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Lunga intervista a George Martin


Con l’epico fantasy Game of Thrones sui nostri schermi, è sicuro dire che se ancora non conosci il tuo Stark e il tuo Lannister, presto lo conoscerai. Per prima cosa, è già stato rinnovato dalla HBO per una seconda stagione. Con chi è meglio parlare, se non con l’uomo che ha creato il mondo di Westeros, George R.R. Martin in persona? “La seconda stagione sarà A Clash of Kings,” ha detto lo scrittore a Empire, mentre esponeva i suoi sentimenti riguardo agli adattamenti TV, i fans del fantastico e il probabile impatto di Game of Thrones. “So che vedremo parecchie serie fantasy e forse film fantasy, perché Hollywood tende a imitare…”

Sei nervoso nel vedere una cosa del genere, una cosa molto personale, portato in vita da qualcun altro?
George R. R. Martin: sotto un certo aspetto. Intendo dire, ho un buon presentimento a riguardo, perché chiunque lo abbia visto mi dice che è molto buono, e io ho visto alcune sceneggiature, e ho visto parti che venivano fatte, e mi sembra tutto buono. Quindi il mio sentimento è fondamentalmente ottimistico, ma c’è sempre una certa dose di nervosismo, certo.

E’ il tuo legame con la TV che ti ha reso così coinvolto in esso? Quando gli scrittori hanno i loro libri adattati, spesso capita che prendono un assegno, ma poi si lamentano che i loro piccoli figli sono stati massacrati per il pubblico.
George R. R. Martin: Sì. Il fatto di aver lavorato in TV per quei 10 anni ha reso possibile il mio coinvolgimento. Sai, alcuni di quegli scrittori dei romanzi o racconti che sono stati adattati in film o serie TV sono sinceramente – mettendomi addosso il mio cappello di produttore televisivo – una piaga nel culo a lavorarci. E’ perché non capiscono le richieste del nuovo mezzo e non capiscono la realtà di cose come i budget e le scadenze delle riprese. Ma io ho visto l’altra facciata di questo. Intendo, la primissima cosa che ho adattato è stato l’adattamento di uno scritto di un mio amico, Roger Zelazny, il suo racconto. L’ultima è stata The Last Defender of Camelot. Sono entrato dicendo “Dunque, non ho intenzione di lasciare che Hollywood massacri questo nel modo in cui massacra ogni cosa. Amo questa storia, Roger è un mio amico, ho intenzione di proteggere la storia.” E questo è ciò che ho fatto nella mia prima stesura. Ma dopo, entrandoci dentro, fu improvvisamente come “Bene, abbiamo qui una scena di dialogo di 20 minuti…” Se avessi messo dentro ogni battuta del dialogo della storia di Roger, sarebbe stato circa un’ora e mezza. Quindi la prima cosa che dovetti fare fu tagliare delle cose.
Poi c’era un climax nel suo racconto, dove due cavalieri in groppa ai cavalli combattevano per Stonehenge, o tipo un altro prolisso Stonehenge, e questo è il modo  in cui ho scritto il mio primo abbozzo di sceneggiatura., rimanendo molto  fedele. Poi il produttore è venuto e mi ha detto: “Puoi avere i cavalli o puoi avere Stonehenge, ma non puoi averli entrambi. Perché abbiamo costruito Stonehenge con la cartapesta, e le pietre traballeranno mentre i cavalli galopperanno accanto, se usiamo i cavalli. Quindi ho chiamato Roger e gli ho detto. “Roger, perdonami. Me lo stanno facendo cambiare.” Ma Roger fu molto tranquillo e ha detto, “Preferisco avere Stonhege.” Abbiamo perduto i cavalli e tenuto Stonehenge. E questa fu la mia introduzione a questo procedimento, quindi… Dopo dieci anni, so come funziona.

Quindi questo lo rende più facile: sapere che taglieranno fuori una grande quantità di narrazione.
George R. R. Martin: Già, già. Hai il tempo che hai. Sta dentro uno slot di tempo di un’ora, e devo mettere tutto lì.  Puoi condurre una campagna, certamente. Puoi dire, e l’ho fatto mentre aiutavo a mettere in piedi questo, che lo vuoi sulla HBO, che vuoi una stagione di 10 ore e non un film di due ore. C’è un’altra opzione che è stata coltivata: “Fai un’intera trilogia, fai tutti e sette libro in un film di due ore.” Sì, sarebbe possibile, certo!
 
