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Un intervento dal Comic-Con di San Diego


Ecco un articolo/intervista a Martin, rilasciata in vista del Comic-Con, la grande kermesse fumettistica che si terrà dal 21 al 24 luglio a San Diego (link).

L'autore di Game of Thrones su fan, uccidere i personaggi, Comic-Con

di Diana McCabe
 

Il mese scorso, George R. R. Martin, autore di “A Game of Thrones”, ha affrontato una folla di 2000 persone a Lubiana, Slovenia, per una sessione di autografi che è durata sei ore. “Ce n'erano circa 1800 più di quel che mi aspettavo”, dice Martin, un po' incredulo.

Il risultato lo ha indotto a chiedersi, “se 2000 persone si sono fatte vedere in Slovenia, cosa succederà alla Comic-Con?”

È probabile che sarà un manicomio. L'autore veterano ha un sacco di fan sfegatati. È noto soprattutto per “A Game of Thrones”, il primo romanzo nella sua serie di bestsellers “A Song of Ice and Fire”, a poposito di famiglie nobili che combattono per rivendicare il Trono di Spade e governare i Sette Regni di Westeros. “Thrones” è stato trasposto in una serie HBO che ha appena completato una prima stagione di grande successo.

E l'attesissimo quinto romanzo di Martin, “A Dance with Dragons” uscirà il 12 luglio. Il tempismo non avrebbe potuto essere migliore. Il 21 luglio, dalle 3 alle 4 del pomeriggio al Comic-Con, modererà la sessione sullo spettacolo HBO “Game of Thrones” insieme ad una parte del cast, Emilia Clarke, Peter Dinklage, Kit Harington, Jason Momoa e Nikolaj Coster-Waldau.

Martin, 62 anni, non è nuovo alla notorietà. È stato un moderatore al Comic-Con già in precedenza, e nel 1988 ha ricevuto l'ambito riconoscimento della manifestazione Inkpot Award. Ha lavorato ad Hollywood come sceneggiatore di serie TV come “The Twilight Zone” e “La Bella e la Bestia”. Ha vinto premi Hugo e Nebula – i più prestigiosi per scrittori fantasy e di fantascienza. Ed è stato elencato dal Time all'inizio di quest'anno tra le 100 “persone più influenti al mondo”. E tutto questo è stato prima che la versione HBO di “Thrones” trasformasse Martin in qualcosa di simile ad una rockstar della letteratura, portandogli una legione di nuovo fan.

Attraverso tutto questo, lo scrittore, originario del New Jersey, è rimasto un tipo umile. Ammette di essere “abbastanza apprensivo” a proposito delle potenziali folle che affronterà al Comic-Con. Nel 1996, quando “A Game of Thrones” è uscito, le code per i suoi viaggi per autografi erano piccole. Ricorda di essere entrato nel parcheggio di una libreria a Denton, Texas, per degli autografi. Non c'era posto dove parcheggiare. “Ho pensato, questa sarà una grande sessione,” dice Martin. “Ma c'erano due diverse sessioni, quel giorno. Io ero nella stanza davanti, dove fecero la loro comparsa circa una dozzina di persone. Ma sul retro c'era un evento per Clifford (Il Grande Cane Rosso) e per quello si fecero vedere centinaia di persone”.

Ma mano a mano che la popolarità dei suoi libri cresceva, lo stesso hanno fatto le sue code, ed ormai è abituato ad avere un paio di centinaia di fan ai suoi eventi. Ma migliaia? L'idea è stimolante, ma è ancora un po' sconcertante. “Quante persone possono contenere queste sale da ballo (alla Comic-Con)?” chiede.

A proposito del suo momento favorevole al Comic-Con: “Sono stato un fan dei fumetti fin dagli anni '60. Non sono venuto tutti gli anni, ma sono stato qui sei o sette volte e la prima volta è stata ancora negli anni '80. Mi piacevano le vecchie Comic-Con degli anni '80, quando tutto era molto più piccolo e più intimo. Potevo dare un'occhiata ai vecchi libri di fumetti nelle scatole di cartone. Sono soprattutto un tipo alla Marvel. È ovviamente una bestia del tutto diversa ora. La chiamano ancora Comic-Con, ma è più che altro su stravaganze multimediali, TV, film e giochi – tutte queste cose oggi giocano un ruolo importante.

Cosa non può mancare per lui? “Camminare con i piedi per terra. Se le folle cominciano a fare confusione, non so cosa farò! Non ho mai avuto un servizio di sicurezza finora e non lo avrò questa volta, ma avrò gente dalla HBO con me”.

Sulla serie HBO: “È un adattamento abbastanza fedele dei libri. Il contratto prevede che io scriva un episodio per stagione. (Ha scritto l'episodio numero 8 - “The Pointy End” - nella prima stagione.) Non posso essere lì un giorno sì e un giorno no perché devo scrivere altre cose. Ma (HBO) mi chiama per consultarmi sui personaggi, valutare il cast e cosa accadrà con i personaggi più avanti nella serie (cartacea).”

Sugli attori HBO: “Sì, sono molto vicini a come me li immaginavo io, soprattutto Peter Dinklage. Anni fa, David e Dan (i produttori HBO David Benioff e D.B.Weiss) si sono incontrati con me per pranzo al Palm Restaurant a Los Angeles. Abbiamo parlato così a lungo che siamo finiti ad ora di cena. Ma abbiamo parlato di come ci saremmo avvicinati alla serie e ad un certo punto abbiamo parlato del casting e di chi avremmo messo nel cast dei nostri sogni. Per il ruolo di Tyrion, doveva essere Dinklage. Non ci sono state audizioni o letture per quel ruolo. Non abbiamo mai preso in considerazione nessun altro per quel ruolo.”

A proposito del perché uccide personaggi popolari, e specialmente Ned Stark: “È come un déjà vu perché nel 1996 (quando uscì “A Game of Thrones”) i lettori del libro mi chiesero la stessa cosa. Così ora sta succedendo di nuovo (con gli spettatori HBO). Li ucciderò. Aumenta la tensione. Tiene la gente sulla corda perché si chiedono chi ne uscirà vivo? Penso anche che sia un po' più realistico. L'eroe TV può sfuggire dalla prigione facilmente ma nella vita reale, molta gente non sfugge alla prigionia. O restano in prigione per molto tempo oppure muoiono lì”.

Stai ancora progettando sette libri? “Sì. Sette regni, setti dei, sette libri. Sette mi sembra adeguato, ma fino a che non sarò venuto fuori dal libro sei, non ne sarò sicuro. Non avrò la possibilità di cominciare a lavorare sul libro sei prima del prossimo anno.” (E sì, Martin ha sempre saputo come finisce la serie e chi tra i suoi personaggi principali vivrà o morirà.)

A proposito dell'incontrare i fans: Incontrare i fans è sempre grandioso, ma la loro reazione è cambiata negli ultimi anni. È veramente difficile da spiegare ma negli anni '80 i fans venivano da me e dicevano “Oh Martin, mi piace la tua roba. Firmi il mio libro? Mi piace molto il tuo romanzo”. Ma ora ottengo queste reazioni di Hollywood dove la gente squittisce ed ha la lingua legata – come se non fossero più in grado di parlarmi. Tuttavia io penso a me stesso come allo stesso tipo che ero 20 anni fa.”

A proposito del successo: “È grandioso e significa molto. Vuoi lettori come un autore, e non solo per ragioni finanziarie. Ma è bello sapere che hai stretto un legame con un gruppo di lettori così ampio e sapere che hai creato una storia che forse ti sopravviverà.”


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