del fantasy?

Beh, sai, ho sempre amato quella che mio padre chiamava "roba strana" quando ero ragazzo, fantascienza, fantasy, horror. Non ho mai fatto grandi distinzioni tra questi sottogeneri, era tutta "roba strana", e mi piaceva. Ho letto Tolkien al liceo, e ha avuto un enorme effetto su di me. Sicuramente è stato un libro che ho amato, sono semplicemente caduto nel suo mondo. Quindi volevo fare qualcosa di mio che potesse nfluenzare le nuove generazioni di lettori nella stessa maniera. Al tempo stesso volevo fare qualcosa di diverso da Tolkien. Mi sono ingegnato per farlo, forse non un vero mystery, sebbene ci siano degli elementi di mystery, ma certamente qualcosa che avesse il sapore del romanzo storico. Non c'è molta gente che legge ancora il fantasy storico, ma io lo avevo amato. È come la fantascienza o il fantasy, è qualcosa che ti porta in un altro mondo, mondi colorati e interessanti. Volevo fare una sorta di romanzo storico di una storia immaginaria. Quindi ho abbracciato il fantasy, ed è un fantasy relativamente leggero rispetto ad alcuni ci si trovano in giro.


Sei mai stato interessato a scrivere un vero romanzo mystery?

In effetti ci ho pensato di tanto in tanto. Mi piace leggerli. THE ARMAGEDDON RAG ha alcuni elementi strutturali di un mystery, inizia con il ritrovamento di un corpo, e un giornalista investiga su chi potrebbe averlo ucciso; sebbene ovviamente l'anima del libro non sia un giallo mystery, è qualcosa di più grande, ma ci va vicino. E poi ho scritto di un investigatore privato, Jay Ackroyd, che è stato la star di un certo numero delle mie storie di WILD CARDS. In un certo modo ho flirtato con il genere mystery di tanto in tanto. Eventualmente potrei cimentarmi con un romanzo mystery, sarebbe interessante.


In un'altra intervista avevi detto che ti paiceva il personaggio di Tyrion Lannister (di A SONG OF ICE AND FIRE), anche se è un cattivo. Sono stato abbastanza sorpreso della cosa perché non ho mai visto veramente Tyrion come un cattivo; è empativo, non è crudele senza motivo, a volte è anche gentile. Per lui hai in mente il ruolo di antagonista, non necessariamente malvagio, oppure diventerà più oscuro con il progredire della serie, come ha iniziato a fare alla fine del terzo libro?

Beh, sicuramente si sta muovendo in quella direzione. Quanto lontano arriverà su questa strada, bisognerà leggere per scoprirlo. Ma io ho cercato moltissimo di dipingere i miei personaggi in sfumature di grigio, non solo in questo libro ma anche in molti dei miei libri precedenti. Penso che i personaggi bianchi e neri siano noiosi, non credo siano reali. Penso che i veri esseri umani siano molto grigi, che abbiano bene e male mischiati dentro di loro. Nessuno si sveglia al mattino e dice "che cosa posso fare di malvagio oggi?". Tutti pensano di essere gli eroi della propria storia. Quindi Tyrion è pienamente giustificato dal suo punto di vista, e così molti degli altri personaggi. Anche gli eroi hanno debolezze, anche i cattivi hanno delle qualità.


Sai, una delle cose che mi piace della serie è che non sembra riconducibile ad un semplice bene contro male.

Beh, grazie. È proprio quello che cerco di esprimere.


Tutti i personaggi hanno momenti chiari e oscuri, compresi i bambini. Vedi qualcuna delle fazioni come completamente buona o cattiva? C'è qualche parte verso cui dovremmo tendere, o sta tutto a noi?

Dovete deciderlo. Io racconto la storia così come accade. Mi piace vedere i lettori discutere su chia torto e chi ragione. Ed è interessante porre alcune questioni morali, alla fin fine.


Hai detto che il libro è pesantamente basato sulla storia, e ho letto che c'è una particolare influenza della Guerra delle Due Rose. Ma ci sono personaggi influenzati dalle persone che conosci nella vita? E cosa pensi che ti abbia influenzato di più, la tua vita o la storia?

