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Intervista a Martin - Time


Fonte tunedin.blogs.time.com (Parte I - Parte II - Parte III - Parte IV) - Traduzione di Lord Beric




Ho visto le prime due puntate, e mi è piaciuto particolarmente il casting dei ruoli, molto complessi, dei bambini.

I ruoli dei bambini sono stati i più difficili da riempire perché abbiamo scrutinato letteralmente centinaia di candidati per i tre ruoli princiapli. Per la maggior parte, erano attori bambini. Sai, vedi questi bambini e sono bambini, non attori. Per loro il successo è memorizzare le battute. Ed i genitori sono contenti che l'abbiano fatto, e questo è tutto.
E poi c'è l'altro estremo. Ci sono bambini a cui è stato detto dai genitori o dalla scuola di recitazione che devono emozionare. E quindi questi ragazzi si pongono all'altro estremo e puntano tutto sull'emozione, ruotano gli occhi e hanno una mimica facciale esagerata in ogni cosa, e questo è completamente innaturale.
Quindi ti vedi tutto questo e arrivi ad un punto in cui sei pronto a disperarti e dici, "Non ce la posssiamo fare, perché per la maggior parte degli attori bambini questa è una sitcom." Ed il loro ruolo nelle sitcom è fare smorfiette ed essere carini. I nostri bambini hanno invece dei veri ruoli drammtici in cui hanno a che fare con il dolore, la solitudine, la raccia, e molti altri sentimenti da adulti. "Mio Dio, dobbiamo farcela, lo sapete?" E poi trovi quella persona su cento, o quella su mille che improvvisamente... "Mio Dio, ti ringrazio, è grandioso." E Maisie Williams, che interpreta Arya, è stata una di queste. Voglio dire, dal momento in cui abbiamo visto il suo provino, lo sapevo, sapevo che era la nostra Arya, e lo stesso è stato vero per Sansa e Bran; anche per i loro ruoli ci sono due buoni attori. Sono stati straordinari.


I bambini sono stati invecchiati di un paio d'anni nel copione, giusto?

Hanno alzato l'età di tutti. Voglio dire, Sean Bean è sulla cinquantina, credo, e Ned Stark è... sui 33? Una cosa del genere, sì. Robb e Jon sono entrambi tra i 16 e i 17 nella serie TV e hanno 14 anni all'inizio dei libri. Quindi, tutti sono stati invecchiati, mi pare. È particolarmente importante per Dany, che inizia tredicenne nei libri. Ma ha un'attività sessuale completa a quell'età, cosa accettata nel Medio Evo, usato da me come modello. Molte nobildonne erano sposate a tredici anni o anche più giovani. Ma è una cosa non più accettata nella società di oggi e non volevamo aprire quel vaso di Pandora.


Cosa ti ha convinto che questi libri avrebbero funzionato bene come serie TV invece che essere adattati in un film, che, come mi sembra di aver caapito, era un'opzione che si era presentata in passato, corretto?

Era stata la prima proposta che avevo ricevuto. Ma sapevo dal primo minuto che il mio agente ha iniziato a mostrarmi quelle richieste e io ho iniziato a ricevere le domande dagli studi, dai produttori e dagli sceneggiatori, che non poteva essere un film. Semplicemente era troppo grosso. Voglio dire, THE LORD OF THE RINGS è stato fatto con tre film, e ci sono voluti quarant'anni per trovare uno studio che volesse farne tre film. Cioè, la maggior parte di questi diceva, "Beh, facciamone uno e vediamom come va." Il che è, nel caso migliore, una frase aleatoria. E poi ti ritrovi con una storia non terminata.
Come dicevo, comunque, l'intero libro, THE LORD OF THR RINGS - che Tolkien scrisse come unico romanzo, naturalmente, non come una trilogia, è più o meno delle dimensioni di A STORM OF SWORDS, QUindi, con già tre libri pronti in quel momento, ci sarebbero voluti nove film, e mi chiedo quale studio voglia garantire per nove film. Non ce ne sono. Avrebbero fatto un film e poi avrebbero visto come era andato. Ed in un film si perde il 90% dei personaggi e della sottotrama. Sono stato anche io uno sceneggiatore. Devi prendere un grosso libro come i miei e devi dire "Bene, qual è l'arco narrativo? Chi è il personaggio princiale? Bene, concentriamoci su questo personaggio e seguiamolo e abbandoniamo tutti questi personaggi secondari e queste trame secondarie e facciamone un film." Non solo non volevo che si facesse una cosa del genere, ma penso anche che non si possa fare, perché sin dai primi libri ho evitato di specificare chi sia il personaggio principale.
Pensavo, ovviamente, che con una serie TV potesse funzionare meglio, ma avevamo il grosso problema della censura operata dalla rete, con tutto quel sesso e quella violenza che in TV risaltano più di ogni altra cosa.


