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L'intervista a George R. R. Martin da parte dei suoi primi fan


Il sito westeros.org ha pubblicato un'intervista a George R. R. Martin fatta dai suoi fondatori, Elio e Linda, alla vigilia della pubblicazione di A Dance with Dragons.

Eccone di seguito la traduzione:

 [NOTA: Questa intervista si è svolta l’8 luglio 2011, 4 giorni prima dell’uscita di A Dance with Dragons.]
Congratulazioni per aver finito il libro! Deve esserti sembrata la più lunga maratona del mondo.
È bello averlo fatto, non c’è dubbio. Questo libro è rimasto sulla mia schiena per molto, molto tempo.
È un sollievo dire che è finito, o c’era una parte di te che avrebbe voluto tenerlo ancora più a lungo e lavorarci un altro po’?
Sai, ci si chiede sempre quando è meglio che l’uccellino deve lasci il nido. I miei editori alla fine l’hanno strappato dalle mie mani, altrimenti sarebbe passato un altro anno o qualcosa del genere mentre scrivevo ancora e mi trastullavo con esso. Ma ad un certo punto è diventato così lungo che non ci stava tutto in un solo libro. Sono abbastanza contento del libro, ma naturalmente i fans ed i lettori sono i giudici definitivi e decideranno loro quanto è buono. A io sono abbastanza soddisfatto.
Dopo aver letto la serie, quando ripensi ad A Game of Thrones, ti sembra scritto in modo molto stringente, molto intreccio pesante mano a mano che tutto si sistema. E poi da lì, l’atmosfera ed i personaggi sembrano prendere il sopravvento. Questo era il tuo intendimento fin dall’inizio o è una conseguenza della crescente complessità della storia?
Il mio obiettivo in tutti i miei scritti è sempre far vivere al lettore un’esperienza nella quale immedesimarsi, e penso che l’atmosfera sia una parte di questo. Mentre penso che l’avanzamento della trama sia certamente importante, non è la cosa veramente più importante. Se l’avanzamento della trama fosse la cosa più importante, staremmo leggendo i miei appunti e non interi romanzi. L’intreccio è uno dei fattori che rende un romanzo di successo, ma non l’unico. Cose come l’atmosfera, l’ambientazione, e in modo particolare i personaggi sono ugualmente cruciali, se non di più. Io penso che i personaggi siano il cuore della narrativa.
Quando confronti i tuoi lavori precedenti, la serie sembra certamente come una svolta rispetto a ciò che hai fatto prima.
A Game of Thrones e “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco” sono stati una svolta per me da molti punti di vista. Non solo è la prima volta che provo a scrivere un grande lavoro di fantasy epico o high fantasy – anche se ci sono stati alcuni racconti brevi e cose così già prima, ma niente di queste dimensioni – ma è anche la trama più complicata, il gruppo di personaggi più vasto, il tipo di cosa più epico. Molte delle mie storie prima di questo sono state relativamente piccole e contenute nelle dimensioni, con vicende in larga parte personali per il protagonista o il personaggio punto di vista. Anche in qualcosa come Il Battello del Delirio, al mondo interno non importava affatto di quello che stava succedendo ad Abner Marsch e al suo battello a vapore.
È stata una svolta, ma d’altro canto mi piacciono le svolte. Ho sempre provato a fare cose differenti nella mia carriera, e spero di continuare a fare cose differenti.
Volevo chiederti del tuo processo di creazione della serie, attraverso un esempio specifico da A Dance with Dragons. Per girarci un po’ intorno, diciamo che scopriamo molte cose a proposito della storia del corvo con tre occhi, una figura che abbiamo sbirciato la prima volta in uno dei primissimi capitoli di Bran. Questi dettagli li sapevi fin dall’inizio? Oppure era una situazione in cui sapevi che avresti avuto bisogno di dare maggiori informazioni su questa figura mistica, ma immaginavi che avresti semplicemente affrontato organicamente questi dettagli più avanti nella serie?
Non direi che sapevo tutto fin dall’inizio, ma certamente conosco questi dettagli da molto, molto tempo. All’inizio, non sapevo neppure che genere di storia fosse. Come ho detto altre volte, quando il primo capitolo mi è venuto in mente, ero nel bel mezzo della stesura di un romanzo di fantascienza, Avalon, quando ho cominciato a scrivere questa storia a proposito di cuccioli di lupo che vengono trovati nella neve. Così, sai, molto presto, prima che A Game of Thrones venisse pubblicato, ho cominciato a riempire questi dettagli. Stiamo parlando del 1994 o 1995.
C’è stato un momento, relativamente presto nella stesura della serie, quando ho smesso di scrivere ed ho fatto una panoramica sulla costruzione del mondo. Non l’ho fatto prima di cominciare, come Tolkien, ma stavo scrivendo il libro e stavo cominciando a raccontare la storia. Così mi sono fermato ed ho iniziato a formalizzarlo, disegnando le mappe, lavorando sulle genealogie, la lista dei governanti Targaryen e le date dei loro regni, e così via. Ma naturalmente, come sai – dato che sei stato uno di quelli che lo ha rilevato a suo tempo – non tutto collimava esattamente con quello che ho scritto ne “Il Cavaliere Errante”. Ma in ogni caso,  stavo cominciando a pensare a tutte queste cose quando l’ho scritto, ed avevo pochi indizi sulle loro storie a partire dai soprannomi che avevo dato ai vari sovrani. Così Maegor il Crudele, Jaehaerys il Conciliatore, ed il Giovane Drago, e così via. Così i semi di un bel pezzo di storia erano piantati quando ho steso quella lista.
