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Intervista a Martin sul Financial Times


Fonte: Financial Times

 
Nel mezzo di un pranzo a Delaunay, una brasserie alla moda in stile europeo a Londra, George RR Martin paragona una grossa fetta di pollo impanato sul mio piatto a una mappa di un reame fantasy. Il fatto è che lui sia uno degli scrittori fantasy che vendono di più al mondo, e creatore dei libri sui quali è basata la serie tv hit Game of Thrones,rende questo un po’ meno sorprendente di quanto potrebbe essere altrimenti. Ma non di molto. Puntando al mio cibo dalla forma irregolare col suo coltello, spiega: “Ci sono varie insenatura in cui possono trovarsi le città,” dice in modo gioviale, come se stesse facendo il paragone più ovvio del mondo.

E’ un momento divertente e Martin, 63 anni, sembra godersi la sua vita. Non avrebbe ragione di non farlo: 9 milioni di copie sono state vendute l’anno scorso. I cinque volumi di A Song of Ice and Fire, la sua vertigionosa saga di regni medievali intrappolati in una guerra intestina, lunga in totale più di 5000 pagine, e ci sono altri due (molto lunghi) libri in arrivo prima che il ciclo sia completo.

Il primo, chiamato A Game of Thrones, ha richiesto a Martin cinque anni per essere scritto ed è stato pubblicato nel 1996. Entro il 2005, quando è uscito il quarto volume A Feast for Crows, era un autore di successo del genere, che sgomitava nella lista dei bestseller mainstream. Poi, in aprile 2011, le cose sono cambiate totalmente per Martin. In poco tempo, è diventato famoso a livello globale, quando la HBO (il canale a pagamento americano rinomato per la creazione di drama di alta qualità) fece uscire il primo episodio della nuova serie Game of Thrones. L’adattamento sontuoso, fedele e molto costoso (60 milioni per stagione) della storia di magia (e di molto sesso) di Martin è diventato una grande hit. Quando la seconda stagione ha raggiunto il suo culmine questa settimana un USA e nel Regno Unito, è diventata la serie più di successo della HBO: mostrata in 28 paesi e con una media di spettatori USA più di 10 milioni per episodio. Tra i fans è incluso il fondatore di Facebook, che ha tenuto un barbecue (caratterizzato da carne di capra e da “parti oscure di animali”) a tema Game of Thrones per i suoi amici stretti il mese scorso.

Io arrivo presto, solo per trovare il mio invitato già in attesa, sistemato su una panchina di pelle verde. C’è una caraffa d’acqua e due bicchieri sulla crespa tovaglia bianca, insieme a fette di pane dall’apparenza artigianale e del burro. E’ uno scenario semplice e tranquillo, e l’aspetto di Martin è quello di qualcuno che potrebbe trovarsi lì da ore. Nel suo mondo riccamente immaginato di regni di Westeros, la fortuna favorisce i veloci e i pronti.

Con la sua sontuosa barba e i grandi occhiali, Martin costituisce una figura d’impatto. Indossa un gilè viola scuro ricamato su una camicia nera. La cosa che cattura di più l’occhio è il suo cappello nero da pescatore, che davanti ha una piccola spilla a forma di tartaruga. Non è un look molto prediletto a Delaunay, dove gli altri tavoli iniziano a riempirsi di uomini in completo elegante. Da parti di conversazioni che sento, qui vengono fatti affari, covate prese di potere: una versione moderna dei cortigiani che complottano a King’s Landins, l’opulenta capitale meridionale di Westeros.

Interessato a scoprire di più sulla sua ispirazione, chiedo a Martin della sua infanzia. Il suo accento è piacevolmente stridulo a un orecchio britannico. Viene da Bayonne, New Jersey (una città “blue-collar”), dove è nato e cresciuto, figlio di uno scaricatore di porto. Era solitario? “Beh, avevo un paio di amici, ma ero un più un tipo con il naso nel libro”. Andava pazzo per i fumetti (ha ancora una collezione di valore di fumetti) e leggeva molto.

Ma famiglia Martin – ha due sorelle più giovani – vivevano  vicino al porto di Bayonne, in una casa popolare federale. I soldi erano pochi, il padre veterano di guerra aveva periodi di disoccupazione. Il mondo di George era composto di soli cinque isolati, collegati dall’acqua. “C’era questo piccolo posto con l’erba dove andavo, sedevo e sognavo, e nessuno lo sapeva. Riuscivo a vedere non solo i traghetti, ma grandi navi dirette alla Baia Norvegese, navi mercantili provenienti da tutto il mondo, con le loro bandiere. Avevo questo desiderio di vedere il mondo. Non potevo vederne per nulla, ma lo vedevo nella mia immaginazione, e questo è il motivo per cui leggevo sempre libri, e potevo andare su Marte, nella Terra di Mezzo o nella Hyborian age (quest’ultimo è il mondo immaginario di Robert E Howard, la casa di Conan il barbaro).