Come sei stato coinvolto nel progetto? Ti hanno consultato quando hanno fatto il casting, o ti hanno possibilmente incoraggiato a intervenire?
George R. R. Martin: Sono stato abbastanza coinvolto nel casting. Intendo dire, mi hanno mandato tutto. Avevano un sito web dove tutte le audizioni erano postate, e io ci dovevo andare, dovevo vedere quella gente ogni giorno e dovevo ponderare…”Mi piace questo, non mi piace quest’altro. Questo ha dato una grande prestazione, ma ha un aspetto del tutto sbagliato,” sai? Ho fatto proposte dettagliate, ma ovviamente non è come se avessi preso le decisioni. Ero una tra le tante voci. C’era anche Dan (Weiss) e Dave (Benioff) e c’era il regista, e c’era la HBO e il direttore del casting. Quindi c’era una certa quantità di persone coinvolte nelle decisioni ma sicuramente sentivo che nel mio piccolo valevo. E’ un cast fantastico. Il nostro direttore del casting ha davvero fatto per noi un lavoro di spicco.


C’è un personaggio con cui ti identifichi o per cui sei particolarmente affezionato?
George R. R. Martin: Tutti i personaggi PdV. Intendo, per entrare nella loro pelle, mi devo identificare con tutti loro. Questo include anche quelli che sono completamente bastardi, cattivi, distorti ed esseri umani profondamente incrinati con seri problemi psicologici. Persino loro. Quando entro nella loro pelle e guardo attraverso i loro occhi, devo sentire una certa… se non simpatia, sicuramente un’empatia verso di loro. Devo cercare di percepire il mondo come fanno loro, e questo crea una certa dose di affetto. Detto ciò, il mio personaggio preferito è sicuramente Tyrion. E’ colui che più mi piace scrivere. Ma mi identifico con tutti loro.

C’è un conteggio? Devi avere un diavolo di tabellone di sughero appeso in casa tua da qualche parte, con sopra tutti i personaggi.
 George R. R. Martin: Non ce l’ho. Non ho un tabellone. Ho dei file, ho dei file sul computer e, sai, file sulla carta. Ma la maggior parte di ciò è davvero nella mia testa. Che dio mi aiuti se qualcosa succede alla mia testa!

I costi di produzione sembrano piuttosto impressionanti in questo. Immagino che sia una preoccupazione: una cosa come Rome, ad esempio, si è dimostrata troppo dispendiosa per essere sostenuta.
George R. R. Martin: Beh, non siamo costosi quanto Rome. Penso che Rome sia stato lo show più costoso mai fatto per la televisione americana. Sai, ho amato Rome. Rome è stato uno dei miei show preferiti e avrei voluto che la HBO gli avesse dato  tra stagioni in più perché mi sarebbe piaciuto continuare a guardarlo. Ma ho amato anche I,Claudius, che a me appare molto simile a Rome, anche se è stato fatto per $1.95. Tu vedi che gli sfondi sono dipinti sulla tela, perché occasionalmente le colonne di marmo si sollevano un po’ col vento mentre l’attore ci cammina accanto! Non è meno interessante per questo motivo. Ma noi non siamo costosi quanto Rome. Abbiamo trovato un posto meno costoso per filmare. Riprendiamo principalmente a Belfast e nell’Irlanda del Nord, e abbiamo ottenuto un grande affare lì. Abbiamo girato alcune scene a Malta e a Marocco. Rome è stato girato in Italia, uno dei posti più costosi del mondo in cui girare.

David Benioff ha descritto la serie, parzialmente con umorismo, come una specie di “I Soprano nella Terra di Mezzo”. Cosa ne pensi?
George R. R. Martin: David ha detto che ora si pente di averlo detto perché viene citato, ma io penso che vada bene. Questo è il modo di parlare di Hollywood e io ci sono stato dieci anni, quindi ho adattato degli show in quel modo.

Tutto ha bisogno di una logline...
George R. R. Martin: Sì, semplicemente trovi due show e dici qualcosa di simile. Intendo, Star Trek era “Wagon Train verso le stelle”, giusto? E se tu hai mai visto Wagon Train, lo sai che non era così. Ma aiuta a venderlo perché Wagon Train era una hit. Quindi tutto ciò che è adeguato ad attirare attenzione per me va bene.