Non c'era nulla di paragonabile ad una serie della HBO quando hai iniziato a scrivere i libri.

Beh, c'era, almeno nel momento in cui il secondo libro è entrato in classifica. La mia conclusione definitiva era che se si doveva fare, doveva essere una grandiosa miniserie epica, come SHOGUN o ROOTS, sai, una di quelle miniserie in 27 puntate, che non realizzano più, oppure doveva essere una serie vera e propria.
E poi il fattore determinante sono stati David e Dan. Quindi quando i miei agenti hanno mandato loro i libri e abbiamo avuto un incontro e ne abbiamo parlato, beh, sai, loro volevano fare la stessa cosa che volevo fare io, quindi... il resto è storia, o infamia, o quel che è.


Una cosa che mi ha colpito quando ho iniziato a leggere i libri è che i capitoli si interrompono nel modo in cui lo farebbe una serie della HBO. Diresti che aver lavorato per delle serie TV ha influenzato il modo in cui sviluppi e strutturi la storia?

Penso di sì. Penso che l'abbia fatto. Sai, una delle cose che impari quando lavori per la televisione, è l'importanza delle interruzioni, perché, a differenza della HBO, le reti TV hanno bisogno di gente che ritorni dopo la pubblicità. Quindi sai, si vogliono sempre delle interruzioni che corrispondano a momenti di rivelazione, pieghe della storia, momenti di tenzione, cliffhanger, ma ogni atto deve poi portare da qualche parte. I momenti "da, da, da, da", come li chiama mia moglie Parris quando quadra LAW & ORDER... Voglio che la gente resti a sfogliare le pagine, tenerli incollati. E quindi cerco di finire ogni capitolo con un momento topico.
Un cliffhanger è un buon momento topic, certamente, ma non è l'unico. Può essere anche un... un momento legato ad un personaggio, un momento di rivelazione, deve essere qualcosa che ti spinga a voler leggere altro su quel personaggio.
Nei miei dieci anni passati nel mondo della TV e del cinema ho avuto la mia quota di frustrazione e rabbia e disappuneto, ma penso che, a lungo termine, sia una cosa risultatami utile da molti punti di vista.


Hai scritto l'ottavo episodio di questa stagione. Cosa vuol dire tornare indietro a quelle cose che hai fatto, 15, 20 anni fa?

Mi sono divertito un mondo. È stato fantastico.
Ero un po' ansioso quando mi ci sono messo, a diversi livelli. In primo luogo, ero ansioso sul rispetto della deadline, perché non sono andato bene con le deadline degli ultimi anni. E poi ero ansioso su come sarebbe stato tornare su quel genere di materiale su cui lavoravo negli anni '90. Ed ero ansioso sul fatto che mi sarei addirittura ricordato come si scrive una sceneggiatura televisiva. Insomma, è più di un decennio da quando ne ho fatta una. Ma è andata bene. Non ho cambiato molto, ho solo spostato da un mezzo di comunicazione dall'altro e fatto piccoli tagli e affinamenti, cosa che facevo spesso nei miei tempi a Hollywood. Ho rispettato la deadline, quindi anche da quel punto di vista. E mi sono ricordato abbastanza bene come fare una sceneggiatura.
In effetti, la cosa più difficile è stata adattarsi al nuovo software.


Ho giurato che non ti avrei chiesto del nuovo libro, e non lo farò. Ma poiché hai detto di avere un lavoro di scrittura in corso, assieme al lavoro di realizzazione della serie TV, i soggetti della serie, sperando che vada bene, si sovrapporranno a quelli dei libri? C'è un piano B?