Tornando al presente a Londra, il menù è arrivato. “Lo schnitzel mi è stato raccomandato,” dice, mentre valutiamo una quantità travolgente di scelte sul menù. Ordiniamo Wiener schnitzel per lui, del pollo per me. Con cosa va? Niente, dice la cameriera, scrollando le spalle con aria impotente e mimando un grande piatto. Mi immagino uno spazio vuoto sul piatto e ordiniamo i contorni. “Il purè al burro sembra buono,” dice Martin. Io scelgo broccoli germogliati con mandorle. Aspettando queste grandi portate principali, ci diamo giù con gli antipasti di insalate: indivia, pere e rucola per lui; avocado, rapanelli e lattuga per me. Mi fa un cenno per ordinare il vino. “Avanti! Un rosè andrebbe bene. Stai prendendo un pollo, dopotutto.”

Martin, che è coinvolto da vicino nella serie TV Game of Thrones e scrive un episodio per stagione, crede che il suo successo risieda nell’appeal universale. “HBO ha fatto alcuni show classici: The Sopranos, Deadwood, The Wire, che molta gente considera il la serie TV più grande di tutti i tempi. Ma la maggioranza dei loro show sono molto americani. Cosa significa per qualcuno in Tailandia guardare Tony Soprano in New Jersey che litiga con la famiglia? Ma Game of Thrones, essendo fantasy, è ambientato in un regno immaginario, e riguarda a certe questioni universali – potere, famiglia, amore, dovere e tutto questo – si spera che parli a tante culture diverse.”

Game of Thronesè anche diventato famoso per il suo uso della “sexposition”: tenere gli spettatori ancorati combinando l’esposizione di una complessa trama con espliciti eventi sessuali. “E’ qualcosa che non c’è nei libri, ovviamente,” dice. “Nei libri c’è tanto sesso, ma niente sexposition. Ho a disposizione tanti modi per fare esposizione, che non sono disponibili a David e Dan [Benioff e Weiss, sceneggiatori e produttori di Game of Thrones].” Scaldandosi sul tema, va avanti a parlare di un possibile uso più ampio del termine sexposition. “Dovrebbe essere adottato dalle industrie. Pensa a come sarebbero più interessanti gli incontri dello staff se, mentre ti stanno informando…” Lui taglia, ma l’immagine mentale mi fa sbuffare del ridere.

Martin non è nuovo alla TV. Ha venduto la sua prima storia di fantascienza nel 1970, mentre era al college, e il suo primo romanzo è stato pubblicato nel 1977. Entro il 1983, si aspettava di fare un bel colpo con il suo quarto libro, Armageddon Rag, su una rock band. Tuttavia, lui ricorda, “è stato il mio romanzo che ha venduto di meno ed essenzialmente all’epoca ha distrutto la mia carriera di scrittore. Stranamente, lo stesso libro che ha azzoppato la mia carriera di romanziere, ha iniziato la mia carriera a Hollywood.” Il libro è stato scelto per un film da uno sceneggiatore e, anche se non è mai stato fatto, lo sceneggiatore ha introdotto Martin al lavoro su un remake della serie TV cult The Twilight Zone. Negli anni seguenti, ha lavorato su pilot e ha revisionato sceneggiature per altri. “Ho fatto tanti soldi, ma ho realizzato ben poca TV,” dice.

I nostri antipasti arrivano. Il mio sembra un iceberg capovolto. Quello di Martin, d’altro canto, è un’opera d’arte, con la pila di foglie di endivia splendidamente sistemate. Mastichiamo in un’amichevole atmosfera di quasi silenzio, finché non chiedo a Martin come la sua fama ha influenzato la sua scrittura: milioni di persone dipendono dalla sua capacità di tenersi avanti rispetto alla serie TV, e per dirci come la saga finisce. “Ho un assistente e recentemente ho ingaggiato un secondo assistente”, spiega lui. In qualche modo sto affrontando il fatto di essere diventato una piccola industria – ‘Westeros Incorporated’ – per dirla così.”
L’aiuto extra, dice, lo libera dal regredire nella scrittura. “Quando scrivo meglio, sono davvero p
erso nel mio mondo. Perdo il segno del mondo esterno. Ho difficoltà a tenere l’equilibrio tra il mio mondo reale e quello artificiale. Quando la scrittura va davvero bene, trascorrono interi giorni e settimane e improvvisamente mi rendo conto che ho queste bollette non pagare e, oddio, non ho disfatto le valige, che sono lì da tre settimane. (Martin vive a Santa Fe con la moglie Parris, che ha incontrato a una convention di fan di fantascienza).

Il mondo fittizio di Martin non è soleggiato. I personaggi principali tendono a morire. Orribilmente. C’è stata, ad esempio, una protesta dopo che Sean Bean, che ha interpretato il nobile Ned Stark nella prima stagione di Game of Thrones, è stato – spoiler alert – decapitato. “Ero spaventato per la reazione a quella scena nello show,” dice Martin, vivacemente. “Sean Bean è morto spesso, questa non è la sua prima morte. Infatti c’è un video YouTube dove potete vederlo morire 21 voltein 21 film diversi, quindi non è che l’idea di farlo morire fosse del tutto nuova.”