In origine, tu eri più incline a scrivere fantascienza. Cosa ti ha suggerito di spostarti verso il fantasy, e come si sviluppato A Song of Ice and Fire?
George R. R. Martin: Non penso di essermi davvero “spostato”. Se torni indietro, ho sempre scritto fantascienza, ho sempre scritto fantasy, ho sempre scritto storie horror e di mostri, proprio dall’inizio della mia carriera. Mi sono sempre spostato avanti e indietro tra i generi. Non ritengo davvero che ci sia una differenza significativa tra essi in un certo senso. Intendo dire, l’arredamento è diverso. Uno ha navi spaziali e uno ha cavalli; uno ha fucili a raggi e uno ha spade. Ma è ancora tutto ciò che Faulkner ha chiamato “il cuore umano in conflitto con sé stesso”. Ha detto che è l’unica cosa che vale la pena di scrivere e sono sempre stato d’accordo con lui. E’ sulle persone, e il resto è solo arredamento e ambientazione.


Qual è stato il germe da cui è germogliata l’intera saga?
George R. R. Martin: Non so davvero. Intendo, so com’è cominciata. Ero nel mezzo della mia decade a Hollywood. Era il 1991 e non avevo alcun’assegnazione per l’estate, avevo adempiuto a tutti i miei contratti correnti. Stavo aspettando il mio agente per vendere un nuovo contratto e ho pensato “Bene, forse qui ho un paio di mesi liberi. Lasciatemi scrivere un romanzo.” Ho subito iniziato un romanzo di fantascienza a cui stavo pensando da un po’ di tempo. Ero dentro da 30/40 pagine quando improvvisamente è arrivata l’idea per il primo capitolo di A Game of Thrones: il capitolo dove hanno trovato i metalupi. Mi è venuta così vividamente che sapevo di doverla scrivere, ma non sapevo cosa fosse. Non era parte del romanzo che stavo scrivendo al momento, di sicuro lo sapevo. Quindi ho messo da parte il romanzo di fantascienza e ho scritto quel capitolo. Mi ha richiesto solo tre giorni. Prima di averlo finito, sapevo quale sarebbe stato il secondo capitolo, e sapevo il terzo e il mondo ha iniziato a costruirsi e non sono più tornato sul romanzo di fantascienza. Ho passato l’intera estate a lavorare su ciò che si è rivelato essere A Game of Thrones.
Poi Hollywood si è decisa di nuovo, e ho messo il lavoro il un cassetto per tre giorni mentre lavoravo a un paio di pilot per la televisione e per film. La cosa incredibile è che non ho mai smesso di pensarci per quei tre anni. Quando ci sono tornato nel 1994, era fresco quanto quando l’ho messo da parte nel 1991, cosa che normalmente non mi accade. Ma con A Game of Thrones era come se tre anni fossero tre giorni. Tutto era esattamente lì, e ho raccolto esattamente ciò che avevo lasciato. Ma se sapessi da dove è venuto questo materiale, lo imbottiglierei.

La HBO, da quel che ho capito, sta progettando di fare un libro per stagione? E’ vero?
George R. R. Martin: Sicuramente è vero all’inizio. Voglio dire, il primo libro è A Game of Thrones. La prima stagione sono dieci episodi. Per ora è tutto ciò che abbiamo, ma se lo apprezzano lo rinnovano per una seconda stagione, che sarà A Clash of King. E’ ancora da determinare se, nel caso facessero la seconda stagione, quanti episodi essa avrà. Forse ancora dieci, o forse ce ne daranno dodici. Penso che il cruccio arriverà se otterremo una terza stagione. A Storm of Swords sè un libro gigantesco: è cinquecento pagine più lungo di A Clash of Kings, che già di suo è cento pagine più lungo di A Game of Thrones. Si parla di seicento pagine in più rispetto a A Game of Thrones. Non penso che possano farlo in una stagione, a meno che non facciano una stagione di 20 episodi. Quindi penso che dovranno spezzarla in due.