Beh, tutto dipende dai fan. Non è arrivato nulla in sé dalla HBO. Parte di tutto questo dipende dalle decisioni che prenderà la HBO, che ancora non conosco, ma insomma, abbiamo fatto la prima stagione in 10 ore e, anche se non ho ancora sentito nulla di ufficiale, semvra che vada bene. Quindi sono molto contento di questo. Io speravo si arrivasse a 12 ore. Alcuni loro show arrivano a 12 ore, penso che THE SOPRANOS faccia 12 o 13. In ogni caso abbiamo fatto il primo libro in 10 ore. Se decideranno di fare A CLASH OF KINGS, saranno 10 ore o 12? A CLASH OF KINGS è più lungo di A GAME OF THRONES, ma, che siano 10 o 12 ore, può ancora essere contenuto in una stagione.
Il vero punto cruciale verrà con la terza stagione e A STORM OF SWORDS. A SOTRM OF SWORDS è un mostro, è gigantesco. Il manoscritto era 500 pagine più lungo di quello di A CLASH OF KINGS. E A CLASH OF KINGS era 100 pagine più lungo di A GAME OF THRONES. Non si può ridurre A STORM OF SWORDS in 10 ore. Penso che avranno bisogno di fare due stagioni. Vedi, si può spezzare a metà. E poi ci sono A FEAST FOR CROWS e A DANCE WITH DRAGONS, il libro che sto finendo in questo periodo, che sono in effetti due metà di un unico libro che giganteggia su A STORM OF SWORDS, perché hanno luogo nello stesso momento. Questi libri dovranno essere ricombinati e spezzati in due stagioni, o magari addirittura tre perché c'è dentro veramente tantissimo materiale.
Quindi a questo punto, la HBO deve scegliere se fare pià stagioni per questi libri più lunghi, oppure mantenere le 10 ore e, quel caso, tralasciare molto materiale.
Se prenderanno la seconda strada, se faranno A STORM OF SWORDS in 10 ore, allora sì, potranno raggiungermi ad un certo punto. Ma se prenderanno la strada che spero, allora credo di essere a posto. Non penso che mi raggiungeranno. Sai, mi seccherebbe molto essere raggiunto.


Quando penso alle serie HBO, mi immagino un genere consolidato, forse un po' reso in modo romantico, come DEADWOOD o ROME, e poi mischiato. Ci sono passaggi specifici nella storia del fantasy a cui ti rifai, o cliché che cerchi di evitare?

Sì, decisamente. Voglio dire, sono un grande fan di Tolkien. Ho letto i suoi libri quando ero matricola al liceo e mi ci sono affezionato tantissimo. Avevo letto altro fantasy prima, ma nulla di paragonabile. E, naturalmente, non ero il solo. Il successo avuto dai libri di Tolkien ha rivoluzionato il fantasy moderno.
Ma la maggior parte delle case editrici ha visto Tolkien come una stranezza: OK, questo è uno di quegli strani libri che escono una volta ogni tanto, e che diventano bestseller per ragioni che nesusno comprende, ma nessun farà mai un altro libro come quello. Ed è stato Del Rey alla Ballantine Books, che poi divenne Del Rey Books, a prendere di petto questo assunto alla fine degli anni '70, pubblicando THE CRONICHLES OF THOMAS COVENANT di Stephen R. Donaldson e THE SWORD OF SHANNARA di Terry Brooks, i primi veri tentativi di seguire le orme di Tolkien... entrambi coronati da successo. E questo ha portato ad una caterva di imitatori di Tolkien.
Come fan di Tolkien, ho preso molti di loro ad esempio. E ne ho odiati altrettanti. Mi sembrava che imitassero Tolkien senza capirlo, e che imitassero il lato peggiore di Tolkien. Insomma, amo Tolkien ma non credo che fosse perfetto. Quindi volevo fare qualcosa che replicasse non solo a Tolkien, ma a tutti i suoi successori che ne avevanos eguito le orme. Ed essenzialmente dare un taglio a tutto questo, non so, una cosa del genere.
Ero anche un lettore di romanzi storici. Ed il contrasto tra questo genere e la maggior parte dei fantasy del tempo era terribile, perché molti degli imitatori di Tolkien hanno scelto un'ambientazione pseudomedievale, ma è come una Disneyland del medioevo. Sai, ci sono le nappe e ci sono i lord e cose del genere, ma sembra che non riescano a cogliere cosa significhi essere nel Medio Evo. E poi leggi i romanzi storici che sono molto più terra-terra e realistici e veramente comprendi cosa significhi vivere in un castello o andare in battaglia con una spada e cose del genre. E mi sono detto che quello che volevo era combinare parte del realismo dei romanzi storici con parte del fascino del fantasy, quel senso di magia e di meraviglia che il miglior fantasy sa evocare.
Sebbene ami i romanzi storici, il mio problema con essi è che sai come va a finire. Vedi, se stai leggendo qualcosa sulla Guerra delle Due Rose, per dire, tu sai che quella piccola principessa non uscirà dalla torre. Il fantasy, naturalmente, non ha questi vincoli. Hai ancora quello stimolo, che penso che sia uno dei motivi per cui si leggono i libri, del "Cosa succede dopo? Mi piace questo personaggio, ma, oddio, vivrà o morirà?" Volevo quel tipo di suspance.


