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La recensione di io9.com


Ecco la traduzione della recensione di A Dance with Dragons presentata dai tipi di io9.com.

A Dance with Dragons di George R.R. Martin: Valeva l'attesa
Questo martedì, gli anni di attesa saranno finiti, ed il quinto libro della serie Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di George R.R. Martin sarà finalmente qui. Quindi, A Dance with Dragons è all'altezza del quasi insormontabile entusiasmo?
Sì. Per la maggior parte. È un libro brillante, orrificante, deprimente, che prende i personaggi di cui Martin vi ha fatto innamorare, e li spinge appena un po' più a fondo all'inferno. Sembra molto il compagno di A Feast for Crows, il libro precedente, sia in senso buono che cattivo. Ma soprattutto, rimette a posto la fiducia che Martin stia andando verso una conclusione della lunga saga.
Prima, una parola sugli spoiler.
Per i proposito di questa recensione, darò per scontato che voi abbiate letto i primi quattro libri. Perciò, qualsiasi riferimento agli eventi di A Feast for Crows o dei volumi precedenti sarà corretto. Comunque, eviterò qualsiasi grosso spoiler sul nuovo libro. Ci saranno vaghe generalizzazioni, e qualche riferimento a cose che probabilmente avrete indovinato, basandovi sui libri da uno a quattro. Ma nessuna grande rivelazione. Okay? Grande.
Il clamore perché George R.R. Martin finesse il prossimo libro probabilmente non sarebbe stato così alto se non fosse stato per la natura del libro precedente. A Feast for Crows, del 2005, era buio, sconsolante… e incompleto.
Come tutti i fan sapranno già, Martin originariamente aveva programmato A Feast for Crows e A Dance with Dragons come un unico volume, ma li ha spezzati a metà quando il materiale stava diventando troppo lungo per starci all’interno di un’unica copertina. Piuttosto che spezzarli cronologicamente, ha diviso i volumi per geografia e personaggi. Crows si è concentrato su personaggi come Arya Stark, Samwell Tarly, Sansa Stark, Cersei Lannister, Jaime Lannister e Brienne di Tarth. Per scoprire cosa è accaduto ai personaggi preferiti dai fan, come Tyrion Lannister, Jon Snow e Daenerys Targaryen, avete dovuto aspettare A Dance with Dragons. Nella postfazione di Crows, Martin prometteva che Dragons sarebbe probabilmente stato finito entro un anno… un leggero errore di calcolo che probabilmente rimpiange di aver reso pubblico, a questo punto.
E così eccolo qui, quasi sei anni dopo, ed i fan stanno aspettando fin dal 2000 per scoprire cosa è successo a Tyrion e Daenerys. Non solo, ma Feast for Crows era miserabile, anche per gli standard di Martin - ad un basso livello di eroismo, ad un altro livello di sofferenza. Così la buona notizia è non solo che Dance è un buon libro preso da solo - ma anche che la danza potrebbe farvi apprezzare un po’ di più la festa.
Io probabilmente mi trovavo nella situazione ideale per leggere A Dance with Dragons. Avevo letto i primi tre libri della saga un sacco di tempo fa, ma poi non avevo letto A Feast for Crows, che avevo sentito fosse più duro della prima trilogia. Così ho iniziato a leggere Feast e Dance uno dopo l’altro, nel corso di un paio di settimane. E i due libri, che originariamente dovevano essere uno solo, funzionano molto bene insieme, senza grandi scossoni.
Detto questo, A Dance with Dragons ha una struttura un po’ strana - all’inizio segue la stessa cronologia di A Feast for Crows. Scopri cosa stava accadendo a Jon Snow, Tyrion Lannister, Daenerys e qualche altro personaggio durante Feast... e poi a circa due terzi della strada, la storia si ricongiunge con il finale di Feast. E improvvisamente, stai seguendo personaggi come Jaime e Cersei Lannister, e scoprendo cosa è successo loro dopo la fine di Feast. Ed il finale di Dance with Dragons - pur senza rivelare nulla - sembra una conclusione adatta anche per Feast for Crows. Hai il senso di un capitolo che si chiude, che potresti non aver avuto con Feast da solo.
Sia Feast che Dance riguardano persone gravemente danneggiate, che sono state lasciate pazzescamente disfunzionali come risultato degli orrori che hanno sofferto nei primi tre libri. Alcune di queste sfigurazioni sono letterali - come la mano di Jaime Lannister ed il naso di Tyrion Lannister - ed alcune di loro sono solo figurative. Uno dei temi che emerge quando leggi entrambi i libri uno dopo l’altro è che la vittoria ti lascia ferito proprio come la sconfitta, ed i vincitori in una guerra sono spesso puniti più gravemente degli sconfitti. E sia Jon Snow, come Lord Comandante dei Guardiani della Notte, sia Daenerys, come Regina di Meereen, affrontano la sfida di gestire l’autorità senza diventare tiranni.
Se avete pensato che A Feast for Crows fosse brutale e tetro, allora probabilmente passerete un brutto periodo con Dance with Dragons, che è una roba abbastanza terrificante. Non mi credete? Allora leggete questo estratto, che rivela uno spoiler abbastanza grande. (Ma per favore non leggete l’estratto a stomaco pieno!) Questo è probabilmente il più brutale e pauroso dei romanzi di Martin - e sì, mi rendo conto che voglia dire qualcosa.
La vera natura del cambio protratto delle stagioni a Westeros significa che le cose sono destinate a diventare più deprimenti e orribili ad ogni libro, nella serie di Martin. Quando l’inverno avanza sempre più vicino e duro, viaggiare anche per brevi distanze diventa sempre più difficile, e la fame chiama a sé più vite della spada. C’è meno spazio per l’eroismo, e più attenzione alla sopravvivenza.
Davvero, l’inverno incombente  è uno dei principali personaggi di questo libro, e Martin mette un sacco di energia nel descrivere le sue devastazioni. Qui ci sono alcuni passaggi scelti in cui Martin riesce a rendere la discussione sul tempo assolutamente avvincente:
 