C’è stata una interessante discussione sul nostro forum concernente l’”orientalismo” come è espresso nel tuo lavoro, ed una domanda che si è diffusa tra i lettori è se hai mai preso in considerazione il punto di vista di un personaggio straniero in Essos, per dare un taglio diverso sugli eventi laggiù.
No, questa storia è su Westeros. Quelle altre terre sono importanti solo come riflesso di Westeros.
Parte della difficoltà di questo particolare romanzo è stato quello che hai chiamato “Nodo di Meereen”, cercare di far sì che tutto avvenisse proprio nell’ordine giusto, spingendo varie line di trama tutte insieme in un posto, e parte della soluzione è stata l’aggiunta di un nuovo punto di vista. C’era qualcosa quando provavi a scriverlo da un certo numero di punti di vista prima di stabilizzarsi su quello nuovo? Hai fatto resistenza attiva ad aggiungere un nuovo personaggio?
Il Nodo di Meereen si riferisce a tutti quelli che raggiungono Dany. C’è una serie di eventi che dovevano avvenire a Meereen, cose significative. Lei all’inizio ha vari problemi da affrontare: gestire schiavisti, minacce di guerra, i Figli dell’Arpia, e così via. Allo stesso tempo, ci sono tutti questi personaggi che cerano di raggiungerla. Così il problema era immaginare chi l’avrebbe raggiunta ed in quale ordine, e quali eventi sarebbero avvenuti prima che la raggiungessero. Continuavano a venirmi in mente risposte diverse e continuavo a dover riscrivere diverse versioni e a non essere ancora soddisfatto della dinamica fino a che non ho trovato qualcosa che fosse soddisfacente. Mi è sembrato che questa soluzione funzionasse bene, ma non è stata la mia prima scelta.
Nel libro c’è una scena di Dany, che è in effetti uno dei capitoli più vecchi del libro, che risale ormai a quasi dieci anni fa. Quando ancora stavo pensando al buco di cinque anni [Martin ride, qui, con un ghigno], quel capitolo avrebbe dovuto essere il primo capitolo di Daenerys nel libro. Poi è diventato il secondo capitolo, e poi il terzo capitolo, e ha continuato ad essere spostato avanti mano a mano che vi inserivo più cose. Ho riscritto quel capitolo così tante volte che finiva in molti modi diversi.
C’è un certo pezzo nella cronologia nel quale tu metti a confronto A Feast for Crows ed anche A Storm of Swords e ti immagini quando avrebbero raggiunto Meereen e la relativa scansione temporale di ciascuna partenza ed arrivo. Ma questo non porta necessariamente ad una storia più drammatica. Così ci pensi e provi ad immaginarti come farlo. Volevo anche affrontare il tema di quanto difficile e pericoloso fosse viaggiare in questo modo. Ci sono molte tempeste che affonderanno la tua nave, ci sono terre pericolose nelle quali ci sono pirati e corsari, e cose del genere. Non è come saltare su un 747, dove Sali su e poi scendi dall’aereo qualche ora dopo. Così tutte queste considerazioni sono finite dentro il Nodo di Meereen.
Poi ecco che mostriamo le cose successivamente [a un evento importante], cosa che si è rivelata molto difficile. Ho provato a farlo dal punto di vista di un personaggio, ma si trattava di un personaggio secondario che poteva solo tirare a indovinare cosa stesse succedendo, e poi ho provato con un diverso personaggio ed era difficile ugualmente. La vera soluzione l’ho trovata quando ho scommesso sull’aggiungere un nuovo personaggio punto di vista, che poteva dare la prospettiva di cui questa parte della storia aveva bisogno.
So che hai detto che ad un certo punto nel corso della stesura di A Clash of Kings hai messo tutto da parte - non necessariamente per dettagliare, ma almeno per abbozzare gli eventi maggiori che volevi inserire. Quante di quelle cose sono ancora in ballo oppure è cambiato molto?
Parlavo in generale dei cambi di cronologia, così per esempio originariamente avrei voluto che i bambini diventassero più grandi nel corso dei libri, ma non funzionava nel modo in cui la storia stava andando avanti. Quando questo è diventato ovvio, mi sono inventato il buco di cinque anni, e poi l’ho abbandonato. Tutto questo ha avuto un impatto sulla cronologia. Questo è il cambiamento più grande, a parte questo le cose sono rimaste più o meno nel modo in cui le ho fatte. Ma come hai detto, io sono un giardiniere, non un architetto. Così il mio itinerario ha maglie molto larghe... Stiamo cominciando a mescolare le metafore, con giardinieri e architetti e itinerari.
Solo per riassumere, non so se hai avuto la possibilità di commentare l’episodio finale di Game of Thrones della HBO. Ti è piaciuta quella scena finale?
Ho amato quell’episodio. Penso che la scena finale dell’episodio sia stata magnifica.


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