C'è anche una modalità più complessa nei personaggi e nelle situazioni dei tuoi libri. Non si tratta solo di persone che sembrano malvagie e si rivelano migliori di quel che sembrano, ma a volte emerge il tema che l'onore può essere una sorta di handicap.

Sì, sono sempre stato attratto dai personaggi grigi. Ho sempre considerato come la Bibbia il discorso di accettazione del Premio Nobel di William Faulkner nei primi anni '50, quando disse che il cuore umano in conflitto con sé stesso è l'unica cosa di cui valga la pena parlare. Ed io penso che sia vero.
La battaglia tra bene e male è un tema comune a gran parte del fantasy. Ma io penso che la battaglia tra bene e male sia combattuta principalmente all'interno dell'animo umano, tramite le decisioni che prendiamo. Non è che tutti i malvagi vestono di nero e siano brutti. Questa è una delle cose realizzate da Tolkien; lui ha lavorato favolosamente, ma nelle mani dei suoi imitatori, si sono creati dei cliché. Insomma, le creature simili ad orchi, che si vestono sempre di nero e sono orribili e hanno deformità al volto e cose del genere. Si potrebbe dire che se qualcuno è brutto, allora deve essere malvagio. E poi gli eroi di Tolkien sono tutti molto belli, e tutto qquesto, naturalmente, è diventato un altro cliché nelle mani dei suoi imitatori.
Insomma, io amo Tolkien, lo ripeto perché non voglio che passi il messaggio che lo sto denigrando. Ma io voglio andare oltre. Uno dei miei personaggi preferiti in THE LORD OF THE RINGS è Boromir. Boromir è un eroe tradizionale in molti sensi. È il principe, l'erede di un grande regno, molto coraggioso, un grande guerriero e tutto il resto, ma alla fine soccombe alla tentazione dell'Anello. Ma poi muore eroicamente, proteggendo degli innocenti. C'è un enorme senso di grandezza in lui.
Saruman è un altro personaggio interessante, il Mago Bianco schierato dalla parte del bene per - letteralmente - centinaia se non migliaia di anni, poiché i maghi non sono uomini, sono Maiar, e hanno una vita lunghissima. Eppure alla fine soccombe anche lui. Questi sono due personaggi il cui cuore vive un conflitto.


Boromir, in ultima analisi, vuole l'Anello perché vuole fare ciò che ritiene sia la cosa giusta.

Vuole prendere questo oggetto ed usarlo, sì. E questo genere ci cose mi ha sempre interessato. Ma volevo anche fare qualcosa di più; ho letto molto riguardo storia medievale, storia romana eccetera, sulla politica di quei tempi. Seguo la politica contemporanea. E quello che mi colpisce è che queste cose sono tremende. Molta fantasy le rende semplici: un buon uomo diventa un buon re. Ben, un buon uomo non è sempre un buon re. Ed un uomo cattivo non sempre è un cattivo re. È una cosa molto complicata. Se guardo alla mia vita, penso che il miglior uomo per servire come Presidente nel corso della mia vita è stato Jimmy Carter. Come essere umano, il migliore possibile, ma non è stato un bravo Presidente. Non lo è stato. La bontà non fa automaticamente sbocciare i fuori.
E poi guardiamo a ciò che io penso sia un cattivo uomo, come Richard Nixon. Anche Nixon, per certi aspetti, è stato un cattivo Presidente, ma per altri è stato ottimo, come nell'apertura alla Cina e cose del genere. Volevo mostrare il modo in cui vengono prese le decisioni e le loro possibili conseguenze e come le cose funzionassero o meno. Questo è il genere di cose che mi interessano.