Beh, tutti i personaggi sono basati su di me. Perché l'unica persona che uno veramente conosce è sé stesso, dal di dentro. Quindi penso che tutti gli scrittori disegnino sé stessi più di chiunque altro. Ma certamente mi guardo intorno a partenti e amici e conoscenti e qualcosa di loro finisce dentro, e ho letto dei personaggi storici... e cerco di mettere tutto assieme.


Gli scrittori in erba sono sempre in cerca di consigli per sfondare nel mondo professionale. C'è qualcosa che vorresti consigliare di evitare, qualcosa che non devono fare?

Non realizzate le cosiddette "fan-fiction". Il termine non è molto indicativo, io scrivevo fan-fiction, ma scrivevo fan-fiction originali. Ero un fan, scrivevo dei racconti, quindi ecco le fan-fiction, ma si trattava dei miei personaggi e del mio universo fin dall'inizio. Penso sia una pessima idea per un giovane scrittore iniziare nell'universo di qualcun altro, che si tratti dell'universo di Star Trek, di quello di Robert Jordan o di quello di Marion Zimmer Bradley. Crete il vostro universo, create i vostri personaggi. Questa è una grossa parte di quello che significa scrivere, e se prendete in prestito il vostro universo da qualcun altro così come vedo che fa molta gente, non acquisirete le abilità necessarie a creare il vostro.


Che genere di ostacoli hai incontrato nella tua carriera quando cercavi di farti pubblicare?

Beh, vivere è sempre un ostacolo per un giovane scrittore, perché all'inizio non fai molti soldi. Hai sempre affitti e rate e conti da pagare... e penso che questo sia sempre un problema all'inizio per ogni giovane scrittore, perché ci sono molti altri lavori che pagano meglio e con maggiore certezza. E se hai una vita oltre la scritture, se sei sposato, se hai figli, se hai qualche pressione di questo genere può essere, non importa quanto tu sia bravo, che tu smetta di scrivere, o che tu arrivi a scrivere molto poco, per destinare le tue energie in un altro genere di lavoro.


Che cosa trovi che sia di aiuto e sostegno alla scrittura? Cosa ti fa mantenere l'interesse?

Non so, è che... Ho sempre amato scrivere storie, anche quando ero un ragazzo. Ero solito scrivere le storie e venderle agli altri ragazzi del vicinato per un nichelino. C'è qualcosa di meraviglioso nel creare un mondo e crearne gli abitanti e accedervi con la mente. È come se si vivessero le esperienze di cui si scrive.


Hai mai pensato di andare mai in pensione?

Probabilmente no. Non volontariamente, almeno.


Quali sono le tue abitudini di scrittura? Scrivi ogni giorno, lavori solo su un progetto alla volta?

Beh, ora devo confrontarmi con un paio di progetti. WILD CARDS è tornato in vita, quindi me ne sto occupando nuovamente. Ho alcune altre cose che vengono fuori di tanto in tanto. Ma il grosso progetto è il libro. Cerco di lavorarci cinque o sei giorni a settimana. Mi alzo al mattino, prendo il caffé e mi metto al lavoro. Dopo, è un'incognita. Alcuni giorni il lavoro va bene, mi calo proprio nel mondo. Inizio a scrivere e quando alzo la testa è già buio fuori e non capisco come sia passato il tempo. Ma altri giorni è come sudare sangue.


Oltre WILD CARDS e A SONG OF ICE AND FIRE, stai lavorando su altri progetti in questo momento?

Beh, ho alcuni contatti con le case editrici per ristampe, antologie, questo genere di cose. Niente di ancora ben definito, per ora.


Qual è la domanda più strana che ti sia mai stata fatta in un'intervista?

[risate] Beh, non saprei, alcuni intervistatori hanno queste domande stupide tipo "Se fossi un ortaggio, quale sceglieresti?" a cui non so mai come rispondere. E poi ci sono quelli che mi chiedono per cosa stanno le iniziali dei miei secondi nomi, a cui generalmente svicolo...


Qualcosa che vuoi dire ai tuoi fan?

[risate] Vorrei dire grazie per comprare i libri!


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