Quanto è estenuante avere milioni di fans che aspettano che tu non faccia nient’altro che finire la storia per loro?
George R. R. Martin: Beh, sai, a volte diventa seccante. Devo dire, per essere giusto, che per la maggior parte i miei fans sono grandi. Di solito mi sostengono. Ogni volte che rimando o cose simili, ricevo centinaia di mail incoraggianti. Ma poi ricevo anche mail cattive. Certo, essendo sensibile, queste sono quelle che mi restano impresse. Le lettere cattive che ricevi da gente che è impaziente, e che non ama che io faccia altre cose. Vogliono che io lavori al libro notte e giorno, e questo a volte diventa un po’ logorante. Ma dall’altro lato cerco di  metterla in proporzione e dico, sai, “Questo è un buon problema da avere”. Il 99 per certo degli scrittori vorrebbe avere milioni di persone che aspettano con entusiasmo di portarsi via il suo libro. Perché, sai, ho un sacco di amici scrittori, e la maggioranza di loro è in una posizione piuttosto diversa. Una situazione in cui mi sono trovati in altri stadi della mia carriera, quando nessuno si accorge quando il tuo libro sta per uscire perché a nessuno interessa tanto.

Dato che AFFC e ADWD inizialmente non erano pianificati, è per questo che sono stati così difficili da produrre?
George R. R. Martin: Sì, in parte. Ci sono state diverse ragioni. Sicuramente ho provato ad analizzarlo, ed è una questione molto complicata a cui non c’è una risposta semplice. Un po’ può essere semplicemente perché sono più vecchio e posso essere diventato un po’ più lento. I libri sono diventati molto, molto complicati. Intendo, non sto davvero scrivendo “un romanzo”, sto scrivendo qualcosa come otto romanzi legati insieme. La lunghezza dei libri e il numero di personaggi sono solo saliti nel corso degli anni. Mentre ne uccido alcuni, degli nuovi continuano a sgomitare per farsi strada nel testo. Ora sto tenendo in aria molte palle da giocoliere e questo diventa molto complicato, e penso che anche questa sia in parte la ragione del rinvio.
 
Il fantasy nel complesso tende a non ottenere molto amore sullo schermo, sia piccolo che grande, ad eccezione del Signore degli Anelli, principalmente perché quest’ultimo è molto ben fatto. Perché pensi che di regola succeda questo? Specialmente visto che la fantascienza sembra andare bene abbastanza spesso.
George R. R. Martin: (Pausa) Allora, questa è una bella domanda. Sai, nemmeno la fantascienza è sempre stata necessariamente ben fatta. Se guardi qualche vecchio film di fantascienza, hai sì degli occasionali bei film come  Forbidden Planet o The Day The Earth Stood Still. Ma hai anche una terribile quantità di film orrendi su insetti giganti che mangiano Chicago. E sai… Quando ero bambino negli anni ’50, la fantascienza e il fantasy erano entrambe considerate roba ber bambini. Penso che questo luogo comune per certi versi si sta abbattendo: sia la fantascienza che il fantasy hanno sicuramente dimostrato a Hollywood di essere commercialmente fattibili e, credo, hanno provato il proprio valore letterario a buona parte del mondo. Ma c’è ancora del pregiudizio e lo devi superare. E ciò che permette di superarlo è quando viene fatto qualcosa di diverso che ha successo, specialmente a Hollywood. Il grande boom della fantascienza a Hollywood è arrivato con in successo di Star Wars. Il fantasy non ha sfondato prima di molto più tardi con Lord of the Rings. La mia speranza è che la mia serie della HBO sfondi in un modo che mostri cosa il fantasy può fare in televisione. Non deve per forza essere per bambini o adolescenti. Puoi anche fare qualcosa di adulto. Certamente la HBO ha la reputazione di prendere i generi e portarli su un nuovo livello. Lo hanno fatto con Deadwood per i Western e con I Soprano per i film gangster.

The Wire, in effetti, coi polizieschi...
George R. R. Martin: The Wire, già. Quindi la nostra speranza è che Game of Thrones abbia lo stesso effetto e se avremo successo so che vedremo un sacco di altre serie fantasy e forse film fantasy perché Hollywood tende a imitare. Tutti i network inizieranno a sviluppare il proprio prodotto fantasy. Ci sono passato con i miei libri quando Lord of the Rings è diventato una hit. E’ allora che c’è stato quel gran flusso di gente che voleva fare un film da due ore con la mia opera, perche Lord of the Rings era grande e stavano cercando altri fantasy. Quindi speriamo che questo possa aprire delle porte.


Fonte: EmpireOnline


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