Strano a dirsi, era più caldo nel bosco degli dei. Oltre i suoi confini, un gelo duro e bianco prendeva Grande Inverno. I sentieri erano pericolosi con il ghiaccio nero, ed il gelo si diffondeva alla luce della luna sulle vetrate rotte del Giardini di Vetro. Cumuli di neve sporca erano ammucchiati contro le mura, riempiendo ogni nicchia ed angolo. Alcuni erano così alti da nascondere le porte dietro di loro… Ghiaccioli alti come lance pendevano dai merli e cingevano le torri come i rigidi baffi bianchi di un vecchio.

La foschia era così spessa che solo gli alberi più vicini erano visibili; oltre di essi c’erano ombre alte e luci fioche. Candele sfarfallavano vicino al sentiero serpeggiante e di nuovo tra gli alberi, pallide lucciole galleggiavano in una zuppa calda e grigia. Sembrava qualche strano mondo sotterraneo, qualche posto senza tempo tra i mondi, dove i dannati vagabondano tristemente per un certo tempo prima di trovare la strada verso qualsiasi inferno si fossero guadagnati con i loro peccati.

Era stato un giorno buio, freddo e affamato, come il giorno prima e quello prima ancora). Avevano passato la maggior parte di esso fuori nel ghiaccio, tremando accanto ad un paio di buchi che avevano ritagliato nel più piccolo dei laghi gelati, con canne da pesca rinchiuse nelle loro mani maldestre per le manopole. Non molto tempo prima, avrebbero potuto contare di poter pescare uno o due pesci ciascuno.