Come hai detto, tu scrivi fantasy, puoi dare alla storia l'andamento che desideri. C'è qualcosa che tu prendi in prestito da quello che vedi nel mondo reale, nella nostra storia, usandolo nel tuo mondo?

Penso che a faro ci si guadagni in... uhm... realismo. Di solito non ci si fa attenzione nel fantasy perché è facile da mettere da paarte. La magia è una cosa particolare... insomma, i miei fantasy sono low magic comparati con la maggior parte degli scritti del settore. Ed in questo senso seguo le orme di Tolkien perché se si guarda effettivamente a THE LORD OF THE RINGS come ho fatto mentre scrivevo, la Terra di Mezzo è un mondo molto magico, è un mondo di prodigi e meraviglie e tutto il resto, ma c'è poca magia presente sulla scena. Ci hai mai fatto caso? Non si vede mai Gnadalf lanciare una magia, o creare palle di fuoco. Se c'è una battaglia, estrae la spada. Fa fuochi artificiali... la sua verga riluce. Cose da poco. Anche l'Unico Anello, insomma, il grande e potente Anello, alla fine tutto quello che fa è rendere le persone invisibili.
Non si sa, si crede che abbia grandi poteri di dominazione, ma anon è che Frodo lo indossa e dice ai Nazgûl cosa fare. Non funziona così. È una cosa sconosciuta, misteriosa. Ed io penso che questo genere di magia sia positivo. Un errore che vedo spesso nel fantasy di bassa qualità è la ricerca dei mondi ad alta magia. Ci sono potentissimi maghi e streghe e stregoni che possono discruggere intere armante... e le armate esistono! No, non funziona così. Se c'è un uomo che che può andare, fare casino e i tuoi 10.000 uomini sono morti, non metterai mai assieme armate da 10.000 uomini!
Ma la gente non pensa alle conseguenze. Hanno questi maghi potentissimi ma ci sono ancora re e lord... perché quei maghi non dominano il mondo? Insomma, il potere passa di lì.
E poi ci sono che semplicemente non quadrano con la storia. In un certo senso io cerco anche di rispondere a questo. Ad esempio i matrimmoni combinati; per come li si vede nei romanzi storici e negli show televisivi, quasi sempre quando c'è un matrimonio combinato, la ragazza non lo desidera, lo rifiuta e scappa con lo stalliere. Questo non accadeva mai. Mai. Ci sono stati migliaia, decine di migliaia, forse centinaia di migliaia di matrimoni combinati nella nobiltà medievale, e la gente ci era abituata. Funzionava così. Non ci si ponevano domande. Sì, occasionalmente si desiderava qualcun atlro, ma non si scappava con lo stalliere.
E questa è un'altra cosa che non mi va dei fantasy. I cattivi autori di fantasy adottano le classi strutturate del Medio Evo, in cui ci sono le case reali e poi la nobiltà e poi la classe mercantile e poi i contadini eccetera. Ma non sembrano capire cosa significa. Ci sono scene in cui la contadinella dice di no al bel principino. Il bel principino a quel punto avrebbe violentato la contadinella. Le avrebbe strappato i vestiti e poi l'avrebbe violentata.
Insomma, le classi sociali avevano un senso. Avevano delle conseguenze. E le persone erano educate dall'infanzia a sapere quale era il proprio posto, quali erano i doveri ed i privilegi della loro classe. È sempre una frizione quando qualcuno esce da questo scherma. Ed io ho cercato di riflettere anche questo.


Hai dato molti input sui dettagli visivi della realizzazione del mondo (della serie HBO)?

Non particolarmente. Insomma, di tanto in tanto mi mostravano qualcosa ed io commentavo, ma il punto principale su cui sono stato coinvolto è stato il casting... mi chiedevano se era quello che immaginavo, ed io rispondevo sì, no, non proprio. Ho una forte immagine visiva di come dovevano apparire. E a meno che qualcuno non abbia letto la mia mente, sarebbe stato molto difficile coglierla.
Ma hanno fatto un ottimo lavoro. Se hai a che fare con dei creativi, devi lasciargli fare i creativi. Non puoi assumere un costutmista e poi disegnare i vestiti al posto suo correggendolo e dicendogli di seguire passo passo quello che c'è nei libri. A quel punto prendi uno staff mediocre.


