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Fato e Fortuna in Martin


Sul blog The Worlds of Ifs è apparsa un'analisi letteraria dell'opera martiniana, in riferimento al confronto tra il Destino e la Fortuna.


UN GIOCO DI SE

In EPIC AND EMPIRE, David Quint confronta i ruoli del Fato e della Fortuna nelle poesie rinascimentali merievali. Il Fato, sostiene, è allineato con la poetica Epica, che chiama la poetica dei vincitori. L'Epica storicamente segue l'unità di scena definita da Aristotele, in contrasto con la poesia romantica, che era molto episodica, mostrava svariati personaggi in avventure apparentemente sconnesse (i modelli classici sono l'ILIADE, che è la storia unica della furia di Achille e dell'assedio di Troia in opposizione all'ODISSEA, che racconta i viaggi quasi casuali di Odisseo). La poesia romanza, inoltre, mostra eroi baciati dai venti della fortuna mentre l'Epica, in contrato, presenta una storia monolitica in cui l'eroe è guidato dalla mano del Fato.

Alcuni dei modelli di questa poetica possono essere meno rilevanti al giorno d'oggi, ma credo che la questione se sia il Fato o la Fortuna a guidare la narrativa del moderno genere fantasy sia ancora una questione interessante. Voglio esprimere questo concetto come una questione di "se" (o meglio di "se solo"), comparando A SONG OF ICE AND FIRE di George R. R. Martin e THE LORD OF THE RINGS di Tolkien.

  • Se solo Ned fosse stato un po' più saggio, o avesse avuto un'idea più chiara di quello che Cersei sarebbe stata capace di fare se costretta
  • Se solo Lysa Arryn non fosse stata così debole
  • Se solo Sansa non fosse stata così scioccamente innamorata di Joffrey, o Joffrey fosse stato più disciplinato
  • eccetera eccetera

Fondamentalmente gli eventi di A SONG OF ICE AND FIRE dipendono dalle decisioni di uomini e donne, e dai colpi di fortuna. (Sì, era praticamente certo che Robert sarebbe morto nella caccia, ma finire scuoiato da un cinghiale era meno sicuro.) In THE LORD OF THE RINGS, per contrasto, le vere decisioni in cui si muovono sono talmente rare che Tolkien dedica un pezzo di capitolo alla decisione di Aragorn di seguire Merry e Pipino invece di Frodo e Sam (e anche questa è probabilmente una decisione con una sola scelta, alla fine). Più importante, leggendo THE LORD OF THE RINGS è difficile immaginare che un personaggio potesse agire diversamente da come fa. Frodo è un personaggio familiare che non capisce la profondità del pericolo - per forza fugge dalla Contea con tutte le sue forze. Analogamente, Aragorn porta gli hobbit attraverso le terre selvagge fino a Rivendell, non ci sono decisioni - usa tutte le sue capacità per scortarli al meglio possibile sulle strade che conosce.
Mentre A SONG OF ICE AND FIRE è ancora incompiuto, il contrasto tra Epica e Romanzo, tra la severa inevitabilità del Fato e i mutevoli venti della Fortuna è rivelata in queste due serie. Sauron e Gandalf partecipano ad un antico conflitto attraverso i loro servitori ed alleati, ma è difficile immaginare una conclusione diversa da quella scritta da Tolkien. Inoltre sostengo che fosse impossibile che Frodo non reclamasse l'Anello alla Voragine del Fato, o che Gollum non fosse obbligato a seguirlo a causa di come l'Anello avesse finito per dominarli entrambi. L'arco narrativo di THE LORD OF THE RINGS, ed in particolare il viaggio di Frodo, era scritto nel destino. Non ci sono scenari "se solo..." che avrebbero salvato Boromir, evitato il tradimento di Saruman o trattenuto i Signori degli Elfi nella Terra di Mezzo.
A SONG OF ICE AND FIRE, invece, non mostra nulla di questa inevitabilità. Il gioco dei "se solo..." è virtualmente infinito. Certo, ci sono profezie, guide occasionali - il richiamo dell'Epica è difficile da evitare anche per qualcuno che scrive intenzionalmente un fantasy anti-epico, ma ache queste visioni sono messe in atto da persone reali che prendono le loro decisioni, o lasciano che il caso le prenda per loro. Martin non è esplicito come i romanzieri del Rinascimento che chiamavano i venti della fortuna per decidere se un personaggio moriva tra i flutti o per guidarlo in una foresta senza sentieri: l'incontro tra Yoren ed Arya, o quello tra Catelyn e Tyrion possono essere letti più come delle vicissitudini che come la mano della Dea Bendata, ma a parte il piacere della lettura, non ci sono fondamentali differenze.

Per David Quint, la presenza del Fato o della Fortuna è parte del substrato sociale dell'autore. L'Epica è la poetica dei vincitori. Il rigido dominio del Fato mostra che la vittoria era predestinata. Il Romanzo, per contrasto, è la poetica degli sconfitti. Ogni successo o fallimento, insinua tale poetica, è dovuto ai mutevoli venti della fortuna, ed è quindi temporaneo. Non penso che l'effetto sia lo stesso nel fantasy contemporaneo, ma penso che significhe il Fato è spesso rimpiazzato dal Bene e dal Male, poteri oltre gli eroi, e quei libri dove la presenza del Fato non è percepita spesso enfatizzano la contingenza o le scelte individuali.


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