Si sta metodicamente lavorato la sua endivia. Avendo smesso con la mia lattuga, suggerisco che Westeros forse è l’ “altra” civiltà più riccamente immaginata dai tempo della Terra di Mezzo di JRR Tolkien’s e, in modo simile, ha fatto irruzione nella coscienza letteraria mainstream. Martin, che è conscio di avere un grande debito con Tolkien, dice: “Ci sono state migliaia di anni di fantasy prima di Tolkien ma, per il modo in cui si è formato come genere commerciale moderno, i libri che sono stati scritti nell’ultima metà del secolo sono tutti stati influenzati da Tolkien. Quindi questo ancora in qualche modo definisce il campo da gioco.”

I suoi libri hanno ridefinito il fantasy per il ventunesimo secolo? “Forse. Sicuramente hanno aggiunto degli elementi che mancavano.” Chiedo se questo include delle parti davvero buone per le donne e per i nani. Le donne nella saga di Margin sono proprio altrettanto moralmente compromesse e sessualmente pragmatiche quando gli uomini. E il nano Tyrion Lannister (interpretato nella serie da Peter Dinklage, in una performance che si è guadagnata un Emmy) è la cosa più vicina a un eroe che i libri hanno.
Martin è sollecitato a sfidarmi. “Ma io credo che Tolkien abbia avuto almeno una grande parte per una donna. Amo Eowyn, è davvero l’unica donna presente. Arwen è stata creata per il film.

 “Tolkien era un uomo del diciannovesimo secolo, e il fatto che i suoi libri parlino ancora a un lettore moderno e siano apprezzati da milioni di persone al giorno d’oggi è un segno della sua brillantezza. Penso che continuerà a essere letto nei secoli a venire."

Sta sfondando una porta aperta. Gli racconto che nell’adolescenza avevo una mappa della Terra di Mezzo pinzata al muro, con il percorso del viaggio di Frodo attaccato sopra. Le mappe sono molto importanti nel fantasy, dice Martin (presto uscirà un libro di mappe dettagliate del suo mondo immaginario). “Quando stai leggendo un romanzo storico e un personaggio dice “Devo andare a Cornwell”, tu sai dove si trova Cornwell e non hai bisogno di una mappa. Ma quando un personaggio a Westeros dice “Devo andare a Dorne”, non sai dove si trova. Abbiamo dovuto includere una mappa nella sigla di apertura [della serie TV].

Le nostre portate principali sono arrivate. Guardiamo i piatti, ognuno con una grossa fetta di carne impanata, apparentemente dalla forma di un regno fantasy. Sono lieto dell’ordine dei broccoli come contorno, mentre Martin tira su il suo purè. Tra un boccone e l’altro, mi racconta di come ha scritto la sua prima saga fantasy da piccolo. “All’epoca in America, in luoghi come Woolworths, potevi comprare delle tartarughe a basso costo: arrivavano in una piccola vaschetta, che aveva acqua da una parte e un divisore nel mezzo, della ghiaia dall’altra parte e una piccola palma finta”. Illustra la disposizione con le mani. “Questi erano gli unici animali che potevamo avere. Avevo un castello giocattolo vicino al letto, fatto di lattine, e il cortile era appena grande a sufficienza per due vasche di tartarughe, e avevo cinque o sei tartarughe che vivevano nel castello. Ho deciso che sarebbero stati cavalieri, lord e cavalieri, quindi ho iniziato a scrivere un’intera serie fantasy sul regno di tartarughe e sul re delle tartarughe.

“E queste tartarughe particolari sembravano morire molto facilmente. Non penso che fosse davvero un buon ambiente per loro. A volte scappavano e le trovavi sotto il frigorifero un mese dopo, tutte morte. Quindi le mie tartarughe continuavano a morire, cosa che è molto dolorosa, ma mi ha anche fatto pensare. “Perché muoiono? Beh, si uccidono a vicenda in complotti sinistri”. Ho iniziato a scrivere un fantasy su chi uccide chi, e sulle guerre di successione. Quindi Game of Thrones in origine è iniziato con le tartarughe, credo.”

E questo è il significato della spilla sul cappello, mi rendo conto. Lui annuisce e ride.

Ho abbandonato lo schnitzel. Martin alla fine rinuncia anche lui, e i piatti sono portati via. Non vede l’ora di tornare a casa. “Questi viaggi sono divertenti, ma interferiscono con la mia scrittura. Ho sempre avuto problemi con le scadenze e li ho ancora,” mi dice, un amaro riferimento al tardo arrivo della scorsa estate di A Dance with Dragons, il quinto libro della saga, che ha spinto alcuni fan impazienti a sfogare la loro rabbia online. Lui dice che il sesto libro The Winds of Winter è “ben avviato”, ma ancora a un paio d’anni dal completamento.

Ci sono più di 1000 personaggi nei libri, e trame profondamente complesse che durano anni. Gli chiedo se ha linee del tempo su un lungo foglio di calcolo elettronico.
Si picchietta la testa e ride. E’ tutto lì, indica.


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