Aver lavorato nella TV ti ha dato la sensibilità necessaria per questi compromessi?

Il mio primo script è stato un episodio di THE TWILIGHT ZONE intitolato LAST DEFENDER OF CAMELOT, basato su un classico di Roger Zelazny. Roger, che viveva qui a Santa Fe, è stato un mio carissimo amico fino alla sua morte nel 1995. Mi ricordo quando ho iniziato, dicendo, "Hollywood, rovinano sempre tutto quando lo adattano, cambiano sempre le cose. Non dovrebbero cambiare nulla... Io farò un'adattamento assolutamente fedele della storia di Roger."
E poi quando ho iniziato il processo, naturalmente, mi sono accorto che era impossibile. Il climax della storia di Roger è un combattimento tra Lancillotto, eroe della storia, ed un'armatura incantata chiamata il Cavaliere Vuoto. Non c'è nessuno dentro, ma è stata incantata da una magia malvagia per combattere. E la battaglia ha luogo in una versione riveduta e corretta di Stonehenge. Ed ecco cosa avevo scritto io, esattamente quello che Roger aveva scritto, nel mio primo tentativo.
Poi mi ha chiamato il produttore, e mi ha detto "puoi avere Stonehenge o i cavalli, non puoi avere entrambi, perché qui non abbiamo una Stonehenge e dobbiamo costruirla sul set. E se portiamo i cavalli, quando quelli iniziano a galoppare ci distruggeranno le rocce. Quindi possiamo prendere i cavalli e andare nel bosco, ci sono questi bellissimi alberi e tutto il resto. Non possiamo mettere qui le rocce di Stonehenge, perché il vento le porterebbe via."
Quindi ho chiamato Roger, che l'ha presa bene. Gli ho chiesto, "beh, vuoi i cavalli o vuoi Stonehenge?" E lui ha risposto, "Voglio Stonehenge." Quindi ci siamo liberati dei cavalli ed abbiamo filmato sul palcoscenico con due cavalieri che combattevano a piedi. Ed ha funzionato.
E poi ho avuto i miei primi assaggi dei cambiamenti che non si vorrebbero fare... Nel mondo della TV, e certamente negli anni '80, le reti televisive tendevano a ridurre molto i budget; volevano sapere esattamente cosa si sarebbe girato.
THE TWILIGHT ZONE è sempre stato un incubo per loro, perché era un'antologia. Abbiamo fatto spettacoli drammatici, fantascienza, fantasy, storie introspettive, commedie. La rete aveva deciso che THE TWILIGHT ZONE doveva essere la storia di persone normali sottoposte a circostanze straordinarie. Appunto, entrare nel crepuscolo. Joe arriva ed incontra qualcosa di strano; entra nel crepuscolo. E deve vedersela con i marziani o chissà che altro.
Ora, stiamo facendo il cast. Stiamo per andare in produzione ed uno dei capi dice, "Un attimo, un attimo. Qui non ci sono persone ordinarie. I personaggi sono Merlino, Morgan LeFay e Lancillotto. Questo non è THE TWILIGHT ZONE, non potete farlo!"
Quindi ci hanno costretto ad aggiungere una persona qualunque. Ho aggiunto un personaggio chiamato Tom, che viaggia con Lancillotto come una specie di scudiero, senza alcuna particolare funzione che essere nella storia. Ma doveva esserci. Spiegarlo a Roger è stata la parte peggiore.
In ogni modo, devo ammetterlo, quando hanno iniziato a costruire Stonehenge sulla scena dietro al mio ufficio, è stata una corsa incredibile. Quindi già dal primo episodio, ho sperimentato entrambe le facce di cosa significhi lavorare nella televisione. Ed improvvisamente ho realizzato che quando l'episodio sarebbe andato in onda, l'avrebbe visto molta più gente di quanta avesse letto tutti i libri e le storie che avevo scritto fino a quel punto della mia vita.


Quando hai una grande storia mitologica come GAME OF THRONES, è probabile che spesso per il pubblico sia più sempice calarsi in un livello di contatto immediato. Una cosa comune delle serie TV nella loro prima stagione è il mistero. Jon Arryn è stato ucciso, e da chi?

