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Recensione de "Il Battello del Delirio"


Il quotidiano Il Manifesto ha recentemente pubblicato una recensione de IL BATTELLO DEL DELIRIO, edito dalla Gargoyle Books, a cura di Federico Ercole.

NB: la recensione contiene elementi della trama del libro.


VAMPIRI E SCHIAVISTI SUL MISSISSIPPI DI METÀ OTTOCENTO

Il Mississippi è l'arteria nella quale scorre il sangue infetto che attraversa il corpo malato delle terre meridionali dell'America di metà '800 ne IL BATTELO DEL DELIRIO, horror fluviale su vampiri e schiavitù di George R. R. Martin. Vampiri e schiavitù: due aberrazioni, l'una reale e l'altra fantastica, accomunate, nel libro, da un solo ceppo di follia tanto che all'occhio del mostro l'orrore degli uomini che sfruttano altri uomini diventa una giustificazione per il proprio nutrimento omicida. Un mostro non può condannare un altro mostro ma lo può riconoscere, come il serial killer Dexter, della notevole serie tv omonima, identifica gli assassini come lui. I vampiri, spiega Martin, si possono curare con una medicina che ne placa la sete, salvo che non tutti sono disposti a rinunciare al sangue e alla morte allo stesso modo di chi non può rinunciare alla proprietà degli schiavi per la sopravvivenza delle proprie attività commerciali.
In questo affresco cupo, dove i generi si mischiano in un'orgia batterica di stili e citazioni, Martin, abile autore di romanzi fantasy crudi e violenti, inventa eroi atipici le cui azioni danno un tono epico al racconto.
C'è Abner Marsh, leggendario capitano di battelli a vapore, un vecchio gigante corroso dal fiume, infiacchito da anni di viaggi e sventure, sognatore romantico senza sapere di esserlo, inconsapevole anche della propria pietas. E c'è Joshua York, che come Dexter è sospeso in una riuscita ambiguità tra mostro e eroe che verrà risolta solo in una fase avanzata del romanzo. È un giovane europeo miliardario i cui occhi possono aprirsi su spaventosi abissi di tempo, illuminandosi di immagini terrorizzanti. York offre a Marsh un patto luciferino: metterà a disposizione il capitale per realizzare un battello a vapore dalle dimensioni, dal lusso e dalla velocità inimmaginabili di cui Marsh sarà comproprietario e capitano, a condizione che quest'ultimo, come Elsa con Lohengrin, non chieda spiegazioni all'investitore su certe "stranezze" che avverranno sulla nave.
Comincia così la storia di un viaggio infernale dove i magnifici panorami non nascondono mai l'orrore e dove la notte e il giorno si susseguono in un crescendo di rivelazioni, mentre la disperazione e la consapevolezza del male aumentano dopo ogni approdo. Il terrore dei vampiri e l'oscenità dei neri massacrati e abusati siano essi uomini, donne o bambini – questo contrappunto tra realtà storica e fantastica risuona costante nel canto dolente di un'umanità che diventa caricatura abominevole di se stessa, mentre la bellezza svanisce in un delirante sogno di potere. I vampiri di Martin non sono quelli della tradizione letteraria che ha trovato il suo culmine in Stoker, sebbene come Dracula vantino una certa aristocrazia. Il sole li uccide come quelli visti al cinema ma solo dopo una lunga esposizione e, soprattutto, non possono trasmettere il proprio vampirismo. Come i licantropi di Jack Williamson (IL FIGLIO DELLA NOTTE) sono una specie umana diversa dalla nostra perché ha avuto un'altra evoluzione.
Assai poco soprannaturale, il romanzo di Martin è piuttosto un elegiaco bestiario verista dove gli elementi fantastici diventano "veri", perché così comuni alla nostra realtà da sciogliersi in essa, come il sangue si dissolve nell'acqua di un fiume, celando il suo rossore, ma non la sua chimica.


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