La Barriera 3.0 - Sito Italiano non Ufficiale su George R.R. Martin

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Intervista a Martin - Syfy


Fonte web.archive.org - Traduzione di Lord Beric




Qual è stato il maggior fattore di ritarto nel completare A FEAST FOR CROWS e darlo alle stampe?

Inizialmente, ero partito con l'intenzione di saltare un certo numero di anni dalla fine di A STORM OF SWORDS e riprendere la storia cinque anni dopo. Ho menzionato il salto di cinque anni in varie interviste, l'intenzione era di lasciar crescere un po' alcuni dei personaggi più giovani. Ma mentre funzionava bene per questi, non funzionava per i personaggi adulti che erano coinvolti nelle azioni. Ho combattuto con questa cosa, perché mi sono trovato a scrivere molti flashback. Ho dovuto ipotizzare che non fosse accaduto poi molto in certe linee di azione per cinque anni, cosa che mi colpiva per la sua palese falsità. E poi c'è la grande dimensione del tutto. Ho aggiunto ulteriori punti di vista, perché la storia si è espansa nelle Isole di Ferro e a Dorne. Era come giocolare con molte palle con la trama. Ogni volta che aggiungevo una storyline, questa impattava tutte le altre, e la trama diventava via via più complessa. E alla fine ha raggiunto una lunghezza tale da dover dividere il tutto a metà, per punto di vista. A FEAST FOR CROWS ha luogo interamente a Westeros e a Dorne. A DANCE WITH DRAGONS riprenderà gli eventi dall'altra parte della Barriera e sull'altro continente. Quindi non ci saranno Jon Snow e Dany in questo libro.


Quindi, una volta deciso di non affrontare il salto di cinque anni, in che modo hai risolto il problema dei personaggi più giovani?

[risate] Leggete i libri via via che usciranno, e vedrete come me la sono cavata. Preferisco non rivelare nulla su questo fronte. Bran non compare per nulla in questo libro. Poiché è uno dei personaggi oltre la Barriera, sarà nel prossimo. Quindi non ho avuto a che fare con lui. Arya è in questo libro... sarà uno dei personaggi presenti in entrambi i libri.


Hai avuto sensazioni di un raffreddamento dell'ardore dei fan nel lungo intervallo tra un libro e l'altro?

Beh, in teoria sì. Ma d'altra parte, non sembra esserci stato un raffreddamento. Per quel che posso dire è forte come sempre, e forse anche di più. Voglio dire, ho ricevuto alcune lettere, alcune vecchie di due o tre anni, da persone che si sono stufate e mi hanno detto che non hanno più intenzione di leggere la serie. Ma per ciascuna di queste, ne ricevo venti da persone che dicono, "Prenditi il tempo che vuoi, saremo qui quando il libro uscirà." Atteggiamento che mi pare più intelligente. Sto leggendo io stesso una dozzina di serie: ho appena finito il nuovo libro di FLASHMAN di George MacDonald Fraser, che è una divertente serie storica. E quando ci sarà l'ultimo libro di FLASHMAN? Non lo so. Quando uscirà il prossimo? Non me ne importa. Ma quando uscirà, lo leggerò. Ma questo intristirsi sul ritardo di un libro al punto da non leggere più la serie non ha mai avuto senso per me. Ma alcune persone ci tengono in maniera particolare. Penso che parte del problema sia che le date del libro sono sate rapidamente annunciate, e poi quando disattese sono via via cambiate. E naturalmente, ogni volta che accadeva questo, ricevevo centinaia di mail arrabbiate. Se potessi fare di testa mia, non ci sarebbe l'annuncio di nessuna data fino alla consegna del libro.


Passerai i prossimi mesi in tour. Ti piacciono i tour di presentazione dei libri?

Mi divertono, ma sono molto stancanti. Vorrei avere 20 anni di meno. Me li sarei davvero goduti a 35 anni. Viaggiare in Inghilterra è un po' più semplice, perché ti daanno un macchina e un autista, o a volte si prende il treno. Ma negli Stati Uniti, che sono così grandi e dispersivi, devi prendere un aereo per andare ovunque. E si sa cosa voglia dire volare in questi giorni, devi arrivare all'aeroporto ore in anticipo, passare attraverso i controlli di sicurezza, e poi le attese, e se fai una città al giorno diventa spossante. Ma mi piace andare nei negozi, incontrare i proprietari e i lettori. In alcune occasioni faccio delle sessioni di Q&A, in altre leggo un capitolo dal libro. È sempre divertente avere una risposta diretta, leggere un capitolo e vedere in che modo la gente lo apprezza, o non lo apprezza. Quindi è divertente, ma stancante, e si prende una grossa fetta del mio tempo libero.