Sì, certo. Piace avere un paio di sottotrame attive...


Hai visto LOST?

Ho visto LOST. Ho guardato tutto LOST e ne sono rimasto affascinato, ma già dalla seconda e sicuramente dalla terza stagione ho iniziato a chiedermi come avrebbero fatto a mettere tutto assieme. Se ce l'avessero fatta, sarebbe stato il più grande show della storia delle televisione. E quando è arrivata la fine e non hanno messo tutto assieme, in effetti, mi hanno lasciato sconcertato. Ero triste, in effetti.
Essendo un veterano di THE TWILIGHT ZONE, sia come sceneggiatore che come spettatore, circa dal secondo episodio di LOST ho detto "Oh, sono tutti morti." Sono tutti morti. Come nella mezz'ora di THE TWILIGHT ZONE, con Rod Sterling, nel 1958. E loro quanto ci hanno mezzo? Quante stagioni per arrivare a dire che erano tutti morti?


Qualcosa come 120 episodi?

Sì, Rod ci sarebbe arrivato al ventesimo minuto. In cui tutti avrebbero capito che erano tutti dannatamente morti. In effetti, è capitato in almeno sei zone del crepuscolo.
Una cosa che ho sempre pensato di LOST è che avrebbero fatto meglio ad avere subito in testa il finale. Avrei voluto che sapessero dall'inizio come doveva finire.


Come scrittore, ritieni che sia la cosa corretta da fare? Che sia anche solo possibile?

Penso che sia possibile, fino ad un certo punto. In primo luogo, ci sono differenti tipologie di scrittori. Ne ho parlato in molte interviste. Mi piace dire che ci sono due tipologie di scrittori, gli architetti e i giardinieri. Gli architetti pianificano ogni cosa prima di scrivere la prima parla del romanzo. Costruiscono il mondo, hanno quante camere ci sono nella loro casa e in che modo comunicano tra loro e quanto è alto ogni piano e dove passano i fili elettrici ed i tubi eccetera. Prima ancora di affrontare il primo paragrafo.
E poi ci sono i giardinieri, che semplicemente scavano un buco e ci metton un seme, lo innaffiano con il loro sangue e poi qualcosa inizia a crescere. Di solito sanno se stanno piantando un pesco o un cactus. Ma la forma precisa che prenderà non la sanno. Penso che la maggior parte degli scrittori sia in qualche modo tra questi due estremi. Io sono più giardiniere che architetto, e lo stesso vale per Tolkien.
Ma a me piace paragonare i miei libri ad un viaggio. Come questa mappa. Se uno deve andare da Los Angeles a New York, dà un'occhiata ad una mappa come questa e dice, "OK, devo partire e devo seguire la strada passando per Albuquerque e poi devo andare a nord verso Denver..." Sai la destinazione e sai le principali strade e alcune delle tappe principali, ma non sai dove ti fermerai a cena la prima sera, o dove ci saranno dei lavori in corso che ti obbligheranno ad una deviazione, dove un autostoppista di fermerà sul ciglio della strada per raccontarti un'avventura affascinante. Queste sono cose che scopri durante il viaggio.
Io so la destinazione finale, so i passaggi principali e le cose che devono succedere lungo la strada, come le Nozze Rosse che sono state pianificate fin dall'inizio. A volte però scropro qualcosa strada facendo. Generalmente conosco le faccende principali, mentre le minori vengono fuori strada facendo. E naturalmente alcune di queste sono molto, molto importanti. Il diavolo si nasconde nei dettagli. Il diavolo è quello che rende il viaggio qualcosa di più di un'esperienza piatta da scrivere su un notes. Quindi io posso conoscere il destino finale di Jon Snow, Daenerys e Arya e altri tra i personaggi principali. Ma non conosco necessariamente il destino di Edd l'Addolorato o Frittella. Beh, ho alcune idee in merito, ma niente più.


Mi piace come nei libri c'è questa sensazione di un mondo post-magico. Nella tua storia una volta c'erano i draghi ed oggi la gente crede non ci siano più. Molti credono che non esistano gli Estranei. C'è Valyria, che sembra quasi Roma prima dei Secoli Bui, questa grande civiltà una volta esistita e ora diventata storia. Mette una certa tristezza, questa decadenza del mondo, come una civiltà al crepuscolo.