 
Io amo veramente la frase “mitten-clumsy hands” (NdT: “mani maldestre per le manopole”). Ha in sé una certa vibrazione, ma anche il modo in cui inciampi nel dirlo, che ti riporta di nuovo alla mente quell’immagine.
Ma gli orrori dell’inverno non sono la sola ragione per cui questo è un libro particolarmente tetro.
Nei precedenti volumi, Martin ha dedicato molto tempo ad esplorare i modi in cui la guerra rovina la vita della gente normale – il discorso che fa lo scalzo septon Meribald in Crows è particolarmente commovente – ma in Dance with Dragons, la sua attenzione si sposta un po’, verso le profondità della degradazione umana. E la schiavitù. Un sacco di schiavitù. Ancora in Storm of Swords, Daenerys ha liberato gli schiavi in alcune città-stato nella Baia degli Schiavisti, ma ha scoperto ben presto che liberare la gente dalla schiavitù non è ancora abbastanza. Una volta liberi, gli schiavi hanno bisogno di cibo e di riparo e di una possibilità di guadagnare abbastanza per vivere. Con un piccolo esercito di liberti dietro di sé, Dance with Dragons ritrova Daenerys a confronto con i modi nei quali l’istituzione della schiavitù è indelebile e interrelata all’economia del mondo.
Verso la fine di Dance with Dragons, un personaggio ironizza sul fatto che nessuno diventa uno schiavo senza scegliere la schiavitù – anche se l’alternativa potrebbe essere la morte. Se più persone preferissero morire piuttosto che diventare schiave, allora l’istituzione crollerebbe. Ma un altro personaggio, a mezzo mondo di distanza, cita la saggezza di Balon Greyjoy: è sempre meglio inginocchiarsi e vivere, così puoi rialzarti e combattere ancora più tardi. (Come ha fatto Greyjoy, dopo che la sua prima ribellione aveva fallito). L’unico problema con la massima di Balon Greyjoy è che alle volte inginocchiarsi ti lascia così distrutto, che non ti rialzerai più.
Tutti questi fattori – il cambio delle stagioni, il duro dopoguerra, il sistema della schiavitù – presentano i personaggi di Martin con delle situazioni senza vincitori. E come ti puoi aspettare da Martin, ci mostra alcuni dei suoi personaggi migliori costretti a prendere alcune decisioni decisamente terribili. Però questa volta è anche peggio, perché gli errori sono del tutto ben intenzionati, basati sul tentativo di navigare in una situazione terribile.
Più di qualsiasi dei precedenti volume, Martin mostra quanto sia difficile governare bene. Sia Ned Stark che Tyrion Lannister hanno cercato di governare con giustizia, quando sono stati Primi Cavalieri, ma ad entrambi è mancato il potere di fare veramente la differenza. In Dance with Dragons, Martin ci mostra persona che hanno il potere reale – e tuttavia combattono ancora per rendere migliore la vita delle persone.
Se A Feast for Crows era pieno di lezioni sulle cose terribili che succedono quando alle persone al potere non importa nulla del destino delle persone normali e innocenti, A Dance with Dragons offra la lezione opposta: quando le persona al potere si preoccupano troppo del destino della povera gente, delle vittime innocenti, avvengono brutte cose.
In definitiva, A Dance with Dragons è commovente, avvincente, orripilante e riflessivo – e una continuazione propulsiva di una serie che poteva sembrare aver perso il suo slancio iniziale. Dal momento in cui metti giù questo libro, resti senza alcun dubbio sul fatto che questa storia stia andando vero una conclusione definitiva, con ancora solo due libri (o semplicemente 2000 pagine!). In quest’ultimo libro avvengono alcune come  che probabilmente stavate aspettando fin dal primo libro, ed alcuni grandi misteri vengono risolti.
Questo non vuol dire che non sia un po’ frustrante, qua e là – Martin ha ovviamente affrontato alcuni grossi problemi, in termini di intreccio, in questo volume, e si possono vedere alcuni luoghi in cui li ha risolti introducendo un colpo di scena un po’ improbabile qua e là. I volumi precedenti hanno introdotto un certo numero di personaggi di Westeros che stanno cercando di raggiungere Daenerys e i suoi draghi, e Martin lotta per incorporarli tutti, con risultati misti. Nel frattempo, vengono introdotti molti nuovi personaggi, alcuni dei quali possono lasciare l’impressione di qualche sottotrame di troppo. (Questo è tutto ciò che posso dire, senza finire nel territorio degli spoiler).
But all of that is mostly empty quibbling — the overall impression, after reading A Dance with Dragons, is that Martin's Song of Ice and Fire series is one of the great sweeping political sagas of our time, which raises questions about statecraft, war and the nature of society that have no easy answers. And it definitely raises our hopes that the saga, once complete, will stand as a masterpiece.
Ma tutto ciò è prevalentemente un vuoto cavillare – l’impressione generale, dopo aver letto A Dance with Dragons, è che la serie delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di Martin è una delle grandi saghe politiche del nostro tempo, che solleva domande sulla gestione dello stato, sulla guerra e sulla natura della società che non hanno risposte facili. E risolleva definitivamente le nostre speranze che la saga, una volta completa, sia un capolavoro.


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