Quando abbiamo parlato l'ultima volta, cinque anni fa, abbiamo discusso del modo in cui tieni in mano le vite dei tuoi personaggi. Questo è ancora valido?

Oh, sì, assolutamente. Penso di essere decisamente coinvolto con la maggior parte dei personaggi sin dall'inizio, sebbene ritenga che la relazione si approfondisca via via vhe si si scrive di loro. Ho un investimento emozionale maggiore per un personaggio che bazzica dal primo libro piuttosto che per uno che appare per la prima volta nel quarto. Poiché sono stati con me per così tanto tempo, sono vecchi amici. Ma chiunque sia un punto di vista necessita di empatia e di identificazione per funzionare.


Sempre cinque anni fa, avevi iniziato alcuni incontri per parlare di una serie TV su A SONG OF ICE AND FIRE. A che punto è quel progetto?

Non ne è venuto fuori niente.


Pensi che si possa fare?

Probabilmente si può fare una serie TV, ma non credo possa essere reso come film. Semplicemente è troppo grande e complesso per andare bene. Ma ci dovrebbe essere un committente. Davvero può essere una miniserie. Non penso che una rete potrebbe voler ordinare tanti episodi quanti ne servirebbero.


Ci sarebbe un qualche interesse, se tu fossi disposto a scendere a compromessi con la tua idea?

No, nessuna discussione è giunta ad un simile punto. In ogni caso, se a questo punto vendessi i diritti per una serie, non ne sarei coinvolto se non come consulente, perché semplicemente non ho tempo. Ho diversi libri da scrivere, ancora, e non posso smettere di scrivere i libri per adattare quelli già scritti in una serie TV. Non finirei mai, in questo modo. Ora, una volta che la serie sarà completata ed i libri finiti, se qualcuno vorrà adattarla, sarei interessato ad un coinvolgimento maggiore come sceneggiatore o produttore. Ma a questo punto sarebbe solo una vendita di diritti, se mai si arrivasse a tanto.


Avendo lavorato a lungo nella televisione, sei certamente conscio del tipo di compromessi che si devono fare portando qualcosa sullo schermo. Anche se fossi coinvolto da vicino, riusciresti a portare la storia sullo schermo in un modo che troveresti soddisfacente?

Dovrebbe trattarsi della HBO o qualcosa del genere. Stanno facendo cose meravigliose in questo periodo con spettacoli come DEADWOOD e ROME. Ma sicuramente la mia serie è molto adulta. Non è fantasy per ragazzi. È crudo, la violenza è intensa, c'è sesso, i personaggi sono moralmente ambigui. Questa è roba che le reti tradizionali non amano necessariamente. Vogliono personaggi piacevoli, buoni e cattivi, storie semplici. E sebbene le cose siano cambiate dai giorni in cui lavoravo per la TV, c'è sempre la Standard & Practices, la censura su sesso e violenza. Quindi se si facesse, dovrebbe essere sulla HBO o qualche network analogo.


Hai genericamente parlato su come crescere negli anni '50 e '60 ha formato il tuo mondo e i tuoi libri, ma puoi dare un esempio specifico?

Penso che il mio rapporto con la guerra sia stato assolutamente formato dalla mia esperienza sulle controversie relative alla guerra del Vietnam. La guerra è un tema centrale del fantasy, da Tolkien in poi, ma nel fantasy moderno molto spesso tutto si riduce ai buoni che combattono i cattivi. Il Signore Oscuro sta per conquistare il mondo a meno che i buoni col mantello bianco non lo fermino. Tendo a credere che le cose non siano così semplici... penso che la mia generazione sia stata contagiata con questa idea dal Vietnam, e la guerra nei miei libri è qualcosa di molto più complesso moralmente.


Ad un certo punto nel 2004, hai detto sul tuo sito che i risultati delle elezioni del 2004 ti avevano lasciato troppo depresso per scrivere...