Sai, è una cosa che mi ha sempre attratto. Ho fatto un'intervista nel 2003, quando ero ospite d'onore alla World Science Fiction Convention a Toronto. Avevo lavorato a quel discorso per un anno, guardando indietro al mio lavoro e a mia moglie ed eroa rrivato a realizzare che avevo sempre avuto questa affinità con la decadenza. il mio primo romanzo è stato pubblicato come DYING OF THE LIGHT, ma il mio titolo era AFTER THE FESTIVAL. Era un romanzo di fantascienza, ambientato su un mondo-fiera, un mondo costruito per essere una fiera interplanetaria, ma ora la festa era finita ed il mondo era ancora lì, tutti se ne erano andati se non poche persone. Tutte le grandi città-mostre erano in rovina e questo era il tema portante.
Se ci rifletto penso che derivi dalla storia della mia famiglia durante la mia adolescenza a Bayonne. Non avevamo soldi e vivevamo in un appartamento, ma mia madre veniva da una famiglia che i soldi li aveva. Una famiglia irlandese, irlandese americana, i Brady. Avevano molti affari nell'edilizia. Materiali da costruzione e tutto il resto negli anni '10 e '20, quando lei era giovane. Avevano una casa, una grande casa, ed avevano costruito un molo privato per la quantità di materiali da costruzione che gestivano. Avevano costruito quel molo, il Molo Brady come era chiamato, dove le loro navi arrivavano e scaricavano il materiale nei loro magazzini. E hanno perso tutti i soldi nella Grande Depressione. Gli affari scomparirono per via della crisi finanziaria, alcuni uomini morirono e le loro mogli vennero imbrogliate da altri uomini. C'è molta mitologia familiare in questo. Ma il punto è che non avevamo soldi al momento in cui nacqui nel 1948.
beh, mi madre mi raccontava queste storie, e l'appartamento in cui vivevo era costruito vicino al Molo Brady. Naturalmente, non era più il Molo Brady, era il Molo Municipale, comprato dal Comune. Ed io guardavo dalla finestra del mio appartamento e dicevo, "La mia famiglia possedeva quel molo. Era il nostro molo."
E poi andai a scuola. Io vivevo nella Prima Strada, la scuola era nella Quinta Strada, andavo a scuola a piedi e vedevo la casa che i Brady avevano posseduto. Ci passavo davanti due volte al giorno, andando a scuola e tornando. Questa grande casa in cui mia madre era nata ed in cui lei e la sua famiglia erano cresciuti, e che avevano perso. Ed altra gente viveva in quella che era stata la nostra casa. E penso che mi abbia sempre dato questa sensazione di una perduta età dell'oro, in cui ora eravamo poveri e vivevamo in un appartamento. Non avevamo nemmeno una macchina, ed una volta eravamo... eravamo dei re! Mi haa dato una certa attrazione per quel tipo di stori in cui, non so, ci sono civiltà decadute ed imperi perdute e tutto quel genere di cose.
E questa può essere una ragione per cui il mondo di Tolkien mi ha appassionato così tanto. Anche la Terra di Mezzo è in declino. Insomma, gli Elfi se ne stanno andando, la magia sta abbandonando il mondo. Molti dei grandi posti che visitiamo nella Terra di Mezzo, come le Miniere di Moria... voglio dire, una volta Moria era una grande città ed ora è una rovina insidiosa e in sfacelo, un posto oscuro e sotterraneo abitato a creature mostruose.


Sì, insomma, dov'è il lieto fine in THE LORD OF THE RINGS? La magia lascia il mondo e noi umani prendiamo il spravvento, inizia la Quarta Era e non ci sarà più nulla di magico.

Di tanto in tanto ho pensato a scrivere una storia, che non ho mai potuto scrivere per ragioni di copyright. La fondazione Tolkien non mi avrebbe mai concesso il permesso, e per una buona ragione, ma avevo pensato di scrivere una storia ambientata nella Terra di Mezzo 2.000 anni dopo in cui alcuni hobbit in gita turistica vanno a visitare tutti i grandi luoghi: "Ed oggi vi porteremo alle Miniere di Moria, non abbandonate i sentieri!" E loro girano e si fermano in qualche locanda di second'ordine dove il cibo è pessimo.


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