Sì, ma è durata tre giorni. Poi ho ricominciato a scrivere. Anche se avere quella frase per tre giorni mi ha fruttato centinaia di mail, sia di commiserazione che di maledizione. Ne deduco che devo fare maggiore attenzione a quello che metto sul mio sito.


Maledicendoti per le tue opinioni politiche, per il non srivere?

Un po' per entrambe.


Il tuo lavoro su questi libri richiede sempre la medesima quantità di ricerche, oppure ormai il grosso è fatto?

Beh, non smetto mai di fare ricerche, per non sai mai cosa ti tornerà utile. Sono appena tornato da cinque settimane in Inghilterra, Scozia e Irlanda, dove ho visitato un certo numero ci castelli e cattedrali, città medievali, cinte da mura su cui cmminare. Non è che stia cercando specifiche risposte, ma a volte solo camminando, provando la sensazione di essere in posto, vedi e impari qualcosa che non sapevi, e chissà se ti potrà essere utile da qualche parte nella scrittura?


Hai lavorato su questa serie per circa dieci anni, ed il quarto libro è appena uscito, quindi, in teoria, ci dovresti lavorare per altri dieci. Sei tentato di metterla da parte e lavorare su altre cose?

Di tanto in tanto faccio qualche sortita in attività diverse. Continuo ad essere editor di WILD CARDS, che continua ancora. Occasionalmente scrivo qualche racconto, anche se ultimamente si è trattato dei racconti di DUNK & EGG, che sono ambientati nel medesimo mondo. Sì, ci sono altre cose, altre storie che dovrei scrivere, ma è solo questione di tempo, trovare il tempo per farlo, e quel tempo ora non ce l'ho. Quindi è vero che sono tentato, ma devo combattere la tentazione.


Con A SONGO OF ICE AND FIRE, hai raccontato che l'ispirazione ti ha colpito fortemente e che semplicemente non hai potuto fare a meno di scrivere. Ti capita spesso una cosa del genere?

È un caso raro. Non ho più provato una cosa del genere da quel momento.


Com'è il tuo processo di scrittura?

Non lavoro su una scaletta. L'ho fatto a Hollywood, perché ero più o meno forzato a farlo, di modo che potessero guardarla e metterci delle note. Conosco al direzione generale verso cui vado, so quale sarà la fine, ma non so ogni curva a ansa della strada che mi ci porterà. Per quanto riguarda le mie abitudini di lavoro, mi alzo al mattino e prendo un paio di tazze di caffé, leggo quello che ho scritto il giorno precedente, solitamente ne riscrivo una parte, e se va tutto bene per la fine della lettura del lvoro di ieri ho sufficiente ispirazione per procedere con i lavoro di oggi.


Ti piace il lavoro in sé stesso?

Non particolarmente, no. Ci sono giorni buoni in cui perdo cognizione del tempo, e sono immerso in quello che faccio, e le parole proprio mi vengono, e improvvisamente mi rendo conto che è già buio, ed il caffé del mattino è ancora sulla scrivania, ghiacciato. Questi sono giorni fantastici, ma non capita molto spesso. Il più delle volte è una battaglia. Mi piace aver già scritto. [risate] È una grande emozione quando un capitolo è finito o un libro pubblicato, e hai quel senso di riempimento, e lo leggi, e ti piace, e sembra che sia proprio quello che volevi. Ma prima di raggiungere quello stadio, c'è molto duro lavoro. Ci sono giorni in cui mi alzo e leggo quello che ho scritto il giorno prima e dico, "Oddio, questo è terribile. Devo strapparlo e ripartire da capo." Quindi non penso che scrivere in sé sia divertente, almeno per me. Ma aver scritto lo è.


Rileggi mai i tuoi vecchi lavori?

No, direi di no. Mi riferisco specialmente ai più vecchi, quelle storie esistono nella mia memoria, e sospetto che siano meglio nella mia memoria di quanto lo sarebbero di persona. [risate] Se tornassi indietro a rileggere alcune delle cose che avevo scritto negli anni '70, potrei esserne molto critico, e rigettarle mentre le leggo. Perché, vedi, si cambia con il tempo, e si spera di migliorare. Che si sia o meno migliori, di certo lo si pensa. Quindi non rileggo i miei vecchi lavori. Li lascio agli altri.


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